Il mio digiuno contro i diritti negati ai disabili

Focus
Davide Faraone

Smetterò il digiuno solo quando ciò che hanno chiesto i disabili sarà fatto. Assegni arretrati a tutti, la firma del decreto che regola i nuovi fondi e lo sblocco dei fondi per i disabili gravi.

Sono stato al governo, sono un senatore, ma sono innanzitutto siciliano e padre di una ragazza autistica. Errori ne ho fatti chi non ne fa. Credetemi però, sui diritti degli ultimi non mi sono mai tirato indietro, né mi sono fatto tirare per la giacchetta. Non c’entra la politica, non c’entra un partito, quando si parla di diritti e di torti si sta da una parte o dall’altra senza guardare al colore della maglietta. Il presidente della Regione Nello Musumeci lo sa, anche se fa finta di dimenticarlo.

Due settimane fa il mio telefonino ha cominciato a squillare ininterrottamente. Erano mamme, papà, fratelli e sorelle di disabili gravissimi. Erano disperati. In Sicilia sono oltre 10 mila i disabili gravissimi a cui si devono aggiungere circa 25 mila disabili gravi. Per i primi c’è una legge che obbliga la Regione a pagare un assegno di cura di 1500 euro al mese, ogni mese. Per i gravi ci sono a disposizione 40 milioni di euro. Ebbene, la legge è rimasta sulla carta e i 40 milioni nei cassetti della Regione.

Migliaia di disabili hanno aspettato un assegno per mesi e mesi, padri e madri hanno dovuto abbandonare il posto di lavoro, chiudere negozi per assistere i figli. Ragazze e ragazzi speciali per mesi sono rimasti tappati a casa senza la possibilità di uscire, passeggiare, prendere un gelato, guardare un tramonto al mare. Uno scandalo, una ingiustizia. Chiedevano solo di percepire regolarmente il contributo economico, come chi ha un ruolo nelle istituzioni, che ogni mese trova sul conto l’indennità, lo stipendio. Perché loro non possono avere un assegno regolarmente, che gli consenta di essere assistiti?

Ho deciso quindi di intraprendere una iniziativa nonviolenta, lo sciopero della fame, dopo aver più volte sollecitato per vie informali l’assessore siciliano alla Sanità. Da una settimana digiuno. Segnali dai palazzi della politica siciliana? Nessuna risposta, solo frasi piccate e ironiche. “Protesta inutile” ha detto Musumeci, e l’assessore Razza ha definito la mia iniziativa “una sceneggiata”.

Poco importa, in questi giorni, insieme a tante associazioni, innanzitutto a #siamohandicappatinocretini, al Coordinamento regionale H, alla garante dei disabili Giovanna Gambino e a tanti papà e mamme, abbiamo rivendicato i diritti negati di tanti. I diritti contro i torti.

Sono al settimo giorno di digiuno, comincio a sentire la debolezza, la fatica, ma sono più determinato di prima. Stiamo combattendo una battaglia di civiltà.

Da una settimana ho messo al centro del mio sciopero della fame alcuni temi. L’ho fatto attraverso un dialogo positivo e propositivo. Ho chiesto se era concepibile il ritardo nei pagamenti degli assegni di cura per persone che hanno bisogno di assistenza, invitandoli a procedere al pagamento degli arretrati. Ho chiesto perché non ci fosse ancora il decreto per destinare le somme future. Ho chiesto perché le aziende sanitarie provinciali non avessero chiamato circa 1000 persone, le più emarginate, quelle che non sanno che possono usufruire di un assegno per sopravvivere meglio e che non hanno fatto richiesta. Ho chiesto di destinare i 40 milioni già in cassa per i disabili gravi. Insomma ho chiesto cose giuste, non di destra o di sinistra. Cose giuste. Smetterò il digiuno solo quando ciò che hanno chiesto i disabili sarà fatto. Assegni arretrati a tutti, la firma del decreto che regola i nuovi fondi e lo sblocco dei fondi per i disabili gravi. E’ una battaglia di civiltà, riguarda i diritti negati.

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