Dl sicurezza, i Cinque stelle scappano

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La maggioranza ha paura dei franchi tiratori: chiesta la fiducia e blindato il patto Lega-M5S, ormai due pezzi distinti. Pd: dl sicurezza incostituzionale

Una maggioranza formata da due pezzi distinti e una spartizione ormai conclamata dei rispettivi ambiti di competenza, con buona pace delle prerogative del Parlamento e di quanto stabilito nella Costituzione: è questa la fotografia, inquietante, che le dinamiche interne alla strana coppia Lega-M5S sta restituendo del Paese.

L’ultima puntata della recita a soggetto si sta consumando alla Camera, con la discussione sul dl sicurezza, sul quale per non correre rischi – dovrà essere convertito in legge entro il 3 dicembre, pena la sua decadenza automatica – la maggioranza bicefala posto la fiducia già in serata.

Nel corso della discussione – questa la trama, plastica, di oggi -, i banchi della Lega erano al gran completo, mentre quelli dei Cinquestelle apparivano pressoché vuoti. Del resto il presidente grillino della commissione Affari costituzionali lo aveva detto chiaramente in un’intervista di qualche giorno fa: “Viaggiamo su binari paralleli. Sui temi dell’Interno hanno l’ultima parola, sul resto ce l’abbiamo noi”, aveva detto Giuseppe Brescia, confermando la “spartizione” dei temi dell’agenda politica.

Non può spiegarsi che così il ritorno all’ovile dei 18 dissidenti pentastellati, che qualche giorno fa in una lettera avevano rivendicato il diritto a emendare il provvedimento “bandiera” del ministro dell’Interno. Una richiesta subito stroncata dal capogruppo e poi affossata definitivamente dagli stessi ribelli, che due giorni fa , con tutta probabilità dopo una bella strigliata, hanno ritirato i 5 emendamenti presentati. Troppo alto il rischio di allungare i tempi, e troppo importante la posta in gioco per i grillini, tra reddito di cittadinanza e ddl anticorruzione (un provvedimento, quest’ultimo, che non a caso ha viaggiato su un binario parallelo a quello del dl sicurezza, tanto da restringerne fortemente i tempi di discussione).

Quanto al merito, dalle opposizioni, ma anche da tante associazioni, è partito forte l’allarme per gli effetti che un decreto tagliato a misura della propaganda di Salvini potrà avere per il Paese. Oggi davanti a Montecitorio si sono riunite associazioni come Libera, Acli e Arci, insieme a Cgil, Cisl e Uil, per chiedere al governo di fermarsi e rivedere il provvedimento. “In dettaglio – scrivono le associazioni e i sindacati – destano grande preoccupazione le disposizioni su protezione umanitaria e immigrazione – su cui anche il Csm ha rilevato aspetti di incostituzionalità – e che sembrano più una risposta simbolica all’opinione pubblica che ai problemi concreti della protezione e dell’integrazione”.

“E’ un decreto pericoloso e incostituzionale che produrrà più insicurezza – è la posizione espressa per il Pd da Emanuele Fiano -. Pericoloso, perché l’annullamento della protezione umanitaria e il restringimento delle possibilità di accedere agli Sprar per i richiedenti asilo, produrrà più irregolari nelle nostre città, con una maggiore richiesta di forze dell’ordine. Incostituzionale, perché introduce la possibilità di revocare la cittadinanza a persone che l’hanno già acquisita”.

“E’ un provvedimento fatto per l’aumento immediato del consenso in vista delle europee – spiega ancora Fiano – ma credo che alla fine andrà a sbattere contro la Corte Costituzionale”.

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