Due becchini (e un passacarte)

Focus

Il “Contratto di governo” non è nient’altro che un manuale di propaganda permanente

“Giuro di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”: l’impegno solenne che ogni ministro della Repubblica è tenuto ad assumere sulla Costituzione, al momento del proprio insediamento, è stato metodicamente violato da Salvini e Di Maio in questi dodici mesi scarsi di attività governativa.

Perché se a Palazzo Chigi c’è un passacarte, che ha anche la faccia tosta d’indignarsi ogni volta che qualcuno lo ricorda, accanto a lui siedono due capi partito che dovrebbero guidare ministeri fondamentali per il benessere e la sicurezza degli italiani ma che in questi mesi si sono occupati esclusivamente di proseguire la campagna elettorale avviata a inizio 2018.

L’escalation di questi ultimi giorni ha offerto a tutti uno spettacolo umiliante, prima di tutto per le istituzioni democratiche nate da quel 25 aprile che oggi celebriamo. Provvedimenti dapprima presentati come fondamentali per lo sviluppo e l’occupazione e poi trasformati in arma di ricatto reciproco, come se intorno a quei ministeri sequestrati da un patto di potere non vi fosse un paese composto di famiglie, lavoratori e aziende che attendono di conoscere cosa sarà dei loro risparmi, dei loro posti di lavoro e dei loro investimenti.

Parole come “Resistenza” e “antifascismo” usate a casaccio da chi come Di Maio ha legato ieri il proprio destino politico al partito principe dell’autoritarismo illiberale e vorrebbe oggi giocare la parte del difensore della libertà. Rivendicazioni (armate) di impunità dalla legge e dalle inchieste venute da un ministro degli interni che, in teoria, dovrebbe essere un rispettoso osservatore dell’indipendenza della magistratura e il primo difensore della più rigorosa applicazione delle leggi.

La rissa tra Lega e Cinque Stelle ha tolto i freni alle due forze di maggioranza, che mentre conducono il paese contro il muro della decrescita e dell’isolamento rivelano la vera natura del “Contratto di governo”: nient’altro che un manuale di propaganda permanente, scritto nella piena consapevolezza che nessuna delle loro promesse elettorali sarebbe stata rispettata così come nessuna delle loro misure di governo sarebbe stata rivolta alla crescita, all’occupazione e alla riduzione della pressione fiscale.

E se l’esecutivo è interamente concentrato sugli interessi dei due partiti (mutevoli come la loro propaganda), con i due principali ministri che si esercitano nel mestiere di becchini delle istituzioni e della loro dignità, spetta al Partito Democratico mettere in campo rapidamente un’alternativa convincente che sia anche una solida prospettiva di governo. Perché questi giorni hanno dato più di una conferma ai presagi venuti all’indomani della formazione del governo Conte. Con un’aggiunta: quando Lega e Cinque Stelle cadranno, vittime della totale trascuratezza mostrata nei fatti verso “l’interesse esclusivo della Nazione”, le ferite che avranno lasciato sul corpo dell’Italia avranno bisogno di cure urgenti e incisive.

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