E se la Consulta non toccasse l’Italicum?

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Per il costituzionalista Roberto Bin, la Corte potrebbe rinunciare a esprimersi nel merito di una legge elettorale ancora mai applicata

Tutti ne parlano, tutti sanno che questo è probabilmente il tema principale su cui si gioca la stessa durata del governo e della legislatura. Eppure, di fatto, non è ancora successo niente né si sa cosa o quando succederà. Per disegnare la riforma elettorale, o almeno tratteggiarne i principi, si attende la sentenza della Corte costituzionale del 24 gennaio e le relative motivazioni (attese all’incirca per la prima metà di febbraio).

Ballottaggio, premio di maggioranza, capilista bloccati, candidature multiple: che sia promosso o bocciato ciascuno di questi elementi dell’Italicum, i partiti si preparano a ritagliarci sopra la nuova legge, che regolerà le prossime elezioni politiche. Dovesse sopravvivere l’impianto maggioritario, sarebbe penalizzato chi (Barlusconi in primis) spinge per una legge di tipo proporzionale. Dovessero rimanere il ballottaggio e/o il premio di maggioranza, riprenderebbe corpo una soluzione di tipo maggioritaria, come il Mattarellum proposto dal Pd. Tutte ipotesi, per ora senza fondamento, dato che dalla Corte non sono trapelati orientamenti in un senso o nell’altro. Nessuno, infatti, può dare per certo che l’Italicum contenga aspetti incostituzionali.

Un’altra soluzione che si sta facendo strada nel dibattito specializzato è quella avanzata dal costituzionalista Roberto Bin su lacostituzione.info: la Consulta – secondo il docente dell’università di Ferrara – potrebbe non accettare di pronunciarsi sul merito della legittimità o meno dell’Italicum. Anzi, l’opinione di Bin, che è condivisa anche da altri costituzionalisti, è che la Corte dovrebbe muoversi esattamente in questa direzione, perché la legge in questione non è mai stata “ancora applicata e anzi al momento della prima ordinanza (del tribunale di Messina) non era neppure in vigore”. Il che vuol dire che viene a cadere uno dei presupposti per l’intervento della Consulta e, prima ancora, del giudice, cioè che “bisogna dimostrare di avere un interesse, che si dice debba essere ‘concreto’ e ‘attuale’, nel senso che senza l’intervento del giudice chi agisce subirebbe un danno, anche se solo potenziale”. Non potendo dimostrare questo danno, poiché la legge non ha mai avuto una propria applicazione, il ricorso alla magistratura sarebbe illegittimo e quindi anche l’eventuale pronunciamento della Corte. La conclusione di Bin è chiara: “Spetta alla politica risolvere il problema di quale sarà la legge elettorale vigente in Italia, invece di attendere che sia la Corte a farlo”.

Già, cosa succederebbe alla politica se i giudici costituzionali dovessero muoversi in questa direzione? Davanti ai partiti si aprirebbe una prateria sterminata, senza alcuna indicazione sulla direzione da prendere. Se essi saranno in grado di stringere un forte accordo condiviso su un modello che però è tutto da ricercare (e sulla data del voto anticipato), allora la riforma potrà procedere rapidamente. Il rischio che si profila, però, è esattamente l’opposto: quello, cioè, di rimanere smarriti, incerti e quindi bloccati. Il che garantirebbe la sopravvivenza del governo Gentiloni e, quindi, la durata della legislatura.

Anche se un intervento del Parlamento sarebbe comunque necessario, per armonizzare i sistemi elettorali di Camera e Senato (come più volte sottolineato anche dal Presidente Mattarella) o anche per evitare un intervento successivo della Corte. Se non si pronunciassero nel merito nei prossimi giorni, i giudici potrebbero comunque accogliere successivi ricorsi, quando l’Italicum avrebbe già dispiegato i propri effetti, facendo ripiombare il Parlamento nella difficile condizione attuale di essere pienamente legittimo, ma eletto con una legge dichiarata illegittima.

È evidente che i giudici non dovranno (o non dovrebbero) farsi influenzare dalle possibili conseguenze politiche delle proprie decisioni. Ma sono riflessioni che circolano negli ambienti accademici e istituzionali e alle quali è difficile rimanere totalmente impermeabili.

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