Disabili e sessualità, perché è importante parlarne

Focus

L’iniziativa a Cosenza si terrà il prossimo sabato in collaborazione con i GD e FutureDem

“Se non riusciremo a dare ai giovani la sensazione che cambiare le cose è possibile, non potremo che incolpare noi stessi della delusione che fatalmente ne seguirà”

(Bob Kennedy, Incontro con l’Americans For Democratic Action, Filadelfia, 24 febbraio 1962).

Le idee ritornano non per essere ammirate o riesposte in modo meccanico bensì per aiutare a riscoprire orizzonti e valori caduti nell’oblio. La federazione provinciale di Cosenza guidata da Luigi Guglielmelli ha deciso di ingranare la marcia e rimettersi all’opera, cercando di riallacciare in modo nuovo i rapporti con il mondo del terzo settore e con quello giovanile.

Nel primo pomeriggio di sabato, a Cosenza, si terrà il primo di una serie di incontri che la Federazione, in collaborazione con i GD Cosenza e FutureDem, ha deciso di mettere in campo per affrontare temi freschi e forse un po’ audaci. Un ricco parterre rifletterà sull’affettività delle persone con disabilità, soffermandosi sulla figura dell’assistente sessuale. Un sabato democratico che, sono certa, sarà animato da proposte e contributi coraggiosi. Francesco Cannavà, regista siciliano di 36 anni, durante la realizzazione di “Because of my body”, il primo documentario italiano sul tema dell’assistenza sessuale per le persone disabili, ha raccolto le testimonianze di ragazzi disabili che, da anni, combattono questa battaglia culturale e di civiltà.

Un disegno di legge sull’argomento, dal titolo “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità”, è stato presentato durante la scorsa legislatura al Senato ma da allora il dibattito è fermo e nessun passo in avanti è stato fatto. Mi auguro che il mio Partito, il partito che ha approvato una legge storica come quella del dopo di noi, ritorni presto a discutere di questa tematica che non può più accettare rinvii.

Con una buona dose di coraggio, il Partito Democratico potrebbe raccogliere questo grido d’aiuto che i ragazzi affetti da disabilità cognitive e fisiche insieme alle loro famiglie lanciano da anni, andando così a colmare un vuoto legislativo e sociale.

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