Copyright, il Parlamento Ue respinge la direttiva. Gli eurodeputati S&D: ricevute minacce di morte

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Il Parlamento Ue ha respinto la direttiva sul copyright, se ne riparla a settembre. Il leader del Gruppo dei Socialisti e Democratici Udo Bullmann: “I gruppi delle lobby che spingono devono rendersi conto che le loro azioni hanno conseguenze”

La Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo ha votato contro l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva per la riforma del copyright. Il testo – respinto con 318 voti contrari, 278 favorevoli e 31 astenuti – tornerà a essere esaminato e votato dalla prossima sessione plenaria del Pe a settembre.

La discussa direttiva, che aveva portato Wikipedia Italia ad oscurare le sue pagine per protesta, è stata dunque messa in stand-by. La decisione avrebbe dovuto portare ad un testo da adottare entro la prossima primavera e che gli Stati membri avrebbero eventualmente iniziato ad applicare nei due anni successivi. Ora, con lo stop di oggi e le elezioni europee previste nel 2019, è sempre più probabile che la conclusione dell’iter vada ben oltre i tempi previsti finora.


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Nei giorni scorsi, il dibattito intorno alla direttiva ha acceso una vivace discussione tra politici, addetti ai lavori e comuni cittadini. In alcuni casi, come ha denunciato oggi il leader del Gruppo dei Socialisti e Democratici Udo Bullmann, la tensione si è tradotta in gravi minacce, “persino di morte” rivolte contro gli eurodeputati di S&D che si erano espressi a favore della direttiva, salvo poi dividersi al momento del voto. “I gruppi delle lobby che spingono devono rendersi conto che le loro azioni hanno conseguenze. – ha detto Bullmann – Ci sono state molte informazioni fuorvianti diffuse prima di questo voto. Non accetteremo il livello di abuso e intimidazione che è stata fatta negli ultimi giorni. Difenderemo l’autonomia del Parlamento europeo e il diritto dei nostri deputati al Parlamento europeo di lavorare senza essere minacciati”.

Anche il presidente del Pe Antonio Tajani, prima del voto di oggi, aveva richiamato su Twitter al senso di responsabilità. “Non bisogna interferire con il lavoro del Parlamento – ha scritto – e non si devono diffondere informazioni false e demagogiche”.

Il riferimento è alle polemiche secondo cui la nuova direttiva avrebbe messo un bavaglio a internet, trasformando la rete in maniera radicale rispetto a come l’abbiamo conosciuta finora. In realtà, nei giorni scorsi, più volte diversi europarlamentari sono intervenuti per chiarire che le nuove norme in discussione non riguardano realtà no-profit come Wikipedia. Anzi proprio per placare le interpretazioni vaghe, a fine giugno è stato cambiato il testo dell’articolo 11, uno dei due articoli più contestati della direttiva, per chiarire che le norme non riguardano gli usi privati di link e gli usi non commerciali, come nel caso di Wikipedia.

L’altro punto che ha fatto discutere riguarda l’articolo 13. Qui il testo prevede che le piattaforme online operino un controllo preventivo sui contenuti postati, al fine di tutelare il diritto d’autore. Oltre alla difficoltà tecnica di mettere in pratica la norma, diversi detrattori hanno però sottolineato la possibilità che l’applicazione di questo meccanismo ponga un limite sempre più stringente alla libera circolazione dei contenuti online.

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