Il futuro della sinistra e l’alleanza con le donne

Focus

Il discorso pubblico di chi ci governa e il linguaggio di odio che è stato sdoganato fa da brodo di coltura alle recenti sentenze in processi per femminicidi

Il milione e mezzo di persone che si sono messe in coda ai Gazebo per eleggere il Segretario del PD ci hanno dato la spinta per uscire dallo shock elettorale e voltare pagina. Ora la nuova pagina di questo Partito Democratico dobbiamo scriverla assieme a donne e uomini che sentono di portare sulle spalle la responsabilità di combattere un Governo pericoloso per l’Italia e per i diritti delle persone.

Tutti devono sentirsi chiamati a farlo per dare credibilità al nuovo progetto politico tracciato da Nicola Zingaretti. Essere credibili e non tradire subito la fiducia appena conquistata significa ad esempio mantenere l’impegno assunto dal nostro Partito di introdurre la doppia preferenza di genere nelle leggi elettorali regionali di Marche, Calabria, Piemonte e Puglia, regioni in cui governiamo. Il principio di riequilibrio della rappresentanza è affermato all’art. 51 della Costituzione modificato dalla legge costituzionale n. 1 del 2003 e stabilito dalla legge n. 20 del 2016 che abbiamo approvato nella scorsa legislatura.

Un impegno chiesto con appelli pubblici da molte associazioni e che abbiamo ribadito nell’ordine del giorno sottoscritto in modo trasversale da oltre 140 delegate, assunto dalla Presidenza nella recente Assemblea Nazionale. Non possiamo compiere passi falsi. Per questo serve la massima serietà di ogni consigliere regionale che sarà chiamato a votare in questi giorni.

Le sfide che abbiamo davanti, a partire dalle prossime elezioni europee ed amministrative, devono proporre un radicale cambiamento rispetto alla condizione di precarietà, vulnerabilità e insicurezza che caratterizza il nostro tempo e la vita di cittadine e cittadini. E come indica l’Agenda 2030 una delle leve per promuovere uno sviluppo equo e sostenibile è combattere le
disuguaglianze di genere.

Il Governo di Lega e 5 Stelle continua ad attaccare pesantemente i diritti delle donne e la loro libertà, conquistati grazie alle battaglie di tante, a partire dalle nostre madri costituenti. Il disegno di legge Pillon, le misure pensionistiche che penalizzano le donne, la proposta di abolizione della Legge Merlin e la legalizzazione della prostituzione, agghiaccianti proposte di legge che vogliono criminalizzare le donne che ricorrono all’interruzione volontaria della gravidanza, sono solo alcuni esempi che testimoniano come questo sia il governo più arretrato, misogino e maschilista che la storia della Repubblica ricordi.

Gli esponenti della Lega di Governo parteciperanno al Congresso Mondiale della Famiglia di Verona. Non un appuntamento in cui discutere di politiche per sostenere le famiglie, ma una sorta di meeting internazionale di gruppi d’odio contro le donne e anti-LGBTQI.

Per questo con le Democratiche di tutt’Italia, le donne dei sindacati e tantissime associazioni e movimenti saremo Sabato 30 Marzo a Verona ad una contromanifestazione per riaffermare, come recita il manifesto degli “stati generali delle donne” il nostro diritto ad essere “libere di scegliere, di amare, di essere madri, di lavorare, di studiare, di accedere a qualsiasi ruolo professionale e politico”. Di essere libere dalla violenza.

Diritti umani fondamentali che dovranno essere al centro della prossima campagna elettorale per le elezioni Europee e che oggi vengono messi in discussione dall’avanzata delle destre di Ungheria, Polonia, Austria e Danimarca e che hanno in Matteo Salvini il principale esponente di governo.

Il discorso pubblico di chi ci governa e il linguaggio di odio che è stato sdoganato fa da brodo di coltura alle recenti sentenze in processi per femminicidio che motivano la concessione delle circostanze attenuanti e il dimezzamento delle pene con la “tempesta emotiva” e la “delusione” riportando di fatto il nostro paese ai tempi del delitto d’onore, abrogato soltanto nel 1981.

La nostra alternativa dunque parta da una proposta politica forte alle migliaia di donne che subiscono ogni giorno discriminazioni nell’accesso al mercato del lavoro, nelle carriere, nelle retribuzioni, nella previdenza, nella presenza nella politica e nelle istituzioni. A tutte coloro che portano sulle spalle il peso dell’assenza di adeguate politiche di welfare e di condivisione del lavoro di cura. E’ l’alleanza con le donne del nostro Paese che può tornare a far vincere il Partito Democratico.

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