Passo dopo passo per far uscire il Paese dalla crisi in cui è sprofondato dopo il 4 marzo

Focus

La prossima contesa elettorale si giocherà sull’Europa e sulla capacità di riformare il Paese. Il Pd dovrà agire da comunità per riuscire a prevalere

Il Paese è in una strettoia. Appeso ad una fiducia parlamentare che stabilirà quando e come torneremo al voto, evidentemente troppo presto rispetto alla necessità di raccordare una nazione che, tranne rare eccezioni, è sempre stata instabile con tutte le conseguenze del caso.

L’idea, però, è che alla fine l’Italia sia un luogo irriformabile, difficilmente trascinabile fuori da un nonsenso politico che prima ancora è umano e culturale. Con quella responsabilità che solo alcuni sanno assumersi, sbattendo sistematicamente contro l’eterno conservatorismo trasversale.

A questo punto è difficile pensare a come ne usciremo se ne usciremo. Prefigurando una contesa dove sarà l’Europa, come è noto, a fare da discrimine. Per impoverire ulteriormente la coscienza italica apparentemente da esaltare ma santificando una volta di più la pancia che si sostituisce a cuore e ragione.

Come è nello stile di chi tenterà di fare cassa sul “non ci hanno fatti governare” per consacrarsi definitivamente. Ignorando, tuttavia, l’incognita di un popolo che a volte – ma solo a volte – può pure stupire.

L’unica speranza, in epoca di minimi termini, è che il Pd rinunci alla ritrovata vocazione suicida da 4 marzo e successivi. In quel “tana libera tutti” in cui in troppi hanno corso per sé e non per l’Italia riscoperta secondo bisogna. Un sentimento più che un’espressione geografica, che per esistere ha bisogno di un orgoglio vero per cui non basta incendiare i cuori manifestanti.

Forse servirà la lucida certezza che i percorsi importanti si ricostruiscono “passo dopo passo”, agendo, una volta per tutte, da comunità non intermittente. Un po’ più di una retorica di circostanza, ma l’ultima chiamata per tornare ad essere Paese e, ad averne voglia, persino Pd.

Tutto, naturalmente, dipenderà dalle pieghe (e dalle piaghe) della politica, in questa fase “nuova” sempre più vecchia che ci consegna all’ennesima transizione. Foriera di cosa ancora non c’è dato saperlo, anche se visti gli attori appare verosimile che tra qualche mese saremo qui a discutere più o meno delle stesse cose.

PS: spero che a qualcuno torni in mente che avere un leader non è poi così sbagliato. Anzitutto dalle parti del Nazareno.

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