Addio Gillo Dorfles, ricercatore del senso della bellezza

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E’ scomparso a 107 anni il grande intellettuale italiano

Non c’è più Gillo Dorfles, e sembra strano: perché la sua presenza nel cielo dell’intellettualità italiana e europea pareva davvero essere senza tempo, senza una fine. Dorfles è morto vecchissimo – 107 anni – anche se data la sua lucidità e “produttività” è stato senza retorica uno sempre giovane, curioso del nuovo come pochi altri.

Cos’è stato, Gillo Dorfles? Un filosofo, un esteta, un pittore, uno studioso di semiotica? Tutte queste cose insieme. Un grandissimo intellettuale.

Nella sua Trieste, giovanissimo, studia, scrive, s’interroga. Inventa la categoria del kitsch, versione colta del cattivo gusto, che molto più tardi diverrà una fissazione culturale di un Kundera o di un Arbasino.

Poi, per lunghi decenni, s’impegna nella critica d’arte e nella ricerca di nuove lingue estetiche e artistiche (il MAC, Movimento di arte concreta è anche opera sua) e di lì il passo allo studio dei nuovi mezzi comunicativi di massa è breve. Nel solco delle migliori avanguardia intellettuali europee.

Dagli anni Sessanta insegna estetica in diverse università italiane (Milano, Trieste, Cagliari) e dagli anni Ottanta riprende l’attività pittorica e grafica che per i suoi numerosi impegni aveva interrotto.

Su Gillo Dorfles gli studi sono e saranno moltissimi. La sua è stata un’oceanica ricerca del senso della bellezza, nelle sue multiformi espressioni. Un pensiero lunghissimo, complesso, un insegnamento altissimo che resterà.

Le 10 citazioni e frasi celebri di Dillo Dorfles

La forza della sensibilità estetica – senza barriere di generi e linguaggi e applicata al quotidiano – è indispensabile per contrastare la dittatura dello sgradevole.

Ho sempre avuto la sensazione che i grandi complessi archeologici del nostro Mediterraneo – da Segesta a Elea, da Oplontis a Tharros – quando sorgono nei pressi della costa, vengano quasi vivificati dalla luce e dall’aria marina che li fa miracolosamente rivivere nonostante i millenni trascorsi.

Da noi la destra non ha saputo fare cultura di punta né generare classi dirigenti, a differenza dei grandi paesi occidentali. 

La borghesia in Italia ha fatto fiasco. Almeno una volta c’era una borghesia illuminata. Oggi è pochissimo illuminata. E il cialtrionismo è tipico della borghesia attuale. 

Oggi le mode non durano nulla. C’è un avvicendarsi terribile nelle ricerca di qualcosa di nuovo. Tutti vogliono la novità, sia nell’oggetto industriale che nell’opera d’arte. Così se gli stili un tempo duravano cinquanta anni o addirittura un secolo, oggi durano tre o quattro anni.

Credo che poche discipline abbiano tanta specializzazione come la cretineria.

La mia stupidità mi ha sempre incuriosito, mentre quella degli altri mi indispettisce. 

Un messaggio offre il massimo d’informazione quando la sua inaspettatezza, imprevedibilità, ci procura il massimo del piacere.

L’arte non prescinde dal tempo per esprimere semplicemente lo spirito della Storia universale, bensì è connessa al ruolo delle mode e a tutti gli ambiti del gusto.

Il famoso individualismo italico è azzerato. Tutti vogliono gli stessi jeans, lo stesso impermeabile e lo stesso cibo. Una coazione maggioritaria penosa. E lo stesso vale per i giovani. Dal piercing, all’orecchino ai tatuaggi, vogliono tutti iscriversi alla stessa tribù.

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