Quello che non torna in questa campagna elettorale

Focus

Oggi più che mai ha senso parteggiare per le nostre idee ed essere orgogliosi di far parte di quella squadra che negli ultimi anni ha salvato l’Italia

Il contrappasso più giusto che ti viene da augurare ad un Paese senza memoria è quello di vivere in un eterno presente mentre il tempo passa incurante. Poi ti ricordi che quel paese è nostro o, per dirla in altri termini, quel paese siamo noi.

Ricordo una prima pagina, quella de “Il Sole24 ore” che, a caratteri cubitali, titolava “Fate presto”. Sono passati solo sei anni ma, per la coscienza collettiva, sembra ne siano trascorsi sessanta o seicento. In una sorta di rimozione di massa, degna di una puntata della serie “Black Mirror“, molti hanno dimenticato che quelli che oggi vogliono salvare l’Italia sono gli stessi che nel 2011 l’hanno lasciata penzolare sopra l’abisso, sfrecciando su via del Plebiscito tra folle urlanti e lanci di monetine.

Mi si obietterà che sono di parte, è vero, ma il mio parteggiare è legato ad un processo che ho contribuito a costruire assieme ad una squadra che da anni impegna tempo e passione in un progetto in cui crede. Un progretto che trova massima espressione nelle riforme di quei governi Pd che non solo negli ultimi anni hanno risollevato il Paese, ma gli hanno ridato dignità. Sarebbe bello parlarne, confrontarsi con chi sostiene il contrario come accade in qualunque democrazia matura, invece in Italia siamo obbligati ad assistere a soliloqui superomistici senza alcuna aderenza con la realtà o contraddittorio.

In tal proposito non vi pare quantomeno curioso che tutti parlino male di Matteo Renzi – neanche tanto del Pd, proprio di lui – ma nessuno abbia il coraggio di confrontarcisi pubblicamente? Ragioniamo, io un confronto con Virginia Raggi su Roma lo accetterei anche domani, se il nostro segretario è la tragedia che sostengono Salvini, Berlusconi e Grillo perchè questi signori scappano da settimane? Ma come, vogliono ribaltare i tavoli dell’Europa, bloccare gli sbarchi in Italia, fare la rivoluzione ed hanno paura di confrontasi con un uomo che avrebbe combinato solo guai? Capite che qualcosa non torna. Che poi non è solo una questione tra partiti, il confronto tra candidati è un dovere verso gli italiani che devono votarti, non un favore nei confronti dell’avversario politico.

Anche perché parlare continuamente di sé, circondati di gregari accondiscendenti, può causare gravi scompensi in termini di giudizio di realtà. Penso al Movimento 5 Stelle che continua ad incensare l’orgoglio della propria diversità e, nel frattempo, viene travolto dalle relazioni torbide con la famiglia Spada, dal candidato Dessì che paga sette euro al mese d’affitto, dai licenziamenti alla Multiservizi, dalla denuncia all’Agcom per  violazione della par condicio e dell’ uso delle istituzioni a proprio vantaggio. Citando solo gli ultimi dieci giorni, parlando solo di Roma e tralasciando temi come rimborsopoli, bonifici truccati, vaccini, squallide polemiche sulle ONG e sui migranti.

Per non parlare della coalizione di centrodestra, quella che parla di unità ma assieme non è in grado di organizzare neanche una pizza il venerdì sera. Quella destra che con la flat tax è orgogliosa di far risparmiare cinquecento euro annui agli operai ma dimentica di dire che un Berlusconi ne risparmierebbe novecentomila. La destra di Salvini, il sedicente Trump italiano che vuole governare l’italia ma non riesce a governare le liste elettorali al fine di impedire che il futuro autore di una tentata strage razzista si candidi come consigliere del suo partito.

In mancanza di contraddittori non c’è nessuno che contesti tutto questo, nessuno che possa portare i dati relativi al recupero del fatturato delle industrie italiane a chi parla di crisi o quelli relativi agli omicidi a chi parla di sicurezza. Il mio naturale ottimismo mi ricorda che questo resta il Paese che ancora si commuove per la magistrale esecuzione di Favino de La notte poco prima della foresta” di Bernard-Marie Koltès ma, nel vuoto di valori che cresce come edera intorno al vuoto politico, avverto anche come torni ad alzare la testa chi pensa d’imporre le proprie idee con la violenza, le aggressioni e le intimidazioni.

Anche per questo oggi più che mai ha senso parteggiare per le nostre idee, oggi più che mai ha senso essere orgogliosi di far parte di quella squadra che negli ultimi anni ha salvato l’Italia. Noi non siamo quelli che cavalcano le paure, siamo quelli che tentano risolvere i problemi che le creano, siamo quelli orgogliosi del proprio antifascismo ma anche quelli che non hanno nessun problema a condannare chi inneggia alle Foibe o picchia in massa un carabiniere.

A pochi giorni dal voto ricordiamo che il nostro entusiasmo ha basi concrete, che la nostra comunità è quella della forza tranquilla che in questi anni ha portato l’Italia fuori dalla palude e che, da adesso in poi, può farle spiccare il volo.

Andiamo avanti con Matteo Renzi, con Paolo Gentiloni e con Nicola Zingaretti, non lasciamo che destra e populismi rovinino il nostro lavoro ed il nostro Paese.

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