A New York fa scuola l’esperienza italiana a sostegno delle donne

Focus

Sono stata fiera di raccontare ad un uditorio così qualificato la nostra esperienza della legge per contrastare il caporalato, contro le dimissioni in bianco

Sono stati giorni intensissimi, densi di riflessioni, confronti, appunti per buone politiche, riconoscimento al nostro lavoro in questi anni.

E una unica, grande costante: parole di donne. Parole di donne, tantissime, provenienti da ogni parte del mondo, tutte impegnate in ruoli istituzionali e di governo, nell’associazionismo e nelle organizzazioni non governative, per dire “no” alle mutilazioni genitali che ancora devastano le popolazioni femminili in molti paesi, “no” al feminicidio e alla violenza contro le donne dentro e fuori le mura domestiche, “no” alla sfruttamento e al caporalato delle donne occupate in agricoltura.

E parole di donne per dire “si”: alla centralità del ruolo delle donne in agricoltura, all’empowerment femminile, al lavoro di qualità, alla presenza femminile – sempre di più – nei boards aziendali come è accaduto proprio nel nostro Paese grazie a una norma che fa scuola.

“Sì” allo scambio fertile e reciproco di buone prassi, quelle “dal basso”, di cui i movimenti delle donne sono ricchissimi, e quelle “dall’alto”, definite da chi quotidianamente è impegnata nella pratica istituzionale e di governo e riesce, con il sostegno e la collaborazione anche dei colleghi uomini, a trasformare in norme e azioni concrete le istanze e le sollecitazioni che giungono dai movimenti e quelle che hanno atteso risposte per anni.

Questo sono state, per me, le giornate trascorse a New York dal 12 al 15 marzo scorsi, impegnata insieme alla delegazione italiana nei lavori della 62° Edizione della Commissione Onu sulla Condizione delle Donne (CSW62) ancora in corso di svolgimento presso la Sede delle Nazioni Unite.

“Sfide e opportunità per raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze in agricoltura”, il tema generale della Edizione che tocca questioni e temi delicatissimi e ha visto al centro dell’attenzione il nostro lavoro in questi anni e le ottime prassi che siamo riusciti a definire. Un lavoro enorme, come mai prima, svolto con l’obiettivo di prendere in carico e tentare di risolvere o dipanare temi e grumi di questioni lasciati per troppo tempo in sospeso.

E che è emerso, nella sua organicità e complessità con nitida chiarezza, probabilmente anche grazie alla “giusta” distanza con cui è stato possibile descriverlo, restituirlo, commentarlo.

Sono stata orgogliosa e fiera, questo è il termine giusto, di raccontare ad un uditorio così qualificato e vasto la nostra esperienza della legge per contrastare il caporalato, momento che ha raccolto una attenzione enorme, o quella contro le dimissioni in bianco ma anche l’esperienza maturata per sostenere l’occupazione femminile e l’occupazione femminile qualificata in agricoltura, agevolare e affermare la presenza delle donne nei consigli di amministrazione nelle imprese private e pubbliche, sostenere le donne nel conciliare desiderio di maternità e lavoro, affermare l’idea di un welfare al servizio dell’occupazione femminile, sostenere, grazie a programmi di cooperazione internazionale mirati, l’autonomia, l’autodeterminazione delle donne, la rigenerazione dei tessuti politici  e sociali.

Ne sono consapevole: il molto che abbiamo fatto – soprattutto smuovere con azioni e prassi concrete una cultura che dentro e fuori le aule parlamentari condiziona ancora una visione del mondo e ostacola la pienezza di pari opportunità di genere e sostenere – va ancor di più sostenuto e rafforzato.

Ma questa è la strada e faremo di tutto, nel nostro ruolo di opposizione responsabile e rigorosa in Parlamento così come nel lavoro quotidiano che svolgeremo nel Partito democratico e nei luoghi della politica, perché si prosegua nella direzione avviata, impedendo che si possa anche minimamente tornare indietro, retrocedere.

Allo stesso modo dovrà essere un obiettivo prioritario proseguire nel lavoro avviato per un’agricoltura che finalmente è orizzonte attrattivo per le nuove generazioni. Quattro anni fa, è bene ricordarlo, questo settore era ai margini dell’attenzione pubblica.

Noi abbiamo invertito la rotta dimostrando lo spazio enorme a disposizione, convinti come eravamo e siamo che agricoltura di qualità significhi contemporaneamente rigenerazione del paesaggio, tutela ambientale, innovazione, occupazione, valorizzazione delle identità e tipicità: uno dei più importanti biglietti da visita del nostro Made in Italy.

Non a caso proprio nel corso dell’evento promosso dal Governo il primo giorno di lavori, a prendere la parola sono state quattro imprenditrici d’eccellenza, testimoni del nuovo modo di pensare e fare agricoltura legandola all’innovazione nei processi produttivi e nella gestione aziendale, alla multifunzionalità, alla sostenibilità ambientale, sociale, economica: Laura Bargione, Giorgia Pontetti, Emilia Nardi, Mariangela Costantino. Le ho già ringraziate di persona ma voglio farlo ancora: perché sono la testimonianza più efficace di quello che un’agricoltura al femminile significa. Anche in questo caso: da qui non si torna indietro.

Vedi anche

Altri articoli