Par condicio per i giornalisti? La parola ai conduttori

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Il nuovo regolamento AgCom prevede il rispetto del contraddittorio anche per i giornalisti. Ne parlano con Democratica alcuni conduttori

Dopo la par condicio per i politici, arriva un regolamento che impone il rispetto del contraddittorio anche per i giornalisti ospiti dei talk. È quanto ha stabilito l’AgCom – l’Autorità garante delle telecomunicazioni – che alle norme ‘classiche’ sulla par condicio in campagna elettorale ha aggiunto alcune postille inedite, che hanno già messo in fibrillazione le redazioni delle trasmissioni politiche.

Il regolamento AgCom

In pratica, il regolamento diffuso dall’AgCom prevede una sorta di contraddittorio anche quando a essere ospitati sono giornalisti e opinionisti. Letteralmente, l’art. 2 del regolamento recita: “Laddove il format del programma preveda l’intervento di un giornalista o di un opinionista a sostegno di una tesi, deve essere garantito uno spazio adeguato alla rappresentazione di altre sensibilità culturali in ossequio non solo al principio del pluralismo ma anche del contraddittorio, della completezza e dell’oggettività dell’informazione stessa, garantendo in ogni caso la verifica di dati e informazioni dal confronto”.

Una norma che, è la preoccupazione che comincia a circolare nelle redazioni, sembrerebbe imporre a un giornalista ospite di una trasmissione politica in campagna elettorale di dover “dichiarare” la propria appartenenza o “sostegno di una tesi” che dir si voglia.

Le opinioni dei conduttori

Il regolamento parla esplicitamente di “tv private”, ma il servizio pubblico è sottoposto, se possibile, a norma ancora più stringenti. Ne ha parlato con Democratica il direttore di RaiNews24 Antonio Di Bella, reduce dalla prime riunioni con all’ordine del giorno lo studio di norme e regolamenti per la campagna elettorale.

“Credo che l’obbligo di equilibrio, in periodo pre-elettorale e non, debba valere per tutti – ha detto Di Bella a Democratica – servizio pubblico e tv private. Ma ritengo – ha aggiunto il direttore – che una super regolamentazione che tende a catalogare tutto, dagli attori a chi fa satira ai giornalisti, cercando di creare delle categorie, sia non tanto pericolosa quanto inefficace. Ho seguito tante campagne elettorali e buon senso ed esperienza valgono più di una direttiva precisa nei dettagli”.

Di parere diverso Paolo Del Debbio, storico conduttore su Rete 4 de Dalla vostra parte e Quinta colonna, che ci ha raccontato come, per le sue trasmissioni, invitare i giornalisti in base all’orientamento sia ormai già da tempo una prassi consolidata. “Noi lo facciamo regolarmente – ha detto Del Debbio – e se qualche volta non lo abbiamo fatto è perché il giornalista scelto non poteva. Più che l’appartenenza politica a noi interessa la tendenza generale dell’ospite, e non c’è dubbio che, ad esempio, Mario Giordano non sia del Pd e Claudia Fusani non nutra simpatie per Forza Italia”.

“Certo, un giornalista non deve essere obbligato a dichiararlo – ha aggiunto – anche perché c’è la segretezza del voto, ma che possa essere orientato in un certo modo è più che normale, anche perché da noi vengono a fare gli opinionisti, e a noi interessano proprio in quanti portatori di un’opinione”.

Chi invece è fuori di sé è David Parenzo, conduttore su Radio24 de La Zanzara e su La7 di L’aria che tira estate e In onda.

“Questo regolamento dell’AgCom a me sembra una follia – si è sfogato Parenzo – frutto dell’idea malsana di voler regolamentare tutto. Un grave errore che nasce perché si confondono fatti e opinioni, avendo paura delle opinioni. Ma quello che non si comprende è che mentre i fatti possono far cambiare opinione, le opinioni non possono cambiare le opinioni. Da un giornalista mi aspetto dei fatti, da un commentatore politico mi aspetto delle opinioni, ma perché devo sapere, ad esempio, per chi vota un professionista come Stefano Folli o come Maurizio Molinari? Ciò che mi interessa sono i fatti e le opinioni che mi racconteranno. E io stesso non so cosa sono, renziano, anti renziano, davvero non non saprei definirmi”.

Per Parenzo il regolamento dell’Autorià garante per le telecomunicazioni “è l’effetto delirio di uno Stato che vuole regolare tutto, ma l’eccesso di norma porta a cattive norme e anche a un’applicazione arbitraria. Contro questo regolamento dell’AgCom mi piacerebbe organizzare una protesta gandhiana e non violenta, un talk unico a reti unificate con un grande teatro elisabettiano con i politici sul palco e sugli spalti tutti i giornalisti di tutte le testate, così rispettiamo la ‘par condicio’”.

Al Tg di La7 ancora non ne hanno discusso nel dettaglio, ma Alessandra Sardoni ha già espresso la sua contrarietà. “Mi sembra una norma incredibile – ci ha detto la giornalista -, da una parte ambigua e dall’altra impropria. Non si possono assimilare i politici ai giornalisti”.

Dello stesso avviso Corrado Formigli che, sempre su La7, conduce PiazzaPulita. “Trovo il regolamento tendenzialmente fumoso, inapplicabile, di difficile comprensione e secondo me lascia un enorme margine di discrezionalità nel valutare i comportamenti”. Ma per il giornalista c’è un difetto più evidente e grave di tutti gli altri: “Considera gli spettatori dei bambini”.

“Il pluralismo e il rappresentare le diverse sensibilità culturali, i diversi punti di vista – ha detto a Democratica – fa già parte di un obbligo preciso dei giornalisti, ma questo non a un mese dal voto, sempre”. Si tratta di “una regola di equilibrio che poi deve contemperarsi con la libertà di ognuno di esprimere il proprio punto di vista. La scenografia di PiazzaPulita ha il Quarto Stato ridisegnato da Francesca Montinaro in cui al posto dei protagonisti ci sono i migranti. È chiaro che quella è una posizione forte sul tema dei diritti degli immigrati e sullo ius soli. Ora dovrei fare un’altra scenografia in cui si veda anche la sfilata di Acca Larentia? È chiaro che noi ci schieriamo su certi temi, ma facciamo in modo che vengano rappresentati anche punti di vista opposti a quelle che sono le nostre convinzioni. Questo fa parte del nostro mestiere, non ce lo deve venire a dire l’Agcom. Con un regolamento di questo tipo c’è il rischio di essere sanzionati sulla base di un parere tutto opinabile, non c’è nessun elemento oggettivo in questo”.

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