Dj Fabo, il coraggio di Carmen e Valeria che ora chiedono la legge sul biotestamento

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La madre e la compagna di Fabiano Antoniani hanno fatto delle lunghe e dolorose deposizioni durante il processo a Cappato, accusato di aver aiutato il dj a morire

Un’udienza toccante, difficile per tutti, quella che si è tenuta oggi nei confronti del segretario dell’associazione Luca Coscioni, il radicale Marco Cappato (che verrà ascoltato alla prossima udienza, il 13 dicembre), accusato di aver aiutato Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo a morire in una clinica in Svizzera. Lo stesso esponente radicale è uscito provato dal tribunale e ha preferito non rilasciare dichiarazioni o interviste.

In aula hanno parlato la fidanzata Valeria Imbrogno e Carmen Carollo, la madre di Fabiano. Dalle loro testimonianze sono emersi tutto l’amore e il dolore che una madre e una compagna possono provare verso il proprio figlio, il proprio uomo. La stessa pm Tiziana Siciliano si è detta addolorata di aver dovuto “accompagnare” la signora Carollo alla terribile deposizione sulle ultime ore di vita del figlio. Talmente dura che Carmen Carollo non ce l’ha fatta ed è scoppiata a piangere in aula.

Ma dalle loro testimonianze è emerso soprattutto l’amore che Fabiano provava nei confronti della vita. Una vita che ha senso solo se vissuta in modo dignitoso. E per Fabiano quel tipo di vita che gli era toccato dopo l’incidente del 2014 che lo aveva reso cieco e tetraplegico non aveva più senso. Per questo nell’immenso dolore che può aver accompagnato una frase del genere, negli ultimi attimi di vita del figlio, Carmen gli ha detto: “Vai Fabiano, la mamma vuole che tu vada”, ha raccontato la donna in aula. E, subito dopo, Fabiano ha schiacciato con la bocca il pulsante che gli ha consentito di morire.

Una testimonianza quella di Carmen che, insieme a quella della fidanzata di dj Fabo, Valeria, è diventata un appello alle istituzioni per approvare la legge sul testamento biologico prima della fine della legislatura. “Spero che questa sia la volta buona per l’approvazione della legge sul biotestamento. Mio figlio ha lottato tanto per questo”, ha detto Carmen Carollo poco prima di testimoniare.

“Lo sapevamo che Fabiano non avrebbe mai sopportato la cecità – ha detto poi la madre in aula – lui ha lottato tanto è vero, ma ha sempre detto sin dall’inizio, quando era al Niguarda, che non avrebbe più voluto vivere e che voleva andare in Svizzera, perché era un ragazzo troppo vitale per sopportare quella condizione”. Lo disse subito alla madre: “Io voglio che tu accetti questa cosa mamma, io voglio morire”.

Sia Carmen che Valeria hanno parlato dei “dolori terribili” che sentiva Fabiano: “A volte gridava e gli sembrava di avere il diavolo in corpo”, ha raccontato la madre che ha parlato anche dell’incontro tra Cappato e il figlio e di come si fosse creato “un rapporto di amicizia” tra i due. “Parlavano di tante cose, gli parlava della sua musica, ed era diventato una persona molto importante per lui”, ha detto ancora la madre in aula. Cappato gli parlò anche della possibilità di interrompere le cure in Italia, ma “Fabiano non aveva paura di morire – ha spiegato Carmen – aveva paura della sofferenza e di morire soffocato”.

Anche Valeria ha lottato per trattenere le lacrime in aula, durante la deposizione. “Io stavo combattendo la ‘signora Morte’ e sentivo che stava vincendo lei, ma Fabo mi disse ‘Tu non devi sentirti sconfitta, per me questa è una vittoria'”. La cosa più insopportabile per lui era quella di non vedere più, ha raccontato Valeria, ricostruendo l’ultimo, difficile periodo di vita di Fabiano. Della sua speranza di tornare il più possibile alla vita di prima dell’incidente, del tentativo fallito della terapia delle staminali e di quando decise di “mollare”.

Per lui, ha detto la compagna, “la libertà era un valore importante e se con la sua scelta e con la sua battaglia pubblica e anche mediatica fosse riuscito a smuovere qualcosa ne sarebbe stato contento, era quello anche un modo per sentirsi vivo, si sentiva vivo e utile nel fare questa cosa”. E a lei diceva: “Per me la vita è qualità, non quantità e io sto sopravvivendo di quantità”.

Carmen e Valeria oggi hanno dimostrato un enorme coraggio parlando a processo. Ora serve il coraggio politico per approvare la legge sul testamento biologico per evitare che si ripetano processi simili, per evitare che due persone così siano costrette a raccontare un fatto così personale come la morte di un figlio e di un compagno. Per permettere, soprattutto, di lasciare la libertà a ogni individuo di interrompere una vita che non sia dignitosa.

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