Noi e il disability pride. Ecco perché eravamo lì

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L’attacco del ministro dell’Interno Salvini alla legge Basaglia che ha chiuso i manicomi va proprio nella direzione di riaprire quei luoghi di segregazione

Forse qualcuno si chiederà a cosa serva un altro Pride. Forse qualcuno si chiederà cosa abbiano da rivendicare (ancora) i disabili dopo l’abolizione delle classi differenziali, le leggi sull’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, la legge sull’inserimento lavorativo tramite le categorie protette, la legge 104, ecc…

Forse qualcuno non sa che le leggi vanno applicate, aggiornate e, se non bastano, occorre scriverne di nuove, prevedendo dei meccanismi di monitoraggio dell’attuazione e repressione dei trasgressori.

In una società che giudica normale parcheggiare per “solo 5 minuti!!!” nei posti riservati alle persone con disabilità o davanti agli scivoli, dove pochissimi cedono il posto sui mezzi pubblici affollati a chi ha bisogno, dove troppo spesso assumere una persona con disabilità è un obbligo e non una risorsa, beh in questa società dobbiamo far sentire ancora forte la nostra voce.

La lunga carovana del Pride che ha preso vita lungo via del Corso fino a Piazza di Spagna è stata un momento di riflessione per tutti, anche per chi ci osservava, ancora nel 2018, con un po’ di sgomento. Per non dire fastidio.

Occorre spiegare perché eravamo lì. Dunque ecco le domande alle quali una persona con disabilità deve rispondere ogni volta che esce di casa:

  1. Come posso raggiungere il luogo? (mezzi pubblici, auto)
  2. Se scelgo i mezzi pubblici: le fermate sono facilmente raggiungibili o ci sono ostacoli sul percorso? I mezzi sono accessibili (hanno rampe e indicazioni sonore esatte?
  3. Se scelgo l’automobile: si trova posto vicino? Ci sono posti riservati?
  4. Se i posti riservati sono occupati e devo parcheggiare più lontano ci sono salite/discese/ostacoli troppo complessi per le mie abilità?
  5. Se ci sono, quali strumenti ho per superarli? Ci sono delle persone sulle quali posso fare affidamento?
  6. Il posto dove devo andare è accessibile? (ingresso, spazi interni, toilette,…)
  7. Se non lo è di cosa ho bisogno? (qualcuno che mi faccia entrare, mi aiuti a spostarmi, ad andare alla toilette,…)

C’è chi pensa che questo problema sia solo delle persone con disabilità, ma non è assolutamente così. È un problema di tutti. Le barriere architettoniche e sensoriali, infatti, non sono solo semplici ostacoli, ma la limitazione della libertà di movimento di milioni di cittadini. Per questo, non si può rimanere indifferenti.

Occorre educare alla diversità, come atto di (r)esistenza davanti ad un governo che crea ogni giorno una categoria nuova da identificare e isolare dal resto della cittadinanza per escluderla dalla comunità: i rom, gli immigrati, i disabili. Sì i disabili. L’attacco del ministro dell’Interno Salvini alla legge Basaglia che ha chiuso i manicomi va proprio nella direzione di riaprire quei luoghi di segregazione attraverso un atto che apparentemente toglie alle famiglie il pensiero di occuparsi di un suo componente diverso.

Ma noi ci opponiamo e ci opporremo sempre con tutte le forze a chi vuole costruire una società divisa in buoni e cattivi, sani e malati, verso un passato che deve restare chiuso nei libri di storia a fare da monito, affinché non torni mai più.

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