“Le mie proposte per il FVG. Fedriga? Scappa dal confronto”. Parla Sergio Bolzonello

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Intervista al vicepresidente della Regione uscente candidato governatore del centrosinistra: “Le mie priorità? Lavoro, scuola, sostegno a coppie e famiglie”

È il vicepresidente uscente del Friuli Venezia Giulia Sergio Bolzonello – con alle spalle anche due mandati da sindaco di Pordenone dal 2001 al 2011 – a rappresentare la coalizione di centrosinistra (formata da Pd, Open Sinistra FVG, Slovenska Skupnost e Cittadini per Bolzonello Presidente) alle elezioni per il nuovo governatore della Regione, oggi 29 aprile. Dovrà vedersela con tre candidati: il leghista Massimiliano Fedriga per il centrodestra, il grillino Alessandro Fraleoni Morgera e Sergio Cecotti di Patto per l’autonomia.

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“In questi cinque anni – racconta Bolzonello – abbiamo governato creando davvero una possibilità per il Friuli Venezia Giulia. La regione nel 2013 aveva perso 23mila posti di lavoro e 1 milione e 300mila presenze turistiche, era in un momento di abbandono totale. Attraverso una serie di riforme l’abbiamo rilanciata, recuperando 11mila di quei 23mila posti di lavoro e 1 milione e 200mila presenze turistiche, abbiamo segnato il record di export e tutte le materie economiche sono con segno più”, racconta Bolzonello che alla retorica della campagna elettorale del centrodestra vuole contrapporre fatti concreti e un programma per continuare a investire sull’occupazione, sul welfare, sull’istruzione e sulla natalità che in Friuli Venezia Giulia è al di sotto della già bassa media nazionale.

Bolzonello, il voto cade a due mesi dalle politiche. Come vede questo appuntamento alla luce del risultato del Pd a livello nazionale?
È un appuntamento complicato, certo, però vedo anche che dopo 50 giorni non si è ancora arrivati a formare un governo. C’è un’incapacità di leggere le esigenze di questo Paese sia da parte del centrodestra che del Movimento 5 stelle. In questa situazione invece spicca la capacità del centrosinistra di essere comunque presente nonostante il risultato del 4 marzo. In Friuli Venezia Giulia la nostra campagna è stata interamente basata sui contenuti, sulle proposte, guardando al futuro per la nostra comunità. La loro campagna è basata solo sulla paura.

La retorica e il populismo sono stati l’arma del centrodestra in campagna elettorale?
Assolutamente sì, sia a livello nazionale che locale. Un esempio è il patto dei governatori del centrodestra al nord (quello tra Luca Zaia per il Veneto, Massimiliano Fedriga per il Friuli Venezia Giulia, Giovanni Toti per la Liguria e Attilio Fontana per la Lombardia, ndr). Dopo il patto con gli italiani di Berlusconi, ora c’è il patto dei presidenti delle regioni del nord. Un modo stucchevole di portare all’omologazione una terra di autonomia e socialità attraverso un asse lombardo-veneto. È inaccettabile. E in due mesi di campagna elettorale c’è stato un unico momento in cui sono riuscito a incrociare il candidato leghista Massimo Fedriga per un confronto sulla sanità, per il resto si è sempre rifiutato di incontrarmi, non si è mai presentato a incontri organizzati dai media o dalle associazioni. Il motivo è che Fedriga sta portando avanti una campagna nazionale priva di contenuti e basata sulla paura, cavalcando il tema dei profughi.

Fedriga è stato però molto presente sui media nazionali, dalla carta stampata alla tv.
Questo è l’altro dato che fa davvero infuriare perché se la legge sulla par condicio c’è allora va rispettata. Ma così non è stato, Fedriga ha avuto il palcoscenico nazionale per 50 giorni. Questo è il loro modo di agire. Gli organi preposti avrebbero dovuto intervenire, ma nonostante le sollecitazioni non c’è stata alcuna risposta.

Vi presentate a queste elezioni forti di quanto avete fatto in questi cinque anni: quali sono state le riforme più importanti?
Ci presentiamo anche con le criticità di questi anni, quindi con i pro e i contro. Abbiamo portato avanti la riforma degli enti locali, al momento siamo l’unica Regione che non ha più le province, ma un rapporto diretto Regione-Comuni attraverso le Unioni territoriali intercomunali, ovvero unioni di Comuni per la condivisione di servizi. Poi la riforma della sanità: siamo l’unica Regione che si paga e si gestisce la sanità. È stata una riforma profonda, importante, che ha messo in sicurezza il sistema, ma come tutte le riforme comporta una serie di disagi finché non va a regime. Infine la riforma dell’economia, portata ad esempio da tutti i miei competitor: una delle misure che mi permette non solo di andare a testa alta (avendo avuto tutte le deleghe all’economia) ma anche di far capire alla gente come abbiamo tirato fuori la regione da una secca di una crisi spaventosa.

Quali sono le sue proposte per il futuro della Regione?
Continuare a creare nuovi posti di lavoro con l’ecosistema economico che grazie a questa riforma abbiamo contribuito ad ampliare e ad alimentare. Ma vogliamo anche aumentare la qualità del lavoro aumentando i contratti a tempo indeterminato e le retribuzioni. La nostra proposta è che per ogni posto a tempo determinato che viene portato a tempo indeterminato ci sia l’abbattimento dell’Irap per cinque anni e l’abbassamento dell’Ires dal 24 al 22%. E poi la scuola: vogliamo arrivare attraverso una trattativa con lo Stato alla regionalizzazione del settore sulla base del sistema trentino. Quando cambiano i modelli sociali la scuola deve essere al centro di tutti i processi sia per la formazione che per l’entrata nel mondo del lavoro dei nostri ragazzi. Infine c’è la questione della natalità: il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni più vecchie d’Italia, dobbiamo invertire questa tendenza con aiuti a sostegno delle coppie e della famiglia. E poi una misura shock: non più bonus bebè, ma un patto tra Regione e famiglie attraverso una misura che preveda 1200 euro all’anno per 18 anni. Una misura strutturale che dà speranza, che dà possibilità.

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