Mattarella scioglie, Italia al voto il 4 marzo. Gentiloni in campo

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Parte virtualmente la campagna elettorale

La diciassettesima legislatura è ufficialmente terminata. Sergio Mattarella ha sciolto le Camere dopo aver incontrato prima il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e poi i presidenti di Senato e Camera Pietro Grasso e Laura Boldrini.

La data delle elezioni politiche fissara dal Consiglio dei ministri è quella del 4 marzo. Il Governo resta in carica per l’ordinaria amministrazione ma con compiti importanti soprattutto in politica estera.

Il premier ha tenuto la tradizionale conferenza stampa di fine anno esponendo i risultati del suo governo soprattutto in campo economico, nella legislazione sociale e per i nuovi diritti e nella politica europea.

Fra le molte cose dette, spicca l’affermazione secondo la quale “l’Italia si è rimessa in moto” e la soddisfazione per aver completato la legislatura “in maniera ordinata”. Gentiloni non ha risposto direttamente sul “dopo” ma ha assicurato che anche a Camere sciolte l’esecutivo “non tirerà remi in barca”.

Il premier sarà pienamente in campo nella campagna elettorale. In questo senso ha perorato la causa del Pd, “una forza tranquilla di governo“, auspicando “un suo successo” contro “chi semina paura e dilettantismo“. Un tono non polemico e da uomo di Stato che certo non dimentica di essere una delle principali “punte” di un Partito democratico dato dai sondaggi in affanno e alla ricerca di nuovi consensi.

Nessuna polemica sulle banche e nemmeno sulla controversa vicenda dello Ius soli, sulla quale ha spiegato che “non si è riusciti a formare una maggioranza favorevole” (lo avevamo spiegato qui) su un provvedimento che egli avrebbe finemente voluto e che comunque, proprio perché non è stato bocciato dal Parlamento, resta “vivo” nell’agenda politica.

Sull’intervento del suo Governo sulle banche il presidente del Consiglio è stato tranchant: “C’è chi dice che abbiamo messo soldi pubblici regalandoli alle banche. In realtà si trattava di salvare il risparmio e l’economia di interi territori e, per le cosiddette banche di sistema, di evitare conseguenze di sistema, altro che regalare soldi ai mariuoli“.

Il discorso di Gentiloni si salda a quello contenuto nell’intervista di Matteo Renzi alla Stampa: “Il Pd ha rimesso l’Italia in carreggiata”. Quanto al prossimo premier, il segretario del Pd ha detto: “Spero per l’Itlia che sia un uomo del nostro partito”. Non è la prima volta che Renzi non fa un nome preciso, tantomeno il suo, in coerenza con un dato di realtà in base al quale sarà il presidente della Repubblica a sceglierlo non solo in conformità dei suoi poteri ma anche perché il concetto di candidato premier non esiste né nella Costituzione formale e nemmeno più in quella materiale.

Mentre si registrano ancora bordate fra Di Maio e Berlusconi, il 0d continua a lavorare sulle alleanze. Piero Fassino ha spiegato che è ferma intenzione del Pd centrare l’obiettivo dell’intesa con +Europa di Emma Bonino.

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