Il Dottorato e la dignità dei giovani ricercatori: ora c’è una petizione

Lavoro

Un appello per chiedere al ministero dell’Istruzione di aumentare gli importi delle borse di studio in tutta Italia

Per molti studenti italiani terminare gli studi universitari e passare la selezione per accedere a un Dottorato di ricerca costituisce la realizzazione di un sogno. In alcuni casi, si tratta dell’ambizione di voler fare la differenza nel campo di studi prescelto; in altri, la spinta propulsiva è data dalla pura e semplice passione per la propria materia, da quel furor misto a curiositas che troppo spesso i governi si dimenticano di valorizzare e – perché no – sfruttare per la crescita culturale e produttiva dello Stato. In ogni caso, iniziare un percorso dottorale post lauream dovrebbe significare rendersi finalmente indipendenti dal punto di vista economico, per potersi assumere la responsabilità del proprio destino e contribuire così allo sviluppo del Paese.

Il Dottorato di ricerca, nonostante sia retribuito con borse di studio, ha la stessa dignità di qualsiasi altro lavoro. È un’attività spesso faticosa e intellettualmente sfiancante, che nella maggior parte dei casi non trova nel nostro Sistema-Paese sbocchi lavorativi adeguati e incrementa la cosiddetta “fuga dei cervelli” all’estero, dove gli investimenti in ricerca e sviluppo sono decisamente più alti.

Investire non significa semplicemente destinare più fondi ma anche dare speranza e fiducia a intere generazioni di giovani ricercatori, che potranno così dimostrare di possedere gli strumenti necessari per iniettare nel loro stesso Paese nuova linfa produttiva dopo la crisi economica del 2008.

Ma, come scrivono alcuni dottorandi milanesi in una lettera pubblicata su ROARS, per impostare un progetto organico di investimento nella formazione e nella ricerca occorre che il governo italiano inauguri un dibattito sul futuro dell’Università pubblica. In attesa che ciò avvenga, suggeriscono di compiere un primo passo verso una più equa retribuzione economica del singolo dottorando durante i tre anni di durata del corso. A livello nazionale, infatti, la borsa di Dottorato è attualmente di soli 1.000 euro netti al mese circa.

In Italia il miglioramento della retribuzione dei dottorandi dovrebbe essere una delle priorità del ministero dell’Istruzione. Il giovane ricercatore, alle prese con canoni di affitto sempre più alti e spesso costretto a pagare di tasca propria missioni e strumenti non coperti dai fondi universitari, fatica talvolta ad arrivare a fine mese. Qualcuno cerca allora un secondo lavoro o torna a chiedere un sostegno economico alla famiglia (quando la famiglia può permetterselo), non senza un più o meno mal celato senso di frustrazione.

Ma il ricercatore, seppur ancora al primo livello della piramide produttiva, dovrebbe poter usufruire di una stabilità economica che gli consenta di concentrarsi e dedicarsi full-time al lavoro di ricerca, senza distrazioni e soprattutto senza l’angoscia stringente del futuro. Solo questo potrà garantire impegno, abnegazione e massima capacità di innovazione da parte del dottorando, che non perderà l’entusiasmo iniziale e diventerà forse docente, imprenditore, politico. E, forse, non scapperà dall’Italia appena possibile, “regalando” le sue competenze e ambizioni a Paesi esteri.

È stata l’Università degli Studi di Milano, l’anno scorso, a fare un primo, importantissimo passo nella direzione di un incremento della borsa di Dottorato. A seguito di una petizione promossa da Giulio Formenti (rappresentante dei dottorandi nel Senato accademico dell’Università di Milano) e sostenuta da 400 suoi colleghi, l’Università milanese ha infatti deciso di aumentare l’importo netto della borsa del 20%, cioè di ben 200 euro netti al mese a dottorando. Un aumento che renderà i percorsi dottorali di Milano un po’ più vicini agli standard internazionali, quindi più competitivi a livello globale e di conseguenza in grado di attirare studenti dall’estero.

Invertire la tendenza che finora ha visto una media di 3.000 “cervelli” fuggire dall’Italia ogni anno sarà per il nostro Paese una sfida lunga e complessa, ma intanto corre l’obbligo, per le istituzioni e la società civile italiane, di iniziare a muovere i primi passi in tal senso, tutti insieme.

Per questi motivi, da Milano è stata da poco lanciata una nuova e più ambiziosa petizione, che chiede alla ministra Valeria Fedeli di seguire l’esempio, incrementando del 20% l’importo minimo della borsa di Dottorato in tutta Italia. La petizione, che in poco tempo ha raggiunto le 2.000 firme, verrà presentata il 28 settembre alla Camera dei deputati in vista della Finanziaria. L’interlocuzione politica con il governo è aperta e c’è grande disponibilità da parte del ministero dell’Istruzione.

Non resta quindi che associarsi a questa proposta e sperare nel buon esito di quella che si configura come una vera e propria battaglia di civiltà.

Per firmare la petizione:

Petizione per aumentare le borse in tutta Italia

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