Riconosciuti i diritti dei riders Foodora, anche grazie al Jobs Act

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I giudici di Torino riconoscono a cinque riders Foodora la parità economica rispetto ai lavoratori subordinati del settore della logistica

La corte d’appello di Torino ha accolto in parte il ricorso di cinque ex riders Foodora a cui va riconosciuta la parità economica rispetto ai lavoratori subordinati del settore della logistica, con tredicesima, ferie e malattie pagate.

Il richiamo all’articolo 2 del Jobs Act

Lo ha fatto, come spiega l’avvocata Giulia Druetta anche richiamando l’articolo 2 del Jobs Act: “La Corte ha riconosciuto il diritto degli appellanti a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione all’attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore di Foodora sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica-trasporto merci dedotto quanto percepito. È una prima risposta a questa giungla di aziende che tentano di eludere le leggi per pagare una miseria i lavoratori, trattandoli come schiavi. Il giudice ha equiparato i rider a dei fattorini e quindi anche per loro vale il contratto di lavoro subordinato, con richiamo all’articolo 2 del Jobs Act – afferma l’avvocata Druetta -. Non si può fissare una retribuzione minima non tenendo conto delle tutele per i lavoratori: questa è una sentenza ragionevole, anche se ci sono ancora delle cose da discutere, in primis il licenziamento”.

La reazione del Pd

Il senatore dem Tommaso Nannicini, che ha partecipato alla stesura del Jobs Act esulta: “Tutele riconosciute ai riders grazie all’art.2 dlgs 81/2015 del #JobsAct (che governo voleva abolire). Con buona pace di tutti quelli che il Jobs Act precarizza”.

Anche Teresa Bellanova commenta positivamente la notizia e attacca i critici della riforma del lavoro voluta dal governo Renzi: ” accolto dalla Corte di Appello di Torino il ricorso di 5 ex rider grazie all’art. 2 del decreto 81/2015. Di Maio ci riservò la parola assassini in tema di Jobs Act. In tanti anche nel mio partito non presero parola. Oggi spero si ricredano”.

Mentre Maurizio Martina guarda avanti: “Bene la sentenza che dà più tutele ai rider, ignorati dal governo. Adesso approvare presto la legge per il salario minimo legale”.

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