Piove sotto le stelle

Focus
Luigi Di Maio

Grande è la confusione sotto le stelle: la sconfitta da M5S provocando confusione nei vertici e irritazione nella base che insulta l’elettorato abruzzese

Grande è la confusione sotto le stelle: il pesante arretramento subito dal Movimento 5 Stelle in Abruzzo sta provocando confusione e problemi nel partito-azienda di Grillo e Casaleggio. Nessuna ambiguità sui numeri: non si tratta di una perdita dello zero virgola qualcosa, ma di un crollo vero e proprio, con la scomparsa di oltre la metà dei consensi rispetto alle elezioni politiche del 2018. Ma la discesa di alcuni punti percentuali c’è perfino se andiamo a vedere i dati delle ultime elezioni regionali, quelle del 2014.

 

Sul voto in Abruzzo, i 5 Stelle non parlano

Da una parte i vertici sono entrati in modalità ‘tre scimmiette’: non vedo, non parlo, non sento. Di Maio e Di Battista, fra i più impegnati in questa tornata elettorale (ricordate le foto sulle nevi abruzzesi del sorridente Di Maio con la bionda candidata 5 Stelle?) tacciono. Nessun commento sui social – solitamente attivi h24 – nessuna ‘comparsata’ sui balconi o sui barconi del Tevere, nessuna dichiarazione. Solo Toninelli se ne esce con un “c’è un po’ di delusione”.

Naturalmente quando si perde, la colpa è sempre degli altri: in questo caso la colpa è degli elettori… Nel movimento che predica la democrazia diretta, che celebra il popolo e la gente, c’è chi sostiene che il voto in Abruzzo sia stato la sconfitta della democrazia.
La tesi auto-assolutoria è della candidata 5stelle Sara Marcozzi: “Non abbiamo niente da rimproverarci. È successo ciò che dicevamo da anni: grandi coalizioni formate da ‘liste civetta’ hanno determinato questo risultato. Permettere, un mese prima, a 8 liste create ad hoc di partecipare alle elezioni è una sconfitta della democrazia“. Insomma, per la Marcozzi bisognerebbe studiare un meccanismo elettorale così democratico che alla fine possa garantire un solo risultato: la sua vittoria.

abruzzo_sonia_marcozziQuesta totale incapacità di analisi del voto, contraddistingue anche la base grillina, la quale dai social lancia strali di odio e livore contro gli elettori abruzzesi, come “Devono morire di fame”, “Meritano il peggio”, “vi piace vivere nelle tende e nelle macerie”.
Nella pagina “Noi Che Vogliamo Un’Italia a 5 Stelle”, quasi 300 mila ‘mi piace’, compare anche una locandina con la foto di Marcozzi e un testo che subito, anch’esso, fa il giro dei social: “Tutto il bene fatto non è servito a niente. La politica del clientelismo e del servilismo, unito a una buona dose di ignoranza, ha avuto la migliore“. Si accusano gli abruzzesi di ignoranza, e poi si commette un errore, una sgrammaticatura grossa come una casa: “ha avuto la

 

Dibba e Di Maio sotto processo. Il problema Lega

Base grillina a parte, nei gruppi dirigenti, fra i parlamentari 5 Stelle ci si sta interrogando sui motivi della sconfitta. Un resoconto delle voci critiche lo fa l’agenzia di stampa Adnkronos: “alla luce dei risultati deludenti, nel M5S c’è chi chiede di rivedere la strategia comunicativa: “Gli elettori vogliono vedere i fatti. Le star andavano bene all’opposizione”, dice all’Adnkronos il deputato Davide Galantino. Sulla stessa lunghezza d’onda la senatrice ribelle Elena Fattori, la quale chiede un cambio di passo in vista del voto di maggio per le europee: “Secondo me – afferma all’Adnkronos – dobbiamo essere imbattibili nella proposta di un programma approfondito. Non è mica un reality o ‘Amici’, è il futuro del Continente”. Al coro dei critici si aggiunge anche la voce di Paola Nugnes. “Se si voleva, in qualche modo, ‘usare’ Di Battista per aumentare i consensi, mitigare le perdite, ri-bilanciare le posizioni, se ne è fatto un uso pessimo. Non credibile da nessun punto di vista”, sottolinea la senatrice 5 Stelle”.

La Repubblica scrive che “I pretoriani del vicepremier si limitano a gettare acqua sul fuoco con calcoli funambolici che dimostrerebbero come il 20,2 per cento contro il 40 delle politiche rappresenterebbe solo una “non vittoria” (copyright bersaniano involontario)”. Mentre Augusto Minzolini, sulle colonne del Giornale, va dritto al nocciolo della questione: il rapporto Lega-5Stelle. “La verità è che nelle formule rituali di ogni sconfitta e nelle acrobatiche spiegazioni appare e scompare, come un fiume carsico, un elemento che sarà sempre più presente nelle analisi del gruppo dirigente ad ogni scadenza elettorale: come confida il sottosegretario all’economia, Alessio Villarosa, «è la Lega che sta diventando il vero problema»”.

Oggi, al primo vertice di governo dopo le regionali in Abruzzo, il vicepremier Luigi Di Maio non si è presentato: è rimasto al ministero dello Sviluppo e ha delegato al suo posto il ministro Fraccaro. Si doveva parlare di Tav e di Venezuela, due fra le tante questioni su cui leghisti e grillini non sono d’accordo.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli