L’effetto Zingaretti fa paura al M5s

Focus
Luigi Di Maio

I gazebo del Pd mettono paura ai Cinquestelle. Anche Salvini preoccupato della crisi dei grillini

Tra Pd e M5s ci sono solo 2,3 punti percentuali di distacco. L’ultimo sondaggio realizzato da Swg per il Tg di La7 parla chiaro. E’ l’effetto delle primarie che funge da traino per il Pd che tallona il M5s. Numeri che mettono paura ai grillini che vedono erodere i propri consensi giorno dopo giorno, stritolati da una parte dall’alleato di governo e dall’altra dalla base dei militanti disillusa dalle promesse mancate. Se guardiamo al modificarsi della composizione degli elettorati, per la Lega vediamo da un lato la capacità di acquisire elettori dalle forze del centrodestra, e in particolare da Forza Italia di Silvio Berlusconi, ma anche un buon flusso di elettori che arrivano direttamente dal M5S.

E se la distanza tra i dem e il grillini si assottiglia sempre di più: dal 14% delle elezioni del 4 marzo al 2,3% di oggi, a questo punto non è possibile escludere un clamoroso sorpasso.

Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, persino Salvini sarebbe molto preoccupato per la crisi dei grillini: Di Maio – secondo Repubblica – avrebbe additittura chiesto sostegno all’altro vicepremier.

Grillo aveva definito i dem “persi nelle nebbie delle primarie” in un “vuoto nulla impannocchiato in fronzoli”.  Eppure “quel vuoto” si è contato e vale un milione e mezzo di presenze. Insomma i gazebo del Pd mettono paura, eccome.

E nelle chat interne dei pentastellati il timore è tangibile. Uno tsunami, per usare un termine grillesco. In molti nel movimento speravano che le primarie fossero un flop, in modo da poter suonare il requiem per i dem. Ma le cose stanno andando diversamente.

Di fatto pare che le primarie siano l’ennesimo campanello di allarme per il movimento che si è fatto partito. Come dimenticare il M5s che arriva terzo alle regionali in Abruzzo e in Sardegna. Risultati che nutrono l’incubo peggiore: lo schema potrebbe ripetersi alle elezioni europee.

Di Maio sta tentando di gestire la cosa. Ma c’è un fronte interno che lo preoccupa. L’anima più a sinistra del Movimento Cinquestelle, che si riconosce nella corrente “ortodossa” di Roberto Fico, potrebbe cambiare gli equilibri ora che la leadership di Zingaretti è in atto. E Di Maio non ha dimenticato che c’è un 41% di militanti che avrebbe voluto mandare a processo Salvini.

E’ evidente che l’attuale governo potrebbe non reggere dopo il voto di giugno, quando l’Europa chiederà molto probabilmente una correzione dei conti e Salvini rivendicherà ulteriore spazio nell’esecutivo. E tutto questo mette in subbuglio i già precari equilibri dell’esecutivo gialloverde. Cosa faranno ora i Cinquestelle?

Intanto ieri Di Maio si affrettato a formulare una proposta, in un evidente gioco di tatticismo, chiedendo al Pd di votare per il “salario minimo”, legge che proprio il Pd aveva deposito a luglio dell’anno scorso, prima ancora dei Cinque Stelle.

La risposta di Zingaretti è stata però chiara e punta sul dossier più scottante, la Tav: “C’è un’arroganza in questa maggioranza parlamentare che, per gestire il potere, non vuole ammettere di non essere portatrice di una visione per il futuro dell’Italia. Questo è un costo che paghiamo tutti, perchè è il costo dell’incertezza che ci sta rendendo ridicoli e paghiamo un costo enorme come sistema Paese”.

 

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