Martina alla Direzione: “Sconfitta netta che riguarda tutti. No a capri espiatori”

Focus

Il vicesegretario lancia una “mobilitazione straordinaria dal basso”, partendo dai circoli per ripartire “dal nostro popolo con serietà e umiltà”

E’ iniziata la Direzione del Partito democratico. Come ampiamente anticipato non è presente il segretario dimissionario Matteo Renzi, che però ha scritto una lettera letta da Matteo Orfini in apertura: “Una lettera molto semplice nella quale si prende atto del risultato e si danno le dimissioni”, come ha spiegato ieri il presidente dem.

A quanto si apprende nella lettera Renzi ha scritto: “Preso atto dei risultati elettorali rassegno le mie dimissioni ti prego – riferito al presidente Orfini – di convocare l’Assemblea, in quella sede spiegherò le ragioni delle dimissioni“.

Da lì si partirà per discutere la nuova fase del partito affidata in questo delicatissimo passaggio al vicesegretario Maurizio Martina, come previsto dallo Statuto, fino all’Assemblea, intorno al 15 aprile. “Sul nuovo segretario – ha spiegato Renzi in un’intervista al Corriere della Sera – deciderà l’Assemblea. Rispetteremo la volontà di quel consesso. Sui nomi non mi esprimo; anche perché sono tutte persone con cui ho lavorato per anni”.

La relazione di Maurizio Martina

E’ il vicesegretario Maurizio Martina a presentare la relazione introduttiva: “La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento. Ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall’Assemblea. Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò – ha aggiunto – con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità. Consapevoli che fuori di qui c’è un’intera comunità che ci guarda, ci ascolta e ci chiede di essere all’altezza della situazione”.

Sconfitta netta e inequivocabile

Nel proseguo della relazione ha analizzato la sconfitta del Pd alle elezioni del 4 marzo che è stata “netta e inequivocabile e riguarda tutti, ciascuno per la propria responsabilità. Non cerchiamo scorciatoie o capri espiatori. È necessario andare in profondità nell’analisi e nel confronto tra noi”.

Mobilitazione straordinaria

“Tocca a noi – ha aggiunto Martina – ricostruire e rilanciare il progetto democratico ripartendo dall’uguaglianza come stella polare. Serve la forza di compiere anche cambiamenti radicali. Non servono accordi di vertice ma un lavoro aperto, partecipato e popolare. Ripartiamo con umiltà e unità e con una mobilitazione straordinaria. Organizziamo assemblee aperte nei seimila circoli Pd. Ripartiamo dal nostro popolo. Tutti devono essere parte di questo lavoro”.

Grazie a Nicola Zingaretti e Giorgio Gori

Continuando nell’analisi delle elezioni il vicesegretario ha voluto ringraziare per il risultato Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni, ma anche Giorgio Gori che si è battuto in Lombardia: “In questo quadro duro e difficile, nel Lazio, la vittoria di Nicola Zingaretti e del Pd con la coalizione di centrosinistra è certamente un risultato molto significativo. Voglio poi ringraziare per la passione e l’impegno Giorgio Gori che ha combattuto una battaglia assai difficile in Lombardia. E con lui voglio salutare tutte le candidate e i candidati eletti e non eletti che hanno lavorato con generosità e impegno in questi mesi così come chiedo un applauso di questa direzione a tutti i nostri militanti, iscritti e volontari per la passione e la straordinaria dedizione di questi mesi. E un grazie va al Presidente del consiglio Paolo Gentiloni, a tutti i ministri e al governo per l’impegno costante garantito anche in queste settimane”.

No a Congresso subito, c’è bisogno di nuove idee

“La prossima Assemblea Nazionale dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del Partito democratico in grado di potarci nei tempi giusti al congresso. Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee e non solo di conte sulle persone. Ha bisogno di una partecipazione consapevole superiore a quella che possiamo offrire una sola domenica ai gazebo. Abbiamo bisogno di una lettura politica e culturale all’altezza del tempo che stiamo vivendo. Di una profonda riorganizzazione, in grado di investire davvero sui territori e sulla partecipazione diretta della nostra comunità alle principali scelte politiche da compiere. Questo lavoro potrebbe iniziare proprio con la prossima Assemblea dando vita a una Commissione di progetto incaricata di elaborare unitariamente ipotesi concrete per il percorso”.

Governo e presidenze delle Camere

Per quanto riguarda la presidenza delle Camere Martina è chiaro: “Quanto alle presidenze delle Camere – ha aggiunto – invitiamo chi ha vinto a far sì che siano affidate a persone all’altezza che rispettino il senso delle istituzioni”, mentre chiude su un possibile accordo di governo: “Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità e smettetela di giocare a mosca cieca. Noi misureremo la coerenza di quanto promesso con quanto fatto. Il Pd continuerà a servire i cittadini dall’opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare”.

Leggi qui la relazione di Maurizio Martina

Delrio: “Grazie Matteo”

“Ringrazio Matteo per il coraggio e per quello che ha fatto”. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, il ministro Graziano Delrio intervenendo in Direzione nazionale del Pd dopo la relazione introduttiva di Maurizio Martina. La platea ha risposto con un applauso per il segretario dimissionario. “Maurizio – ha aggiunto Delrio riferendosi appunto a Martina – tu ora hai mandato pieno. Ai militanti dico: il Pd c’è ancora, non siamo una sfumatura tra il giallo dei grillini e il blu dei leghisti. Gli dobbiamo dire che c’è bisogno di Pd. Siamo riuniti – ha aggiunto – non per cercare un nuovo capo ma una nuova direzione. Siamo di nuovo qua, siamo tornati. Abbiamo bisogno di un partito presente nei territori e nella società. Non siamo stati sconfitti dalla storia: i socialisti sono divisi in tutti i Paesi”.

Delrio: “Elettori ci hanno messo all’opposizione”

Poi su un eventuale accordo di governo con M5s o Lega ha precisato: “Noi ci facciamo di lato non per capriccio, non per mancanza di responsabilità, ma perché gli elettori ci hanno messo all’opposizione. Abbiamo bisogno di opposizioni responsabili e non c’è compatibilità di intenti con queste forze. Quando questo Paese si accorgerà delle promesse irrealizzabili, i cittadini chiederanno il conto. Mi sono chiesto, è stato un errore dire la verità? – ha proseguito Delrio – La verità è sempre illuminante e ci aiuta ad essere coraggiosi, diceva Moro. Si poteva fare quello che dicevamo noi”.

Cuperlo: “Le radici della sconfitta affondano negli ultimi 10 anni”

Critico l’intervento di Gianni Cuperlo che però da una lettura diversa della sconfitta e non addossa tutte le colpe a Matteo Renzi: “La sconfitta ha radici che affondano negli ultimi 10 anni. Cavarsi dai guai scaricando tutto sul segretario è sbagliato. Ci sono diverse responsabilità, perché ovviamente c’è chi ha chiesto di cambiare, chi ha segnalato gli abbagli. Noi non perdiamo per una semplice riforma. Perdiamo – ha aggiunto – per l’incapacità di avere legame saldo con la fragilità della società. Pensare che l’aridità degli statuti potesse colmare le mancanze è stato errore. Si è associato un concetto di comando alla modernità. Veltroni, Bersani, Renzi con profili diversi hanno seguito lo stesso schema. E questo schema ora va rovesciato. Di fronte alla valanga del 4 marzo ripartire dai nomi non serve. Dopo il referendum – ha proseguito – si diceva ‘Non temiamo il voto’. Nemmeno io lo temevo, temevo il risultato. Ripeterlo oggi è un po’ dadaista”.

Ed ha concluso con una bordata nei confronti di Matteo Renzi: “Il renzismo di questi anni è stato un disegno forte, un disegno politico che da tanti anni non c’era. Ha prevalso prima qui, poi anche fuori. Come minoranza a quel disegno non abbiamo saputo contrapporre un altro disegno. Ma il 4 marzo ha detto che quel disegno è stato sconfitto. Il problema che emerge dall’intervista del segretario di questa mattina è che non c’è consapevolezza di quella sconfitta. C’è quindi bisogno di un cambio di rotta, che è la risposta dovuta a quello che gli elettori ci hanno detto. Non basterà – ha aggiunto – sistemare diversamente gli arredi. Bisogna pensare a qualcosa di radicalmente diverso. Dare mandato a Maurizio ma costruire collegialità, che non sia come per la composizione delle liste”.

Cuperlo: “No stampella, ma il Paese dovrà avere un Governo”

Per quanto riguarda il Governo Gianni Cuperlo condivide l’intenzione di non fare da stampella a nessuno, ma nello stesso momento pensa ad un governo di scopo: “Questo Paese dovrà avere un Governo. Noi non dovremo fare la stampella di nessuno ed è giusto che la parola passi ai vincitori, ma non credo che si debba escludere la terza forza del Parlamento della Repubblica dal compito che deriva dalle urne e che è fare politica: usare il consenso per cercare lo sbocco possibile per evitare una parabola deleteria per l’Italia, anche con l’ipotesi di un governo di scopo che si rivolga al complesso degli schieramenti con un programma limitato e poi il ritorno alle urne. Ma su questo la discussione si aprirà e il tempo dirà”.

Orlando: “Tutti abbiamo responsabilità, ma responsabilità sono diverse”

Andrea Orlando intervenendo durante la Direzione del Partito democratico ha analizzato il voto: “Sarebbe davvero sciocco ridurre il tema della sconfitta alle elezioni a un tema di classe dirigente. Ma è anche un tema di classe dirigente. Sarebbe, credo, sottovalutare la portata di questo risultato una discussione sulle responsabilità: tutti abbiamo responsabilità, ma tra noi le responsabilità sono diverse. Su una cosa siamo d’accordo: serve una riflessione profonda che investa anche qualcosa oltre il partito, che si rivolga al campo che lo circonda, che ancora lo circonda, all’insieme di forze sociali che ancora guardano al partito. Una discussione che credo sarebbe dovuta essere fatta all’indomani del referendum, che ci offriva esattamente lo scenario che in modo enfatizzato ci hanno consegnato le urne. Cioè due nazioni dentro lo stesso Paese. Il Nord e il Sud, la città e la periferia, gli adulti e i giovani. Oggi il voto ci consegna un doppio bipolarismo. Se avessimo provato a fare quella discussione dopo il referendum, forse potevamo attenuare gli effetti di un’onda che indubitabilmente c’è”.

Orlando: “Sostegno a Martina”

Per quanto riguarda il futuro del Pd, il Guardasigilli ha confermato il sostegno a Maurizio Martina: “Penso che Maurizio debba avere il nostro sostegno e incoraggiamento. Bene avviare una fase costituente. Chiediamo delle garanzie, non vogliamo damnatio memoriae di nessuno, ma che si usino metodi diversi rispetto al passato. Evitiamo di ridurre tutto a un tema di leadership. Non credo che in questo partito si possa fare a meno di quel che ha rappresentato Renzi in questi anni. Sarebbe una cretinata, ma non possiamo neanche che qualcuno possa pensare che, mentre qualcuno si carica il peso di questa transizione, si defila e spara sul quartiere generale secondo una strategia inaugurata dal presidente Mao Zedong. Non ci sono rivincite veloci perché la sconfitta è dura e ha presupposti sociali”.

Orlando: “Appoggio a M5s o Lega sarebbe tradire le promesse”

Anche Andrea Orlando ha voluto lanciare un messaggio chiaro sull’eventualità di un sostegno per un futuro governo: “Siamo all’opposizione non per il risultato elettorale, nella Prima Repubblica c’erano partiti al governo con il 3%, ma perché non si può realizzare in una alleanza il nostro programma e se facessimo un governo con il M5s o con la destra tradiremmo le promesse fatte agli elettori. Dopodiché attenti a evitare un Aventino istituzionale”.

Orlando chiede le dimissioni della segreteria

“La collegialità è essenziale, non è una concessione ma un’assunzione di responsabilità. Non capisco però il residuo di classe dirigente precedente, non perché parte di quelli o tutti non possano far parte di un percorso collegiale ma forse per far parte di una fase nuova questa evoluzione sarebbe necessaria. Non guardateci male se chiediamo qualche garanzia. L’ultima direzione ha creato un vulnus nei rapporti”.

Emiliano: “La nostra sarà astensione d’incoraggiamento”

“Abbiamo apprezzato la voglia di unità e collegialità di Martina per questo collaboreremo con lui, e oggi sulla sua mozione ci asterremo. La nostra è un’astensione di incoraggiamento. Collaboreremo con il segretario, e faremo in modo che questo Paese abbia un governo nel minore tempo possibile”. Lo dice Michele Emiliano, della minoranza del Pd, lasciando la sede del Nazareno dove è in corso la direzione nazionale.

Chiamparino chiede un referendum degli iscritti modello Spd

Il governatore del Piemonte ha apprezzato l’elemento di collegialità: “Io credo che bisogna dare qualche segnale subito. Nel documento finale sottolineiamo l’elemento di unita, ma soprattutto di collegialità. Non somma di parti. Maurizio scegli le persone da far lavorare con la segreteria, da coinvolgere”. Ma sul da farsi nei prossimi giorni ha chiesto un passaggio con gli iscritti: “Ok un’opposizione responsabile ma non si faccia un Aventino. Chiedo però che ci sia l’impegno a fare come l’Spd, ovvero il passaggio politico impegnativo delle prossime fasi passi da un referendum vincolante che coinvolga i militanti e gli iscritti del partito”.

Assemblea tra un mese

Sarà quindi l’Assemblea, alla metà di aprile, che dovrà decidere se indire le primarie e la fase congressuale – opzione che però non sembra avere grosso seguito tra i dem – o nominare un nuovo segretario per traghettare il partito fino al 2019, quando si terranno le elezioni europee, o fino alla fine del naturale mandato, nel 2021. I nomi che circolano sono diversi, ma quello di Graziano Delrio appare in pole position.

Ma il tema al centro della Direzione sono le consultazioni al Quirinale. Il segretario dimissionario non salirà al Colle: “Il Pd ha sempre mandato al Quirinale i due capigruppo, il presidente e il reggente. Non vedo motivi per cambiare delegazione”.

No all’accordo con il M5s

Il Pd ha già fissato una linea che è fortemente maggioritaria: il partito starà all’opposizione. A ribadirlo è stato ieri Matteo Orfini, secondo il quale l’accordo con i Cinquestelle “non esiste in natura”. Anzi, una scelta di questo tipo rappresenterebbe “la fine del Pd”. “Da quello che abbiamo visto in cinque anni di attività parlamentari Lega e M5s sono sovrapponibili più di qualsiasi altra forza che è stata in Parlamento. Detto questo, noi non faremo l’opposizione come l’ha fatta il Movimento 5 stelle, valuteremo con responsabilità i singoli provvedimenti”.

Conferma oggi Renzi al Corriere: “Non esiste governo guidato dai Cinque Stelle che possa ottenere il via libera del Pd. Abbiamo detto che non avremmo mai fatto il governo con gli estremisti, e per noi sono estremisti sia i Cinque Stelle che la Lega. L’unico modo che hanno per fare un governo è mettersi insieme, se vogliono. Facciano il loro governo, se ci riescono. Altrimenti dichiarino il loro fallimento. Noi non faremo da stampella a nessuno e staremo dove ci hanno messo i cittadini: all’opposizione”.

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