Dumoulin vola a cronometro, il Giro è suo

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La cronometro finale premia il corridore olandese,. Secondo Nairo Quintana, sul terzo gradino del podio Vincenzo Nibali

Dopo l’ultima tappa in salita tutti avevano capito chi avrebbe vinto il Giro d’Italia, Tom Dumoulin a cronometro era troppo più forte degli avversari e la prova contro il tempo di Milano lo ha confermato. L’olandese ha compiuto un vero e proprio capolavoro, ha dato distacchi abissali a cronometro ed è riuscito a tenere molto bene in salita. Una vittoria meritata quella dell’olandese, che nelle tre settimane di Giro non ha mai mollato, nemmeno nelle giornate di difficoltà.

La differenza l’ha fatta nelle due cronometro, ma il vero capolavoro è stato tenere la ruota dei migliori, e alcune volte sopravanzarla come ad Oropa. Così alla centesima edizione per la prima volta ha vinto un corridore olandese. Al secondo posto si piazza Nairo Quintana, il vero sconfitto di questo Giro d’Italia. Partito con tutti i favori del pronostico il colombiano si è pian piano spento, troppo timido sulle salite – forse non aveva le gambe – nonostante la tattica perfetta della sua formazione, la più forte in questa corsa. Troppo spesso Quintana è sembrato telecomandato dall’ammiraglia, come spesso gli è accaduto anche al Tour non è sembrato in grado d’inventare azioni decisive in grado di staccare definitivamente Dumoulin.

Terzo posto per Vincenzo Nibali, che ancora una volta ha dimostrato di essere un grandissimo corridore. Gli anni passano, per il siciliano sono quasi 33 primavere, ma lui è sempre tra i migliori a lottare per la vittoria finale. Gli è mancato qualcosa, pesano i distacchi a cronometro – dove si è difeso bene – e i due momenti difficili sul Blockhaus ed a Oropa. Comunque ancora una volta sul podio a Milano.

Male a cronometro Thibaut Pinot, che a causa della brutta prestazione di oggi scende dal podio, ma torna a casa con la bella vittoria ad Asiago e con la consapevolezza di poter essere un vincente in una corsa di tre settimane.

Male gli italiani con una sola vittoria, quella di Nibali a Bormio, è un risultato insoddisfacente. Bisogna ripartire, giovani di valore ci sono, ma devono iniziare a rimboccarsi le maniche, anche perché Vincenzo Nibali non correrà ancora per molto. Certo le assenze di Elia Viviani per le volate, e Fabio Aru per la generale e le tappe di montagna hanno penalizzato i corridori azzurri.

Buona la prestazione di Domenico Pozzovivo, che chiude questo Giro al sesto posto – di più non poteva fare – e di Davide Formolo che è riuscito a chiudere nella top ten – in decimo posto – anche se non ha conquistato la maglia bianca di miglior giovane, vestita da Bob Jungels.

Si consola anche Mikel Landa, che con la maglia azzurra (miglior scalatore) e una tappa riesce a salvare un Giro rovinato da una caduta collettiva che ha tolto di classifica gli uomini migliori.

Questo Giro è stato quello della ribalta per Fernando Gaviria, che ha conquistato la maglia ciclamino (classifica a punti), e che è sicuramente il velocista del presente e del futuro.

E’ stato un grande Giro, un’edizione che ha visto la splendida Italia protagonista per ventuno giorni. Mai come in questa edizione la corsa rosa ha unito il Paese, da Nord a Sud (Isole comprese). Ogni tappa è stata corsa ad una media altissima, con una lotta per andare in fuga sin dal chilometro zero. Il Giro 100 è finito, ora occhi puntati sulla Francia, dove tra un mese circa si correrà il Tour de France.


 

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