Urne aperte, l’Europa vota. E i primi exit poll smentiscono i pronostici

Focus

L’Italia si avvicina al voto delle Europee. E il vicepremier leghista invoca perfino Farage come modello per l’Europa

Dopo Gran Bretagna e Olanda, vanno al voto oggi per le europee Irlanda e Repubblica Ceca. Qui le urne saranno aperte anche domani e la vera incognita è rappresentata dall’astensionismo: alle elezioni del 2014 si recò alle urne solo il 18% degli aventi diritto cechi. In Irlanda, invece, andò a votare il 52% degli elettori e quest’anno l’affluenza potrebbe aumentare dal momento che si vota anche per un referendum per allentare le restrizioni sul divorzio contenute nella Costituzione.

I primi exit poll dall’Olanda hanno mostrato un risultato differente rispetto a quanto annunciato. I laburisti del PvdA sarebbero i grandi vincitori del voto europeo: secondo un sondaggio Ipsos a loro andrebbero 5 seggi al Parlamento europeo. Tiene il partito il liberal-conservatore VVD del premier Mark Rutte, al quale sono attribuiti 4 seggi, mentre non sfonda il Forum per la Democrazia dell’euroscettico e xenofobo Thierry Baudet, che molti sondaggi davano in testa e che con 3 seggi arriva solo in quarta posizione. Un solo seggio va invece all’altra formazione di estrema destra, il PVV di Geert Wilders, e tre ai Verdi di sinistra del giovane Jesse Klaver.

A urne chiuse, in testa c’è dunque il partito del socialista Frans Timmermans, uno degli spitzenkandidaten che aspira a rimpiazzare Jean-Claude Juncker sulla poltrona più ambita, quella di presidente della Commissione europea. Il PvdA di sinistra ottiene il 18% dei voti secondo il sondaggio diffuso contravvenendo a ogni regola dalla tv olandese Nos.

Intanto le Borse europee aprono in rialzo, in l’attesa che tutti i Paesi membri votino. Sullo sfondo permangono i timori degli investitori per uno stallo dei negoziati tra Usa e Cina sul fronte del commercio internazionale. In positivo Francoforte (+0,63%), Parigi (+0,5%) e Madrid (+0,4%), mentre è piatta Londra (+0,02%).

E in Italia?

Qual è il clima politico nel nostro bel Paese a due giorni dal voto? Sempre molto teso, visto i continui battibecchi (veri o presunti) tra i membri del governo. Salvini e Di Maio cercano di rimarcare differenze che, in realtà, non esistono. E oggi il vicepremier leghista invoca perfino Farage come modello per l’Europa.

Quello stesso Farage che dall’Europa vuole uscire a tutti i costi. In un’intervista a La Stampa dice: “L’ho sentito. Con lui siamo già in parola. Come con gli olandesi, i francesi e i tedeschi. Abbiamo vedute comuni anche con ungheresi e polacchi pur appartenendo a famiglie diverse. Possiamo fare davvero la rivoluzione in Europa”. Intervistato anche dal QN, il leader della Lega afferma: “Se il 26 maggio gli italiani premieranno la Lega come primo partito il mio impegno sara’ imporre a nome loro tre priorità, quali? Lavoro. Lavoro. Lavoro. Come? Con una drastica riduzione delle tasse per tutti, a partire da chi produce ricchezza, con l’applicazione di un’unica aliquota al 15%”. Ancora promesse quindi, come se non fosse proprio lui, in questo momento al governo.

“Spero che domenica si capisca che la sola alternativa al disastro di Lega e M5S la si può avere se la lista unitaria del Pd uscirà forte dalle urne”. Così l’ex segretario e deputato del Pd Maurizio Martina, in una intervista a ‘La Stampa’. “Noi dobbiamo prepararci – ha aggiunto Martina – a rappresentare l’alternativa a Lega e M5S, due facce dello stesso problema. Dobbiamo imparare da esperienze come quella spagnola: quando si ha il coraggio di costruire un programma di svolta sociale, un paese ti può nuovamente riconoscere”.

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