Al Senato primo scontro tra Pd e M5s per l’Ufficio di presidenza

Focus

Dai Cinquestelle l’ok per una vicepresidente dem, Anna Rossomando, ma nessun questore. Martina: “Nostra presenza è una questione democratica”

Alla fine non ci sono state sorprese. In Senato, dove si sono tenute le votazioni per l’Ufficio di presidenza, sono stati eletti vicepresidenti, come previsto, la cinquestelle Paola Taverna, la dem Anna Rossomando e per il centrodestra Roberto Calderoli della Lega e Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia.

Sono stati eletti questori Antonio De Poli di Forza Italia, il leghista Paolo Arrigoni e la pentastellata Laura Bottici. I segretari eletti, invece, sono Paolo Tosato, Francesco Maria Giro, Tiziana Nisini, Vincenzo Carbone, Gianluca Castaldi, Michela Montevecchi, Sergio Puglia e Giuseppe Pisani.

Le trattative tra i partiti sono state lunghe e complesse ma alla fine i partiti sono arrivati in aula con un accordo che complessivamente ha tenuto, dopo il Movimento 5 stelle aveva annunciato di votare solo i propri candidati.

Già in mattinata il capogruppo pentastellato Danilo Toninelli aveva rilasciato una dichiarazione che suonava più come una sfida: “Noi abbiamo i numeri per votare due vicepresidenti, quattro segretari e un questore”.

Infatti non sono mancate le polemiche tra Pd e M5s dopo che dopo un lungo confronto in cui sembrava che il Pd fosse destinato a restare fuori dai giochi, i grillini hanno annunciato di votare un vicepresidente dem (e probabilmente un altro in Senato), ma nessun questore. In questo modo i Cinquestelle puntavano a eleggere Taverna in cambio dei voti del Pd per la grillina Bottici come questore.

“È gravissima e senza precedenti la decisione del M5s di non darci anche un questore. È la prima volta nella storia della Repubblica che non viene riconosciuto un Questore alla più grande forza politica di opposizione”, avevano dichiarato dal Pd a Palazzo Madama. A rispondere dal centrodestra Matteo Salvini: “Una forza come il Pd non può imporsi dopo aver perso le elezioni. Cinque anni fa la sinistra, con i suoi numeri, si elesse Boldrini e Grasso, con tanti saluti agli altri: il nostro è stato un atteggiamento per fortuna diverso e più democratico”.

“È in atto il grande gioco della democrazia – ha commentato Matteo Renzi – quando lo facevamo noi si chiamava ‘spartizione dei poteri’ mentre ora si chiama ‘espressione della volontà popolare’. ‘Espressione della volontà popolare’ is the new ‘spartizione dei poteri'”. Sulla questione è intervenuto anche il reggente del Pd Maurizio Martina: “La presenza del Pd nelle presidenze di Camera e Senato con funzioni di rappresentanza e controllo è una questione democratica e dovrebbe riguardare tutti. Siamo il secondo partito del Parlamento e rappresentiamo milioni di elettori che non hanno votato destra e Cinquestelle. La nostra funzione non può essere svilita né la nostra presenza in questi organi fondamentali parlamentari può essere condizionata da contropartite di altri e su altre responsabilità”.

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