È morta Winnie, la controversa moglie di Mandela

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Aveva 81 anni. Leader del movimento anti-apartheid la moglie di Madiba negli ultimi anni aveva ricevuto molte critiche

È morta Willie Mandela, la moglie di Nelson Mandela. Aveva 81 anni.

Nomzamo Winifred Zanyiwe Madikizela – questo il suo nome – è deceduta presso il Netcare Milpark Hospital di Johannesburg dopo una lunga malattia.

Nata a Mbizana, in Sudafrica, il 26 settembre del 1936, Madikizela è stata una donna politica, per molti anni a capo dell’African National Congress Women’s League e membro del Comitato Esecutivo Nazionale dell’African National Congress. Era stata la prima donna nera del Sudafrica ad aver ottenuto un diploma da assistente sociale. Era il 1956, aveva vent’anni e già questo le fece conquistare una certa notorietà.

In quello stesso periodo conosce Nelson Mandela, diciotto anni più grande di lei, allora avvocato, che divideva lo studio con Oliver Tambo, il fidanzato della migliore amica di Winnie, Adelaide. Due anni dopo, Winnie e Nelson si sposano. Comincia così quella che Winnie definirà con una sintesi efficace: “La mia vita con lui è stata una vita senza di lui”. Mandela è già un eroe del movimento, già sotto processo, già in libertà vigilata – per sposarsi ottiene un permesso speciale di qualche giorno.

Mandela entra in clandestinità nel 1960, viene riacciuffato nell’agosto del 1962 e condannato al carcere a vita. Winnie aveva già avviato il proprio apprendistato di militante.

Winnie è stata sposata con Mandela per 38 anni, compresi i 27 della sua prigionia, ma si era separata da Nelson nel 1992, due anni prima che diventasse presidente. Nel ’96, con Mandela libero e Winnie già parlamentare dell’African National Congress, il loro divorzio divenne ufficiale. I loro rapporti, nonostante lui si fosse risposato, non si sono mai del tutto interrotti. Negli ultimi anni della vita di Nelson, Winnie ha passato lunghe giornate all’ospedale di Pretoria al suo fianco.Durante la prigionia di Madiba, la moglie Winnie ha sostenuto la sua battaglia portando le sue idee in pubblico, ed è stata amatissima dai sudafricani nonostante fosse un personaggio controverso.

Negli anni ‘80 aveva pubblicamente giustificato la tortura e l’esecuzione sommaria come arma di lotta politica, rovinando l’immagine di sé che molti avevano. Tra i vari processi che ha sostenuto, nel 1991 è stata condannata per il rapimento di Stompie Seipei, un attivista che era stato ucciso dal Mandela United Football Club, la squadra delle guardie del corpo della donna. Nel 1998 la commissione sulla verità e la riconciliazione sudafricana stabilì che Winnie era stata «politicamente e moralmente» responsabile, in modo diretto e indiretto, di diversi crimini contro uomini, donne e bambini.

 

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