I dossier economici sul tavolo della politica

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Bruxelles risulta attendista in attesa di un nuovo governo. Ma le scadenze europee rimangono

Dal Def alla manovra correttiva. Non sono poche le questioni  economiche che il nostro Paese dovrà affrontare in attesa del nuovo governo che uscirà (prima o poi) dal voto del 4 marzo. Per ora Bruxelles – che non ha commentato direttamente il voto italiano – risulta attendista. Ma le scadenze europee rimangono.

C’è innanzitutto il documento di economia e finanza, il cosiddetto Def, da presentare entro aprile, anche se l’esecutivo comunitario potrebbe prorogare la scadenza in assenza di un governo con pieni poteri. Ma cosa fare senza il rinvio? L’alternativa sarebbe un testo a firma Gentiloni-Padoan, eventualmente molto misurato e attento, in continuità con quanto fatto finora e, sopratutto, senza nuovi impegni politicamente irrealizzabili. Ma qui ci si troverebbe di fronte a un Def costruito su scelte politiche forse poco attendibili. Cosa inserire ad esempio nello spazio dedicato al tema delle pensioni non conoscendo ancora il partito politico che guiderà l’esecutivo? Tra le varie ipotesi ricordiamo infatti la presenza di una Lega che, rimanendo alle parole di Salvini, vorrebbe smantellare completamente la riforma Fornero.

In secondo luogo bisognerà gestire la manovra correttiva che verrà chiesta all’Italia, almeno stando alle indicazioni dello scorso autunno arrivate da Bruxelles. Circa 3,5 miliardi, che corrispondono al divario tra il deficit promesso da Padoan per il 2018 (0,3 percento del Pil) e quello dello 0,1 quantificato dalla Commissione europea per differenti stime di inflazione e crescita. In questo caso la partita si giocherà in po’ più in là, ma non molto visto che per evitare di incorrere in procedure di infrazione si dovrà definire il tutto più o meno a maggio. Sempre che la maggiore crescita in corso non riesca a far cambiare idea a Jean-Claude Juncker.

Ma se la correzione fosse necessaria verrebbe da chiedersi come ne uscirebbe un eventuale esecutivo a guida M5S visto che con le sue promesse elettorali sforerebbe di molto i paletti sui conti pubblici stabiliti da Bruxelles. Il ministro dell’Economia designato da Di Maio, Andrea Roventini, ha parlato di rispetto dei conti pubblici, di equilibrio. Che tradotto significa niente reddito di cittadinanza.

Va sottolineato quindi che la prima promessa elettorale dei Cinquestelle non può essere mantenuta, almeno in ottica di breve e medio termine. Anche perché assieme al deficit nei prossimi anni dovrà scendere anche il debito pubblico, come ha sottolineato ieri la Commissione europea nel suo rapporto-paese relativo all’Italia. E come ha ricordato oggi da Mario Draghi nella conferenza mensile della Bce: “Il bilancio pubblico è di massima importanza nei paesi ad alto debito”.

E allora chi lo spiegherà ai tanti elettori grillini che quella misura di assistenzialismo, tanto ambita, non è più nelle possibilità del Movimento? Bisognerà farlo capire soprattutto a tutti coloro che già la mattina del 5 marzo si sono presentati nel proprio Caf di competenza territoriale per richiedere i moduli e ricevere quei denari promessi, già da oggi.

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