Chiesta l’assoluzione per Marco Cappato nel processo sulla morte di dj Fabo

Focus

Il Pm di Milano durante la requisitoria: “Cappato non ha avuto alcun ruolo nella fase dell’esecuzione del suicidio”

La procura di Milano ha chiesto l’assoluzione di Marco Cappato ‘perché il fatto non sussiste’ nel processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio in relazione alla vicenda di Dj Fabo, rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale. La notizia è rilevante non solo per ciò che riguarda l’esponente radicale ma anche per l’interpretazione che viene data dai magistrati all’articolo 580 del codice penale, quello che prevede il reato di “aiuto al suicidio”.

Cosa ha detto il pm di Milano, Sara Arduini

“Cappato non ha rafforzato il proposito suicidiario di Fabiano, ha semplicemente rispettato la sua volontà”. E’ un passaggio della requisitoria del pm di Milano, Sara Arduini, davanti ai giudici della Corte d’Assise chiamati a giudicare l’esponente radicale Marco Cappato per il reato di “aiuto al suicidio”. Nel suo intervento, Arduini ha sottolineato la tenace determinazione di Dj Fabo nel voler andare a morire in Svizzera tanto che lui stesso disse: “Se non riesco a farlo, chiamo un sicario per uccidermi”. Fabiano, così lo ha chiamato nel corso della sua requisitoria il pubblico ministero, “descriveva la sua vita come un inferno insopportabile e alla fidanzata Valeria, che si sentiva sconfitta dalla sua scelta di morire, rispondeva che per lui quella sarebbe stata una vittoria”.

Secondo Arduini, l’articolo 580 del Codice penale, che prevede il reato di ‘aiuto al suicidio’, “va interpretato in senso restrittivo nel senso che l’agevolazione al suicidio deve riguardare il momento esecutivo, non tutte le azioni pregresse che costituiscono attività penalmente irrilevanti”. E, in questo senso, “Cappato non ha avuto alcun ruolo nella fase dell’esecuzione del suicidio”. A ulteriore supporto delle ragioni esposte nella requisitoria, al termine della quale è arrivato un applauso spontaneo da parte del pubblico, i due  hanno chiesto la trasmissione degli atti in Procura in vista dell’apertura di una indagine nei confronti di tutti coloro che in qualche modo hanno dato un supporto all’uomo, comprese madre e fidanzata.

L’interpretazione dell’articolo 580 del codice penale

Dopo Arduini, ha preso la parola il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano che ha anticipato la richiesta di assoluzione per Cappato e, in subordine, la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per valutare la legittimità dal punto di vista della Carta fondamentale dell’articolo 580. Anche se, ha sottolineato, c’è la possibilità di “un’interpretazione che salvi questa norma nel nostro ordinamento” se interpretata anche in senso conforme al quadro normativo europeo.

Il magistrato ha ricordato che questo articolo venne introdotto dal codice Rocco nel 1930 quando “l’eta’ media era 47 anni, si veniva dalla prima guerra mondiale e l’influenza spagnola aveva ucciso circa 700 mila persone”. “In quella situazione il suicidio veniva interpretato come un atto lesivo solo verso le persone sane perché Fabiano nel 1930 non sarebbe sopravvissuto nemmeno un’ora, sarebbe morto di infezioni oppure della bruttissima polmonite che lo ha colpito durante il ricovero”

La reazione di Marco Cappato

“Se dovete assolvermi perché valutate le mie condotte irrilevanti, preferisco che mi condanniate”. Nelle sue dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della Corte d’Assise di Milano, Marco Cappato chiede una sentenza di assoluzione che riconosca che ha aiutato Fabiano Antoniani ad esercitare il suo diritto a una morte dignitosa in Svizzera. In sostanza, dichiara di volere un verdetto che faccia ‘scuola’ su questo tema delicato mentre non è interessato a un’assoluzione che riconosca irrilevanti le sue condotte, cioè che lo scagioni perché non ha dato un contributo esecutivo al suicidio quando Dj Fabo ha morso il pulsante che ha iniettato nel suo corpo la sostanza fatale.

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