In Catalogna i separatisti vincono ancora, ma la situazione rimane incerta

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La consultazione di ieri ha registrato un’alta affluenza (+7%), ulteriore sintomo di quanto il clima non si sia affatto raffreddato dalle parti di Barcellona

Sono tre i fatti rilevanti usciti dalle urne della Catalogna che ieri ha votato per eleggere il nuovo Parlamento regionale. Il primo: la maggioranza dei cittadini che quest’anno hanno occupato le prime pagine dei giornali di mezzo mondo per rivendicare l’indipendenza hanno inferto un nuovo duro colpo a Madrid. Il futuro parlamento catalano sarà composto in prevalenza da forze indipendentiste. Alla faccia di chi, primo fra tutti Mariano Rajoy, nella capitale spagnola ha usato il pugno duro per riprendere il controllo della situazione. Junts per Catalunya (JxCat, la lista dell’ex presidente Carles Puigdemont, indipendentista), Esquerra Republicana (ERC, sinistra indipendentista dell’ex vicepresidente Oriol Junqueras, attualmente in carcere) e la CUP (sinistra radicale indipendentista) hanno ottenuto in totale 70 seggi, due in più di quelli necessari per assicurarsi la maggioranza in Parlamento.

Secondo fatto: se non fosse stato chiaro il messaggio inviato con il risultato ottenuto dagli indipendentisti, il tonfo registrato dal partito del Presidente Rajoy è altrettanto eloquente. Fermandosi appena sopra il 4% eleggerà non più di 3 dei 135 deputati che formeranno la nuova assise. Nel 2015 ne aveva eletti 8.

Terzo fatto: in molti hanno collegato il crollo dell Ppc con il trionfo di Ciudatans, la forza anti-indipendentista di destra che ha ottenuto 37 seggi, 12 in più di quelli ottenuti alle elezioni di due anni fa. Di certo il crollo della sezione catalana del partito del primo ministro spagnolo Rajoy, ha influito sull’avanzata del partito guidato da Ines Arrimadas, ma non è stato il solo ad aver registrato un risultato deludente. Anche la Cup, la formazione di estrema sinistra che nel 2015 stipulò l’accordo con Junts pel Sí (la lista trasversale che metteva insieme gli indipendentisti di destra e di sinistra) per eleggere Puigdemont alla guida della Generalitat, ha avuto un crollo. E’ passata dall’8,2% al 4,4%, quasi la metà di due anni prima e ben 6 deputati in meno. Questi numeri danno l’idea di come si sviluperrà la discussione dei prossimi giorni per individuare il prossimo presidente. JxCat, la lista collegata a Puigdemont, è andata meglio di ERC, di Oriol Junqueras, e questo avrà un peso determinante sugli equilibri del fronte indipendentista.

L’ultimo dato riguarda in particolare il Governo centrale. La consultazione di ieri ha registrato un’alta affluenza (+7%), ulteriore sintomo di quanto il clima non si sia affatto raffreddato dalle parti di Barcellona. Ora tocca a Madrid prenderne atto e cercare di fare quello che non è riuscito a fare fino ad ora: aprire un dialogo con il fronte indipendentista che non preveda l’uso della forza o la chiusura a qualsiasi tipo di trattativa.


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