“Diritti, non numeri”: è rivolta contro la Repubblica del flop

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Paola Concia: “Quell’articolo denota una totale ineducazione ai diritti civili”. Marrazzo (Gay Center): “È sbagliato parlare di numeri, concentriamoci sulle vite di queste persone”

È passato un anno dall’approvazione delle unioni civili in Italia, un traguardo raggiunto alla fine di un percorso durato trent’anni. Meno di un anno, circa otto mesi, ai primi decreti attuativi che hanno permesso l’effettiva applicazione della legge.

Comunque dalla legge ad oggi, le unioni civili celebrate sono state più di 2800, ma c’è chi parla di un flop. In un Paese dove poco più di un anno fa sembrava impossibile che si potessero riconoscere certi diritti. Oltre al Giornale, da cui ci aspettiamo commenti così, anche Repubblica ha parlato di flop soprattutto al sud“In otto mesi – ha scritto Liliana Milella – 2.802 unioni civili. In tutta Italia. Erano 2.433 a fine dicembre. Se ne sono aggiunte 369 tra gennaio e fine marzo. Non c’è che dire: decisamente un flop. Che non può che sorprendere, vista la battaglia durissima e lo scontro politico per arrivare alla legge”.

Ma sono veramente così poche? E soprattutto i numeri sono così importanti quando parliamo di una parte della cittadinanza italiana, delle persone che vivono in questo Paese e che finora non avevano nessun diritto riconosciuto? In difesa di una legge tanto attesa anche il sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto ha replicato al giornale diretto da Mario Calabresi: la parola flop “non la userei per una legge di civiltà. Il fatto che l’Italia si sia allineata alle grandi democrazie e abbia risposto alla sentenza di condanna della Cedu non può essere un flop perché non si può misurare quantitativamente”. E volendo analizzare i numeri, “siamo in linea con le statistiche e i Paesi che hanno introdotto leggi simili”, quindi “il flop è inesistente”.

“Leggo con stupore – ha scritto Monica Cirinnà che si è battuta duramente in Senato per l’approvazione della legge – che un importante quotidiano ha affermato che 2800 unioni civili in Italia sarebbero un flop”. Secondo la senatrice dem si tratta di “un fatto straordinario. Per almeno due motivi. Innanzitutto è il segno che in un Paese nel quale i casi di omofobia non sono affatto isolati, ci sono migliaia di persone che hanno avuto il coraggio di compiere un atto aperto, alla luce del sole, per riaffermare di essere cittadini con pieni diritti. In secondo luogo, si tratterebbe comunque di cifre che sarebbero in linea con i dati di tutti gli altri grandi Paesi europei”.

“La verità – ha aggiunto Cirinnà – è che il nostro Paese, fino un anno fa, non riconosceva alcun diritto alle coppie dello stesso sesso e, quindi, le unioni civili erano pari a zero, se ad oggi ne sono state celebrate qualche migliaio come si fa a parlare di frenata? Rispetto a cosa? Allo zero?“.

“Il bilancio delle Unioni civili celebrate nel nostro Paese, che sono state circa 3.500, è positivo” ha poi dichiarato all’Ansa la senatrice pd che si trova a un incontro organizzato all’Università della Calabria, a Rende, in vista del primo Gay pride il primo luglio a Cosenza. “Il dato, comunque, sarà più preciso giovedì prossimo, 11 maggio, quando la legge compirà un anno. Ho chiesto al ministero dell’Interno di avere i dati precisi e sono sicura che li avremo nei prossimi giorni. Tra nuove celebrazioni e trascrizioni di matrimonio all’estero – ha aggiunto – siamo sicuramente ad un buon risultato. Leggo qualche polemica sollevata da chi dice che i numeri sono bassi, ma passare da zero a tremila non mi sembra poco. Per il futuro lavoreremo alla piena integrazione ed al riconoscimento dell’omogenitorialità e delle famiglie diverse”.

Sorpreso di un articolo simile da parte di Repubblica anche il portavoce di Gay Center Fabrizio Marrazzo, secondo il quale il dato è invece molto rilevante, soprattutto in Italia: in un Paese in cui deve ancora cambiare molto la mentalità della gente, 2802 unioni civili celebrate in un anno, dopo un percorso durato 30 anni, è un successo. Ricordiamo che in Italia non esiste una legge sull’omofobia – dice Marrazzo a Unità.tv – e oggi dichiararsi pubblicamente è ancora molto complicato e difficile”, afferma Marrazzo. Non a caso al sud d’Italia il numero di unioni civili registrate sono più basse rispetto al resto d’Italia. “Lì c’è un fortissimo problema di omofobia. Con Gay Center abbiamo seguito il caso di una coppia del sud; quando c’è stata la certificazione della loro unione sono stati entrambi rifiutati dalla famiglia e licenziati dal posto di lavoro. Alla fine sono stati costretti ad andare via, cambiare città. Concentrarsi sui numeri è sbagliato, si deve parlare anche delle vite di queste persone. Parliamo di persone che si sono esposte e non è facile, in molti casi queste persone rischiano molto come questa coppia”.

Valutare la legge sulle unioni civili in base al numero di persone che ne hanno usufruito significa screditare non solo un testo grazie al quale sono stati riconosciuti dei diritti civili sacrosanti e che si attendevano da anni, da troppo ormai. “Quell’articolo – ha commentato Anna Paola Concia, raggiunta telefonicamente da Unità.tv – dimostra la totale ineducazione ai diritti civili in Italia; anche quelle persone e quei media che uno immagina progressisti come Repubblica, un giornale che per anni ha fatto battaglie per questa legge. Le unioni civili sono un diritto non un dovere, come anche il matrimonio tra persone eterosessuali, per questo non si tratta di un problema di numeri ma di diritti fondamentali delle persone. Diritti che prima non c’erano e ora ci sono. Leggi come questa diventano patrimonio di tutto un Paese, non ci si può permettere di dire che è un flop basandosi solo su dei dati statitici, oltretutto sbagliati che non tengono conto del fatto che i decreti attuativi sono stati applicati mesi dopo”.

Per non parlare del forte ostruzionismo che c’è stato dall’approvazione della legge soprattutto da parte dei sindaci e che ora si sono “risvegliati tutti” per riaccendere una polemica di cui davvero non si sentiva il bisogno. “Se dovete occuparvi di noi in questo modo becero lasciate perdere”, dice Concia ai media.

Infine l’articolo di Repubblica si conclude con una riflessione sulla stepchild adoption: “C’è da chiedersi che cosa sarebbe accaduto se le coppie avessero potuto regolarizzare grazie alla legge anche gli eventuali figli dei partner o addirittura adottarne”, scrive Milella nel suo articolo.

“Ovviamente penso che la stepchild adoption debba essere approvata, purtroppo c’è stato un pasticcio fatto con il concorso di tutti. Ma attenzione, perché le coppie omosessuali con figli sono una piccola percentuale rispetto al numero totale di coppie omosessuali in Italia“, replica Paola Concia.

Anche secondo Marrazzo non è certo perché non è stata introdotta la stepchild adoption che alcune coppie omosessuali non hanno deciso di unirsi civilmente. Al contrario, “sono molte coppie con figli che hanno deciso di registrare la loro unione; questo – spiega Marrazzo – aiuta nell’istanza in tribunale per l’eventuale adozione perché è un elemento in più a dimostrazione della solidità della coppia”.

Insomma tutta questa polemica dimostra che in Italia il percorso verso i diritti degli esseri umani è ancora lungo e tortuoso. Ma forse un giorno riusciremo a capire che allargare i diritti di altre persone significa dare più libertà a tutti.

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