L’ennesimo schiaffo di Salvini ai diritti dei più deboli

Focus

Nuovo colpo alle famiglie arcobaleno da parte del ministro dell’Interno: fa cancellare la scritta “genitore 1 e genitore 2” dai moduli per la carta di identità

La parte destrorsa di questo governo comincia a prendere piede, calpestando i diritti dei più deboli. Oggi Salvini torna a ribadire la sua posizione “fermamente contraria” alla trascrizione dei matrimoni gay. E lo fa attraverso un’intervista al giornale cattolico online La Nuova Bussola Quotidiana, attraverso cui, peraltro, cerca di riallacciare i rapporti con il mondo cattolico dopo il recente attacco da parte di Famiglia Cristiana.

“La settimana scorsa – dice Salvini facendo un esempio – mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell’Interno, sui moduli per la carta d’identità elettronica c’erano ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’. Ho fatto subito modificare il sito ripristinando la definizione ‘madre’ e ‘padre’”.

E aggiunge: “È una piccola cosa, un piccolo segnale”.

Già, ma che segnale arriverà a tutte quelle coppie dello stesso sesso che dopo essersi sposate civilmente (grazie a una legge voluta con forza dal Pd) intendono allargare il loro nucleo familiare?

Piuttosto si tratta dell’ennesimo colpo ai diritti sociali, che mette ancora più a fuoco i contorni “neri” dell’esecutivo gialloverde. Non a caso nella casella del governo dedicata alle Famiglie, Salvini ha voluto collocare il suo fido ministro Lorenzo Fontana. Un leghista con la L maiuscola, che da quando è in carica non fa altro che uscirsene con “sparate” poco civili (per usare un eufemismo) e vicine al mondo intollerante della destra: (sostiene che le famiglie arcobaleno non esistono; rivela simpatie per Putin e Orban, propone di abrogare la Legge Mancino).

Stiamo quindi assistendo a una deriva messa in atto da tutta la squadra salviniana: e sempre non per caso, ieri, il sindaco di Sesto San Giovanni ha rifiutato di trascrivere all’anagrafe un bambino figlio di due madri donne / (leggi qui). L’ennesima ingiustizia nei confronti di chi è meno tutelato.

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