Al via la discussione. Parlano i dirigenti locali

Focus

Abbiamo provato a tracciare una prima fotografia dai territori, sentendo alcuni dei segretari di circoli, da Nord a Sud

Nei momenti di crisi, si sa, quello di tornare alle origini è una specie di riflesso condizionato e rassicurante, un po’ come Rossella O’Hara in Via col Vento che nel finale del kolossal, nel momento più buio della sua vita, lascia intendere che tutto ripartirà ancora una volta da Tara.

E così anche il Partito democratico, dopo la batosta del 4 marzo, prova a riprendere le proprie fila da lì, dai circoli e dai territori, un patrimonio unico che, nelle intenzioni, dovrà rappresentare lo scheletro della creatura rigenerata che dovrà per forza di cose nascere dopo lo shock del voto.

Nelle intenzioni di Maurizio Martina, il nuovo segretario che su mandato della direzione ha preso in mano il timone del partito dopo le dimissioni di Matteo Renzi, questa “rigenerazione dal basso” avrà la forma, per cominciare, di una mobilitazione straordinaria nei territori, con seimila assemblee nei seimila circoli, dalle grandi città ai più piccoli centri di periferia, le “antenne” dei dem sul territorio.

E l’organizzazione di questa mobilitazione è già partita, con una prima riunione ieri al Nazareno con Martina e alcuni segretari regionali e metropolitani, e le prime assemblee che cominceranno a tenersi già nei prossimi giorni.

Una specie di viaggio in Italia di cui Democratica proverà a fare un racconto.

A Milano Pd primo partito, ma non basta

Per cominciare, abbiamo provato a tracciare una prima fotografia dai territori, sentendo alcuni dei segretari, da Nord a Sud, presenti alla riunione con Martina.

A cominciare da Milano, dove il dato è in controtendenza e, ci tiene a sottolineare il segretario metropolitano Pietro Bussolati “il Pd è il primo partito, anche se abbiamo raccolto un risultato positivo al centro e abbiamo avuto più difficoltà nelle periferie”.

“Per quanto sia importante una buona classe dirigente locale – ci racconta Bussolati, passando ad analizzare il voto del 4 marzo -, il risultato sconta anche un dato nazionale. Il dato più importante che il voto ci consegna è quello di un desiderio di protezione da parte di chi si sente escluso dall’area delle opportunità, che noi non siamo riusciti a rappresentare”.

Per quanto a Milano il Pd abbia vinto in alcuni dei pochi collegi andati al centrosinistra al Nord, per Bussolati “non esiste un ‘modello Milano’ che fa vincere le elezioni, quando è chiaro che il voto va altrove. Ciò che conta è la capacità di dare risposte ai bisogni, perché chi oggi ha paura del futuro ha votato Cinquestelle e Lega”. Ma è vero, rivendica il segretario, che a Milano “c’è una buona amministrazione e che i governi a guida Pd hanno valorizzato la città”.

Quanto alla mobilitazione sui territori proposta da Martina, per il segretario milanese “è giusto ripartire dai circoli, consci però che da soli non bastano. I circoli vanno riempiti di idee e di persone e diventare luoghi di attrazione anche di energie nuove”.

In Emilia Romagna c’è voglia di partecipazione

Passando a un territorio che, per quanto diventato terreno di caccia della Lega, è rimasto una enclave del Pd, e cioè l’Emilia Romagna, per il segretario Paolo Calvano “nei giorni dopo la sconfitta si è respirata una gran voglia da parte di iscritti e militanti di poter dire la loro”, dunque “l’iniziativa di Martina è in linea con le aspettative del nostro territorio. Un’occasione per rimettere in moto il partito dopo una sconfitta importante, dopo la quale c’è però grande voglia di ripartire”.

E a proposito della sconfitta, per Calvano “hanno inciso le parole d’ordine, che erano sicurezza, muri, dazi, e che hanno reso più complicato per noi concentrarci sulle nostre parole: giustizia sociale, equità, solidarietà, diritti. Parole che però sono il nostro Dna e che noi dobbiamo avere la forza di far tornare di moda”. “Il sentimenrto di paura ha condizionato molto – aggiunge il segretario emiliano – tanto è vero che in Emilia Romagna, una terra caratterizzata da sicurezze, il flusso è stato dal Pd alla Lega. La paura c’è, e prima di chiederci se sia vera o meno, dobbiamo avere la forza di affrontarla, senza rinunciare a noi stessi”. Per Calvano “nei territori dobbiamo individuare i problemi e provare a dare le soluzioni, come succedeva una volta ma sapendo che siamo nel XXI secolo. Ci sono risorse sul territorio che possono aiutarci, facciamolo insieme, senza perderci nella ricerca di capri espiatori”.

Dopo due anni di Raggi a Roma il Pd cresce

Continuando a scendere nello stivale, un discorso a parte lo merita Roma, dove alle regionali il Pd si è affermato come primo partito e dove, ci racconta il segretario romano Andrea Casu, “riusciamo a raccogliere risultati importanti nelle aree centrali, mentre facciamo fatica nelle periferie e tra il milione di romani che vivono fuori dal raccordo”. “Proprio per questo – continua il ragionamento Casu – dobbiamo rafforzare l’impegno nelle aree più in difficoltà, dove è ormai evidente il fallimento dell’amministrazione Cinquestelle”.

“A Roma il Pd e la coalizione hanno guadagnato in due anni oltre centomila voti. Siamo tornati a raccogliere consenso in città, ma Roma non è stata costruita in un giorno e purtroppo non sono bastati due anni di governo dei grillini per aprire gli occhi a tutti gli italiani sulla loro incapacità”.

Passando ad aprire il capitolo Mezzogiorno, tappa obbligata è quella Campania dove Di Maio ha fatto incetta, arrivando a raccogliere in alcune aree oltre il 60% dei voti.

Dalla Campania un grido di aiuto dalle zone popolari

Per la segretaria Assunta Tartaglione “l’esito del voto impone una riflessione profonda. Un Pd che tiene tra le élite e sprofonda nei quartieri popolari è un messaggio chiaro che richiede contromisure forti”. Per la segretaria campana gli interventi del Governo per la Campania vanno difesi, “ma non si può pensare che misure strutturali diano effetti immediati. Se c’è un problema di povertà che aumenta, noi dobbiamo stare lì”.

Per Tartaglione “dobbiamo ripartire innanzitutto mettendo da parte una volta per tutte le liti interne. Il secondo passo, come indicato da Martina, è quello delle assemblee nei circoli. E’ dura, ma se ognuno dà il proprio contributo possiamo tornare a essere una squadra e a ridare entusiasmo e speranza”.

In Sicilia il Pd adesso è l’unica risposta

Ultima tappa, la Sicilia del 28 a zero per i Cinquestelle nei collegi, dove per il segretario di Messina Paolo Starvaggi quella di tornare sui territori è un’ottima iniziativa. “Noi il massacro lo avevamo già vissuto prima, con Genovese prima e con il sindaco Accorinti poi, per cui ci siamo organizzati per tempo. Dopo 4 anni di commissariamento mi sono insediato lo scorso luglio con una segretaria unitaria, abbiamo riaperto 60 circoli in tre settimane e abbiamo portato il Pd a Messina ad avere la più alta percentuale in Sicilia, con il 16% contro, ad esempio, il 12% di Palermo”.

L’opinione di Starvaggi è che “non contano i potentati locali e nemmeno esperienze come quella di Leoluca Orlando. Contano i territori. L’idea di tornare nei circoli e di parlare a giovani è quella giusta e noi lo abbiamo sperimentato. Già a partire dalle amministrative di giugno siamo convinti di poter vincere. La destra qui è scomparsa ed è stata soppiantata dal Movimento cinque stelle, che però alla lunga non può essere la risposta. Il Pd oggi resta l’unica soluzione per la Sicilia e anche da qui può ripartire la rinascita”.

Insomma, come diceva Rossella O’Hara, domani è un altro giorno.

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