La prospettiva di Dossetti per una ‘democrazia sostanziale’

Focus

Il libro curato da Andrea Michieli rappresenta uno strumento prezioso per comprendere la figura di uno dei più brillanti giuristi cattolici del Novecento

Democrazia sostanziale è un libro a cura di Andrea Michieli con prefazione di Carlo Galli e postfazione di Valerio Onida (edito da Zikkaron, Euro 15), che affronta uno dei temi più cari a Giuseppe Dossetti, partigiano, costituente, parlamentare della Dc, perito al concilio al seguito del Cardinal Lercaro, sacerdote e monaco: l’edificazione e la strutturazione della democrazia nel nostro paese dopo la seconda guerra mondiale.

Il volume, agile ma non per questo men ricco, si prefissa tale obiettivo attraverso la proposizione, e riproposizione, di alcuni discorsi ed articoli del professore reggiano, taluni editi altri no, alcuni conosciuti altri meno.

Il titolo prende spunto da una delle idee principali, fra tante di una elaborazione ed esperienza personale densa e importante, di Giuseppe Dossetti e cioè il perseguimento di una “democrazia sostanziale” che fosse insieme politica ed economica, piena e cosciente in grado di un coinvolgimento sostanziale, appunto, del cittadino in tutte le sue peculiarità civiche e personali. Intenti che Dossetti esplicherà, oltre ad altre occasioni, intervenendo a Pordenone il 17 marzo del 1994, dove, all’interno della ricostruzione di un percorso biografico, disse:

Ho cercato la via di una democrazia reale, sostanziale, non […] di quella liberal-democrazia di cui tutti, sembra, oggi, si sono fatti seguaci e realizzatori: con un nominalismo sempre più corroso di ogni sostanza fattiva, operante, concreta, reale e schietta, non ingannevole. Allora ho cercato la via di una democrazia reale, sostanziale, non nominalistica: che voleva che cosa? Voleva anzitutto cercare di mobilitare le energie profonde del nostro popolo e indirizzarle in modo consapevole verso uno sviluppo democratico sostanziale, cioè in larga misura favorente non solo una certa uguaglianza e una certa solidarietà, ma favorente soprattutto il popolo: non nel senso di “oggetto” dell’opera politica, ma di “soggetto” consapevole dell’azione politica (pp. 94 – 95).

Un passaggio in cui c’è un po’ tutto Dossetti, colto nella sua vicenda in modo diacronico ma indicando di sottofondo una sostanziale continuità di pensiero ed elaborazione nelle diverse fasi della sua vita.

La democrazia come orizzonte, quindi, ma una democrazia consapevole, che rendesse il popolo protagonista “cosciente” degli eventi e delle situazioni determinate dalle contingenze politiche. Perché la politica era visione, programmazione, pianificazione; la politica era conoscenza dei problemi: “conoscere per deliberare” indicava il Libro bianco che propose nella corsa a Sindaco per il Comune felsineo nel ’56, dietro la spinta del Cardinal Lercaro (sulla cui vicenda è uscito ultimamente un bellissimo docufilm diretto da Lorenzo K. Stanzani).

Ed è un pensiero che si muove sia nel solco del personalismo più puro della scuola cattolica e democratica, scrive Onida che la democrazia è sostanziale: “Nel senso che muove dalla centralità della persona, portatrice di una inviolabile dignità e di diritti e di doveri, e insieme qualificata dalla molteplicità delle relazioni comunitarie in cui essa vive e si sviluppa e dal rapporto vitale fra persona e comunità”, che della politica come attività umana. “La prospettiva di Dossetti – scrive Carlo Galli nell’introduzione – non è Stato-centrica. Semmai, sta nel rapporto con la trascendenza. L’Assoluto, infatti, non è assente dalla riflessione di Dossetti ma non certo in modo tale da generare un fondamentalismo, sì piuttosto come una fonte d’ispirazione e di tensione o, se si vuole, come una fonte d’energia per un agire politico umano e concreto, per quella “democrazia sostanziale” che è il volto storico del cristianesimo (p. X).

Mi permetto di aggiungere, infine, una suggestione alla pregevole ricostruzione operata da Michieli nella preziosa antologia che propone: la “democrazia sostanziale” si costruisce, in Dossetti, nelle istituzioni e nella storia e non contro, o in modo avulso, da esse, e ciò è dimostrato dalla sua tensione a proporre una democrazia oltre che sostanziale anche “nelle” e “delle” regole, all’interno di un patto di cittadinanza ampio e inclusivo, e non meramente formale, come d’altra parte è stata pensata ed elaborata la Costituzione.

Sintomatici di ciò, a mio parere, sono da una parte l’intervento di Dossetti sull’articolo 7 in Assemblea costituente (che inseriva i Patti Lateranensi in Costituzione) e dall’altra l’articolo scritto, nel 1945, in occasione del I Congresso del Cln Alta Italia nel quale affermava:

Occorre che i CLN si considerino, a fatti e non soltanto a parole, non come organi di democrazia perfetta o perfettibile, ma anzi come organi straordinari e caduchi di una democrazia rudimentale, destinati ad essere sostituiti, anzi operanti allo scopo di accelerare la propria sostituzione con gli organi normali di una democrazia genuina, che traggano la loro legittimazione e la loro composizione dalla designazione diretta fatta dalla totalità dei cittadini, nella completezza dei loro interessi, materiali e morali, economici e spirituali, familiari e politici, e nella unità – la sola veramente rappresentativa e sovrano – di tutte le classi e di tutte le categorie (pp. 24 – 25).

E in questo solco, oltre per quanto già detto, che il libro curato da Andrea Michieli rappresenta uno strumento prezioso per comprendere Dossetti e per aiutare ad approfondirne la vicenda complessiva, umana, politica e religiosa.

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