Un giallo di 34 anni: chi è Emanuela Orlandi e perché è scomparsa

Focus

Tante, forse troppe, ipotesi e mai nessuna verità

Era il 22 giugno 1983. Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia, scompare in circostanze ancora misteriose. La sua storia appassiona e intriga ancora oggi. Davvero tante cose sono state dette, tante piste sono state seguite e tanti interpretazioni sono state date, ma la verità è ancora molto lontana.

Che cosa sappiamo con certezza? La ragazza, che all’epoca aveva 15 anni, frequentava da anni una scuola di musica dove seguiva corsi di pianoforte, solfeggio, flauto traverso e canto. Quel pomeriggio, con le scuole appena chiuse, si era recata a lezione di musica intorno alle 4 del pomeriggio e verso le 19 aveva chiamato a casa da un telefono pubblico, raccontando ad una delle sue sorelle che un uomo le aveva offerto un lavoro molto ben retribuito come promoter di prodotti cosmetici. La sorella le sconsigliò di accettare e le chiese di tornare a casa per parlarne con i genitori: quello fu l’ultimo contatto che la famiglia ebbe con Emanuela.

Dopo la telefonata, la Orlandi raggiunse due compagne di corso alla fermata dell’autobus in Corso Rinascimento ma non prese il bus con loro perché il mezzo era troppo affollato. Da quel momento nessuno la vide più. 

La convinzione più diffusa, almeno in un primo momento, sembrava essere che la ragazza si fosse imbattuta in un poco di buono che aveva approfittato della sua buona fede. Nel tempo però, anche se poi non ci sono mai state vere e proprie prove ma soltanto indizi, la situazione si è ingarbugliata: servizi segreti, pedofilia, Banda della Magliana e molto altro ancora.

Ma anche di depistaggi ce ne sono stati molti. Uno fra tutti: pochi giorni dopo la scomparsa, alla famiglia di Emanuela arriva la telefonata di un certo Mario, che si dice il proprietario di un bar nel centro di Roma. Dice di aver incontrato due ragazze che vendono cosmetici, una delle quali si chiama Barbarella e assomiglia ad Emanuela. Anche un altro ragazzo, che dice di chiamarsi Pierluigi, dice di avere incontrato due ragazze che vendevano trucchi a Campo dè Fiori;  una circostanza che, però, non verrà mai confermata ufficialmente. Anni dopo si paventa l’ipotesi che quel “Mario” sia in realtà un componente della Banda della Magliana.

Che possa entrarci anche il coinvolgimento del gruppo criminale romano è un’ipotesi che torna in voga anche dopo una telefonata fatta alla trasmissione Chi l’ha visto?. In quella telefonata si svela che tra le tombe della basilica romana di Sant’Apollinare sarebbe sepolto l’ex capo della banda della Magliana, Renato De Pedis. L’autore della telefonata ha suggerito inoltre di controllare “del favore che Renatino fece al cardinal Poletti”.

Fra le varie ipotesi menzionate non si può poi non citare poi quella relativa ai lupi grigi e all’attentato di Giovanni Paolo II. L’8 luglio 1983 un uomo telefonò a una compagna di conservatorio di Emanuela, dicendo che la ragazza era nelle loro mani e che avevano 20 giorni di tempo per fare lo scambio con Ali Ağca, l’uomo che aveva sparato al Papa in Piazza San Pietro un paio di anni prima. Una pista che portò ad un nulla di fatto.

Poi le ultimissime rivelazioni del giornalista Emiliano Fittipaldi, che parla di un documento in cui si certificherebbero delle spese per oltre 483 milioni di lire spesi dal Vaticano tra il 1983 e il 1997 per l’allontanamento della ragazza. Un documento contenuto nel nuovo libro dello stesso giornalista di Repubblica, che già in passato ha pubblicato altri testi con carte riservate del Vaticano. E di “Spese del Vaticano fino al 1997, un giallo il dossier su Emanuela“, parla anche un articolo del Corriere della Sera. Nell’articolo si racconta delle ” verifiche sull’autenticità di un carteggio che circola nella Santa Sede”, ipotizzando anche “il ritorno dei corvi in Vaticano”.

“Una lettera di cinque pagine, – racconta Fittipaldi nell’articolo pubblicato su Repubblica on line, riferendosi al documento sulla vicenda Orlandi – datata marzo 1998. E’ scritta al computer o, forse, con una telescrivente, ed è inviata (così leggo in calce) dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), ai monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran”. “La lettera sembra, o vuole sembrare, un documento di accompagnamento a una serie di fatture e materiali allegati di quasi duecento pagine che comproverebbero alla segreteria di Stato le spese sostenute per Emanuela Orlandi in un arco di tempo che va dal 1983 al 1997. Delineano scenari nuovi e oscuri su una vicenda di cui si è scritto e ipotizzato molto, e su cui il Vaticano ha sempre negato di avere informazioni ulteriori rispetto a quanto raccontato e condiviso con i giudici italiani che hanno investigato in questi ultimi trentaquattro anni”.

Dalla Santa Sede arriva subito una secca smentita: “falsa e ridicola”. Così il portavoce vaticano Greg Burke ha definito la documentazione sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Ma il fratello di Emanuela, da sempre impegnato per scoprire la verità, pubblica un post di speranza.

 

 

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