Anche in Calabria la doppia preferenza. Ora per le donne serve il salto in avanti

Focus

Possiamo quindi superare il ritardo adeguando la legge elettorale regionale a principi di maggiore rappresentatività

Non credo che il dibattito sulla doppia preferenza possa essere considerato una semplice questione di genere. A mio avviso è invece una questione di civiltà, giuridica e civile. In Calabria purtroppo ci arriviamo con un bel po’ di ritardo figlio di dinamiche troppo particolari pronte a frapporre ostacoli quando si tratta di mettere in discussione rendite di posizione “celesti”.

Lo scriveva Aristofane nelle sue celebri commedie dissacranti quanto sia importante che nell’esercizio della responsabilità pubblica vi sia anche il portato femminile, fatto di saggezza e inclusione. Noi che siamo figli della Magna Grecia non possiamo ignorare quanto quel tipo di cultura ci appartenga e quanti errori avremmo potuto evitare come comunità se la rappresentanza femminile fosse stata più forte.

Anche perché va detto che questo ritardo, in qualche modo, è stato determinato anche dalle troppe ed eccessive divisioni che sono state alimentate artatamente nel mondo delle donne per evitare questo avanzamento di civiltà istituzionale.

La Legge 20/2016 cui rivendico di aver contribuito con l’iter seguito passo dopo passo ed il mio voto parlamentare ha raccolto quella sfida e l’ha costituzionalizzata colmando un vuoto evidente che non poteva più essere supplito solo dalla Corte costituzionale e dalla giurisprudenza con le proprie sentenze. E non sono stati pochi gli ostacoli che anche in Parlamento, con un Parlamento che registrava il maggior numero di donne della storia repubblicana, abbiamo dovuto superare.

Ora, finalmente, anche in Calabria siamo arrivati all’ultimo miglio, la bandiera a scacchi del traguardo è prossima e dobbiamo fare in modo che l’attenzione della opinione pubblica rimanga alta proprio in queste ore decisive,ore in cui il Consiglio Regionale si appresta a varare la riforma che introduce la doppia preferenza di genere.

E lo dico memore della mia esperienza di consigliera regionale unitamente soltanto alla già collega Liliana Frascà, su un totale di ben 40 consiglieri.

E’ una Legge non per le donne ma per il pluralismo e per una adeguata rappresentanza all’interno delle istituzioni. Non c’è ambito sociale nel quale le donne non si affermino e non diano il proprio contributo alla crescita delle nostre comunità. Perché allora continuare nella esclusione in termini di rappresentanza, perché continuare ad essere in coda e far si che su quasi 2 milioni di abitanti non vi sia in Consiglio regionale una dovuta rappresentanza delle donne?

La codificazione legislativa aiuterà anche il partito a crescere.

Ora è necessario superare ogni pregiudizio colpevole di un grave ritardo che la Calabria non merita.

Possiamo quindi superare il ritardo adeguando la legge elettorale regionale a principi di maggiore rappresentatività. Ci siamo. Facciamo insieme questo salto in avanti, in un futuro in cui il contributo delle donne possa essere determinante per la crescita e lo sviluppo della Calabria.

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