Effetto Raggi a Roma e provincia: M5s quasi scomparso, centrosinistra forte

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Dopo l’VIII, anche il III Municipio viene conquista dal centrosinistra. Bene il Pd anche negli altri comuni della provincia al voto, da Fiumicino a Velletri

L’effetto Raggi a Roma e provincia è stato dirompente. In negativo, però, per il Movimento Cinque Stelle. “Il vento è cambiato, signori, il vento è cambiato”: così l’allora consigliera comunale grillina commentava il risultato del primo turno delle amministrative che poi, al ballottaggio contro Roberto Giachetti, le avrebbero consegnato la Capitale con percentuali ‘bulgare’. Ora, quelle stesse parole, potrebbero essere utilizzate per descrivere il mutamento di equilibri in corso dopo due anni di fallimentare cura a Cinque Stelle. Dopo la vittoria nel X Municipio dello scorso novembre, in quella Ostia che usciva da due anni di commissariamento e che rappresenta il vero feudo di voti grillino, è stata una continua sconfitta.

Le prime avvisaglie si sono intraviste già nel voto del 4 marzo, quando il centrosinistra riuscì a conquistare ben 4 collegi uninominali su 11 alla Camera e, soprattutto, nel voto per le regionali la coalizione di centrosinistra guidata da Nicola Zingaretti centrò nella Capitale un successo straordinario. Sono poi arrivate le amministrative di giugno, e qui siamo all’attualità.

Roma Capitale portava al voto due Municipi, il III e l’VIII, implosi dopo pochi mesi di lotte intestine ai Cinque Stelle. Per quello della Garbatella la questione si è risolta già al primo turno, con la vittoria di Amedeo Ciaccheri, candidato del centrosinistra, che ha ottenuto, il 10 giugno scorso, oltre il 54% delle preferenze. A Montesacro invece, sono andati al ballottaggio Giovanni Caudo (centrosinistra) e Francesco Maria Bova (centrodestra): l’ha spuntata il primo, con il 56,7% dei voti, ma quello che ha colpito di più è il ruolo da spettatore che ha giocato il Movimento 5 Stelle, proprio in quello che dovrebbe essere il momento più importante dell’era Raggi in Campidoglio.

Stessa sorte è toccata a due importanti comuni del litorale romano, fino a ieri considerato territorio prediletto di caccia per i grillini. A Fiumicino Esterino Montino (Pd) è stato riconfermato sindaco nel testa a testa contro il candidato del centrodestra Mario Baccini, a Santa Marinella Pietro Tidei ha avuto la meglio dell’avversario Bruno Ricci. Anche a Velletri il centrosinistria ha vinto sul centrodestra con Orlando Pocci che ha superato dieci punti Giorgio Greci. In tutto il Lazio, i Cinque Stelle hanno tenuto solo a Pomezia.

Più di un campanello d’allarme, insomma, per la sgangherata amministrazione capitolina. Finita al centro della bufera per l’inchiesta sullo Stadio della Roma, ma già ampiamente compromessa dopo gli infiniti guai giudiziari (tra cui il processo per falso nella vicenda Marra, che coinvolge direttamente la sindaca) e, soprattutto, dopo due anni di gestione disastrosa della città. Esaurito l’alibi di incolpare le precedenti amministrazioni, la pentola dell’incapacità grillina è stata scoperchiata e i cittadini hanno presentato il conto. La Roma di oggi è una città sempre più sporca, dove un incidente stradale (mortale) su tre riguarda le infinite buche che si aprono quotidianamente nelle strade, dove bivaccano specie animali di ogni tipo (dai topi ai gabbiani fino ai cinghiali), dove vedere un’aiuola curata o risanare un’azienda municipalizzata è ormai un miraggio, dove comandano lestofanti, ladri a malversatori.

A tutto questo, a Roma e nel Lazio, il centrosinistra ha contrapposto un modello di governo vincente: quello del governatore Nicola Zingaretti, costruito sul civismo, sul coinvolgimento delle forze migliori della società, sui risultati concreti (dal risanamento dei conti all’uscita dal commissariamento nella sanità che durava da un decennio) e sulla buona amministrazione.

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