Domenica le elezioni in Catalogna, gli indipendentisti puntano alla secessione

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I sondaggi danno la coalizione Junts pel sì in corsa per conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. Il leader e attuale governatore della Catalogna punta all’indipendenza dalla Spagna in 18 mesi. Interviene la Liga: “Se Catalogna indipendente Barça fuori dalla Liga”

Con un’Europa sempre più grande, c’è chi vuole stabilire nuovi confini. Dopo il referendum in Scozia, perso dagli indipendentisti, questa volta è la Catalogna a voler dichiarare l’indipendenza dalla Spagna. Il tema è caldo da almeno 6 secoli, si dovrebbe tornare indietro al matrimonio tra Fernando d’Aragona e Isabella di Castiglia, ma la questione sarebbe troppo complessa d’affrontare. Il punto è uno: il popolo catalano si è sentito sempre diverso dal resto degli spagnoli. La dittatura franchista aveva eliminato tutti i riconoscimenti autonomi della regione, compreso l’uso della lingua regionale, il catalano. Dopo la morte del dittatore, la Catalogna votò per la formazione della nuova repubblica spagnola, che nella Costituzione, pur esplicitando l’unitarietà e l’indivisibilità della Spagna, riconosce notevoli autonomie alle varie regioni.

Dal 2010 però il sentimento indipendentista torna a crescere. Nelle elezioni regionali, la federazione di partiti indipendentisti Ciu ottiene un formidabile successo conquistando 62 seggi alla Camera regionale, la maggioranza assoluta è 68, e il suo leader Artur Mas diventa il presidente della Generalitat de Catalunya, venendo poi rieletto nel 2012 dopo aver rassegnato le dimissioni a causa del fallimento delle sue negoziazioni sul patto fiscale per la Catalogna. Nel 2014 il presidente indice un referendum per l’indipendenza, subito rispedito al mittente dal Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy.

Arriviamo ad oggi, domenica 27 settembre si rinnova il Parlamento catalano. Secondo i sondaggi i partiti indipendentisti, uniti nella coalizione Junts pel sì, dovrebbero vincere nettamente e conquistare tra i 75 e i 77 seggi, la maggioranza assoluta. Il proposito di Artur Mas è quello di avviare la procedura per l’indipendenza dalla Spagna, che secondo i piani del leader di Junts pel sì dovrebbe essere proclamata nel giro di 18 mesi. Se sia solo campagna elettorale oppure un piano concreto si saprà solo nelle prossime settimane, ma comunque il consenso tra la gente di questa proposta è allarmante.

L’indipendenza della Catalogna avrebbe certamente conseguenze sui fragili equilibri spagnoli ed europei. Come già il referendum scozzese anche l’ipotesi di scissione della regione spagnola potrebbe incoraggiare altri movimenti separatisti in diverse zone d’Europa. Ma le preoccupazioni maggiori sono naturalmente dalle parti di Madrid. La Catalogna, nonostante la crisi che l’ha frenata, è la regione che fa da motore all’economia spagnola, con 25% della produzione nazionale, la Catalogna è la principale regione industriale spagnola. C’è poi il discorso delle altre regioni, in particolare i Paesi Baschi, che da sempre chiedono l’indipendenza e lo fanno anche attraverso il braccio armato dell’Eta, che da qualche periodo ha cessato le proprie attività terroristiche.

In ultima analisi c’è il discorso sportivo, ieri il presidente della Liga spagnola, Javier Tebas, ha avvertito il Barcellona che non potrebbe più giocare nel campionato spagnolo qualora la Catalogna dovesse proclamare l’indipendenza. La squadra blaugrana è da sempre considerata la nazionale della regione e i suoi tifosi vivono con passione, anche grazie all’azionariato popolare, le vicende della propria squadra. Già milioni di appassionati di calcio in tutto il mondo temono la fine delle epiche sfide con i rivali del Real Madrid. Sì perché il classico tra i blaugrana e i blancos è la partita che i tifosi di tutti i continenti aspettano per vedere da avversari i migliori giocatori al mondo. Per le tifoserie non è solo questo, è la continua sfida tra due popoli così simili e così diversi.

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