Ma in Europa i sovranisti vengono respinti con perdite

Focus

Il fronte sovranista ha abbaiato ma non ha affondato il morso. Maggioranza in mano al fronte europeista con Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi

Un risultato a macchia di leopardo, con esiti clamorosi e di segno opposto come quello dei verdi in Germania e di Orbàn in Ungheria (e ovviamente della Lega in Italia), ma che consegna un dato, a urne definitivamente chiuse, che parla con chiarezza di un’ondata sovranista che ha molto abbaiato senza però arrivare ad affondare il morso.

I cittadini europei dunque, chiamati per la prima volta nella storia a un voto diventato, per chiara volontà dei sovranisti – foraggiati dalle superpotenze extraeuropee -, uno spartiacque tra favorevoli e contrari al progetto comune, hanno risposto forte e chiaro che il futuro che vogliono è tutto dentro l’Unione europea.

Un risultato che porta la firma soprattutto dei più giovani, determinanti sia per il dato sull’affluenza (al 50,5%, la più alta degli ultimi vent’anni), che per il risultato acquisito dai verdi in Paesi come la Germania (secondo partito con il 20,7%) e la Francia (terzo partito al 13,1%, prima dei socialisti).

Ma anche i partiti tradizionali (e filo europei), pur arretrando, hanno retto, con il Ppe in calo di 38 deputati (da 217 a 179), ma che si conferma la prima forza dell’Europarlamento, e i Socialisti e Democratici che pur con 34 eurodeputati in meno, mantengono il secondo gradino del podio con 152 seggi.

Un arretramento che non consegna ai due grandi partiti europei la maggioranza assoluta, ma che è quasi specularmente compensato dall’avanzata dell’altro pezzo del fronte europeista: i liberali dell’Alde, con l’apporto di En Marche passati da 66 a 105 eurodeputati, e dei Verdi, che guadagnano 17 seggi. Numeri che sottotraccia, per molti osservatori, già parlano di un “effetto Greta , che si prevede porterà finalmente al centro il tema della sostenibilità.

Sul fronte del prossimo governo dell’Ue, se una possibile apertura del Ppe ai tre gruppi euroscettici (che insieme non superano i 170 deputati) è data definitivamente per tramontata, fonti da Bruxelles vicine ai socialisti confermano che, allo stato, la situazione si presenta confusa.

Se ormai è data quasi per scontata una maggioranza Ppe, S&D e Alde, a cui dovrebbero aggiungersi i Verdi (per arrivare a un’ampia maggioranza di 504 eurodeputati su 751), la partita che si gioca adesso è su chi andrà a ricoprire quali caselle, tra presidenza della Commissione, dell’Europarlamento e del Consiglio, e Bce. I tre spitzenkandidaten Timmermans (S&D), Weber (Popolari) e Vestager (Liberali), hanno già fatto sapere di ambire alla presidenza della Commissione, ma le stesse fonti socialiste confermano che, alla fine, a tenere insieme gli interessi nazionali (soprattutto di Germania e Francia) e delle istituzioni europee potrebbe essere un quarto nome ‘esterno’, come quello di Michel Barnier.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli