Dl sicurezza bis, ecco perché piace solo a Salvini

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In scadenza provvedimento bandiera del ministro dell’Interno. Al centro il contrasto al lavoro delle ong, ma anche un giro di vite sul dissenso

Il decreto sicurezza bis, un’altra delle bandiere sventolate dal “ministro della paura” e approvato dal Cdm l’11 giugno scorso, va in scadenza, e come era facile prevedere si riaccende lo scontro, sia interno alla maggioranza che con chi, da fuori, critica fortemente un provvedimento giudicato troppo repressivo.
Ma andiamo con ordine: come da copione, il cuore del provvedimento che Salvini vorrebbe approvare entro l’estete è incentrato, come da copione, sulla lotta all’immigrazione clandestina, o per meglio dire – come il caso di Carola Rackete e della Sea Watch ha messo plasticamente in evidenza -, sul contrasto al lavoro di Ong e affini. 

I primi quattro articoli dei 18 di cui è composto il provvedimento, infatti – una sorta di presentazione per mettere subito in chiaro le cose -, sono tutti dedicati alla questione immigrazione, dalle forme di inasprimento delle sanzioni per chi soccorre in mare al finanziamento di agenti sotto copertura.
Nella prima versione del decreto, stoppata dal Quirinale per dubbi di costituzionalità, al primo punto del decreto erano stabilite le “sanzioni amministrative” (una multa da 10 a 50 mila euro) per chiunque prestasse “operazioni di soccorso in acque internazionali”. Una pietra tombale sul salvataggio di vite umane, alla faccia dei morti (tra cui donne e bambini) che continuano a moltiplicarsi nei nostri mari, nel silenzio dei più.

Dopo il’intervento del Quirinale quella norma è stata poi ammorbidita, limitando la multa (il cui importo rimane invariato), a chi viola il divieto di ingresso nelle acque italiane (cassando dunque il legame tra la sanzione e il trasporto di migranti).
Per capirci, è l’articolo 1 del dl sicurezza bis che la comandante Carola avrebbe violato, quando ha deciso di avvicinarsi a Lampedusa per portare in salvo i 42 migranti da due settimane lasciati al proprio destino sulla nave Sea Watch.

Le altre misure previste nel dl riguardano l’inasprimento delle sanzioni relative alle manifestazioni pubbliche, trasformando in reati quelle che adesso sono delle contravvenzioni, e le manifestazioni sportive, con l’intensificazione del Daspo e un giro di vite sui rapporti tra società sportive e tifoseria violenta.

 

Un decreto, quello voluto da Salvini, criticato non solo da ong e organizzazioni umanitarie, ma anche dagli esponenti delle forze dell’ordine.
Il sindacato di polizia Silp Cgil, ascoltato la settimana scorsa alla Camera nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari costituzionali, ha parlato di un provvedimento che “criminalizza dissenso e immigrazione”.
“Si assiste a una escalation della criminalizzazione delle condotte che è iniziata dall’immigrazione, dalle frontiere, ed è giunta alle riunioni in luogo pubblico o aperto al pubblico,  luoghi dove i cittadini esprimono opinioni”, ha detto il segretario della Silp, Daniele Tissone, nel corso dell’audizione, arrivando poi a parlare di “motivazioni di necessità e urgenza inesistenti”.

Ma come è normale che fosse, il sempre più evidente protagonismo di Salvini ha causato malumori anche nella maggioranza, con lo scontro all’arma bianca tra il sottosegretario agli Esteri del M5S, Manlio Di Stefano, e il ministro dell’interno, e il blog delle stelle che nel tentativo evidente di provare a inseguire l’alleato politico su un terreno che sembra redditizio, ha iniziato una crociata contro le ong proponendone la confisca delle navi.

 

Per questo al vertice di maggioranza di oggi, convocato inizialmente sull’autonomia, si parlerà soprattutto del dl sicurezza bis, anche se a quanto pare alla Camera non potrà essere approvato prima del 15-20 luglio.
Insomma all’orizzonte si profila l’ennesimo scontro nella maggioranza, questa volta a colpi di “facce cattive” contro migranti e ong, anche se il vero oggetto di fibrillazione, dietro i drammi del Mediterraneo, sembra essere la più prosaica possibilità di un voto anticipato. Anche per questo le possibili voci dissenzienti all’interno del Movimento sono già state avvisate: niente colpi di testa, o scattano le espulsioni.

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