Sorpresa, il fronte sovranista non sfonderà

Focus

Nelle proiezioni pubblicate dal Parlamento europeo il fronte europeista di PPE, S&D, ALDE e Verdi resta maggioritario a Bruxelles

La notizia di un clamoroso ribaltone in senso antieuropeista alle elezioni del 26 maggio è contraddetta dai sondaggi. Il Parlamento europeo ha pubblicato una prima serie di proiezioni sulla possibile composizione dell’emiciclo di Strasburgo per la prossima legislatura. Non sono sondaggi condotti in proprio, tengono a precisare dal servizio stampa dell’Europarlamento, ma appunto proiezioni basate su una selezione di sondaggi affidabili condotti dagli istituti demoscopici nei singoli Stati membri fino all’inizio di febbraio, che l’agenzia Kantar ha aggregato per conto del Parlamento.

Una materia, lo diciamo subito, non proprio semplicissima da maneggiare, ma fondamentale per comprendere, per chi lo voglia, situazioni reali, rischi concreti e, in alcuni casi, falsi miti.

La prima notazione, di carattere metodologico, è dirimente: la proiezione assegna i seggi dei singoli partiti nazionali – in attesa che il quadro si chiarisca non può essere altrimenti -, a gruppi politici esistenti. Un quadro che verosimilmente risulterà a maggio profondamente mutato, con alcuni gruppi destinati con ogni probabilità a scomparire (l’EFDD), e partiti nazionali che non hanno chiarito le loro intenzioni e che per questo, nella proiezione, sono stati classificati come “altri”. Per inciso, in questa fattispecie rientra il Movimento Cinque stelle, perso in un limbo sulla futura collocazione europea tanto da arrivare corteggiare l’estremismo dei gilet gialli, alla disperata ricerca dei 25 eurodeputati di sette nazionalità diverse necessarie alla formazione di un nuovo gruppo.

Ma veniamo ai numeri: al netto di cali (quello del PPE e quello, più vistoso, del S&D) e di “boom” più o meno attesi (l’ENF di Salvini accreditato di un +3,5%), il quadro disegnato dalla proiezione è di un Parlamento in cui la maggioranza, tra PPE, S&D, ALDE (i liberali, in crescita) e Verdi, resta saldamente nelle mani di un fronte “europeista”.

Questo perché al netto calo di PPE e S&D (i due gruppi perdono in totale 85 parlamentari), non fa da contraltare, stando ai numeri, una crescita uguale e contraria del fronte sovranista di destra; l’unico unico exploit è infatti attribuibile all’ENF (in crescita di 22 eurodeputati soprattutto grazie al contributo di salviniani e lepenisti), ma con gli altri gruppi della destra europea che calano (l’ECR è accreditato di -24 europarlamentari) o restano al palo. Un fronte, quello dei sovranisti euroscettici, tra l’altro attraversato da profonde divisioni e animato da pulsioni soprattutto nazionaliste.

Insomma, seppur in un quadro incerto, tra voci che vorrebbero il PPE dello spitzenkandidat Weber più “morbido” nei confronti del compagno di partito Orban, e una possibile alleanza tra l’ENF di Salvini e l’ECR di Kaczynski, il dato politico più rilevante è quello che si registrerà sull’elezione del presidente della Commissione europea, per il quale l’ipotesi più verosimile sembra un’alleanza tra Popolari, socialisti, Alde e Verdi.

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