Dl crescita in alto mare, incentivi e rimborsi slittano a maggio

Focus

Dietro il nodo delle coperture lo scontra tra Di Maio e Tria. Rosato: “Governo dicialtroni che gioca con l’economia del Paese

Il 4 aprile, esattamente due settimane fa, il Consiglio dei ministri approvava “salvo intese” il decreto crescita, quello per capirci che non solo dovrà contenere agevolazioni e incentivi fortemente attesi dalle imprese, tra cui il taglio dell’Ires, ma nel quale dovranno essere inclusi anche le norme per i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche, la cui entità nel frattempo è stata dimezzata nel Def.

Forse è nella formula “salvo intese” che va cercato l’inghippo per cui, a oggi, non solo il dl non è ancora stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, ma a quanto trapela slitterà con ogni probabilità a maggio, alla faccia dei requisiti di “necessità e urgenza” richiesti dalla Costituzione per poter legiferare con lo strumento del decreto.
L’inghippo, manca a dirlo, pare sia nelle coperture, un ostacolo che qualche giorno fa il ministro Tria, per il quale il dl era “pronto al 98%”, ha evidentemente sottovalutato.

Una matassa di cui non si è ancora trovato il bandolo e che per ora continua a rimbalzare tra i ministeri interessati, quello dell’Economia, guidato appunto da Tria, e quello del Lavoro e dello Sviluppo economico, entrambi diretti dal vicepremier Luigi Di Maio. Un balletto dietro al quale pare si nasconda vero e proprio scontro tra i dicasteri, con scambi di accuse e rimbalzi di responsabilità.
Del resto già all’atto dell’approvazione nel Cdm, dove il decreto era entrato con 38 articoli e ne era uscito con oltre 50, era apparso quanti e quanto fossero intricati i nodi da sciogliere.

A complicare il tavolo, ci si è messo in queste ore anche un vecchio vizio da Prima Repubblica, ossia quello di infilare nei provvedimenti, alla prima occasione, norme che poco o nulla hanno a che fare con gli intenti originari; un tentativo che nella fattispecie pare sia stato messo in atto dal ministro dell’Agricoltura Centinaio, che ha provato a inserire nel decreto una misura sul turismo non preventivamente concordata.

Altro nodo, poi, quello del debito di Roma Capitale, altro capitolo previsto nel dl crescita. Qui lo scontro è tra Salvini, che non vuole fare “regali milionari”, e M5S. Sullo sfondo, ben raccontano le cronache di questi giorni, la contesa prossima ventura per la guida di Roma, nella quale Salvini pare intenzionato a entrare con tutt’e due i piedi.
Ma al netto delle manine dell’ultimo minuto, il nodo vero sembrano essere le coperture, con buona pace delle imprese che attendono gli incentivi promessi, così come dei risparmiatori truffati, a cui i Cinque stelle hanno venduto promesse evidentemente con troppa leggerezza.

Di Maio oggi da Dubai ha rassicurato: “Il lavoro che stiamo facendo è limare alcune norme che avevano bisogno di messa a punto”, come è nel suo stile rimanendo vago sui dettagli.
Parole che non rassicurano l’opposizione, che con il vicepresidente della Camera, il dem Ettore Rosato, ha parlato di un decreto “decreto ancora in alto mare, alla faccia delle imprese che aspettano agevolazioni fiscali e incentivi. Per inciso, agevolazioni e incentivi che hanno cancellato nella legge di bilancio e che ora vogliono ripristinare in formato mignon”. Per Rosato si tratta di “un governo di cialtroni” che “gioca con l’economia del paese”.

Critico anche il deputato dem Antonio Misiani, per il quale “ol decreto crescita si è perso nella nebbia, così come lo sbloccacantieri e il provvedimento per rimborsare i risparmiatori truffati dalle banche. È la conferma di un governo paralizzato e in stato confusionale, prigioniero dell’ossessione propagandistica dei due vicepremier”.

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