Legge elettorale, si cambia ancora. Meno collegi, ma vincitori garantiti

Focus

L’esame in commissione. Patto Pd-Fi-M5s alla prova. Ieri la presa di posizione del leader M5s

Sarà una maratona che potrà protrarsi fino a lunedì, quella della commissione I Affari Costituzionali della Camera sulla legge elettorale, che ha al voto 780 emendamenti per trasformare il Rosatellum (subito archiviato) in un sistema elettorale sul modello tedesco, seppur all’italiana.

Alla fine del pomeriggio nessuna votazione e soprattutto l’accantonamento dell’emendamento Ferrari sulla riduzione dei collegi. A mettere di fatto uno stop a quello che sembrava essere un accordo trovato, è stata Forza Italia con il deputato Francesco Sisto che ha chiesto più tempo per riflettere su un tema così importante.

La proposta di modifica era arrivata stamattina, suggellando l‘intesa raggiunta tra Pd, M5S e proprio Forza Italia, e prevede la riduzione dei collegi uninominali da 303 a 225. Ma la sospensione del voto all’emendamento in questione dimostra che l’accordo politico non è ancora sicuro. Mentre i deputati M5S, infatti, hanno ritirato i loro subemendamenti dopo che il relatore Emanuele Fiano aveva dato parere favorevole a quello a prima firma Alan Ferrari, Forza Italia invece si è sfilata all’ultimo minuto chiedendo per l’appunto più tempo per riflettere.

Il relatore ha quindi deciso di accantonare il subemendamento e ha rinviato le votazioni a domani mattina alle 11. Il nodo “più spinoso”, come mette in evidenza anche il presidente della prima commissione Andrea Mazziotti, è quello delle pluricandidature che vede contrapposti i 5 Stelle e Forza Italia.

“Bisogna risolvere un po’ di temi accantonati – ha spiegato ai cronisti – e sono tutti temi politici significativi. Ma il tema delle pluricandidature è sicuramente il più spinoso e penso – ha sottolineato – che ci sia un collegamento tra questo e il Ferrari, perchè i 5 stelle sono contrari e Forza Italia è favorevole. Penso che alla fine l’accordo si troverà- ha aggiunto – anche se il tema delle pluricandidature è quello che sta creando le divisioni maggiori e che credo abbia inciso sulla questione dei collegi”. Nel merito della riduzione dei collegi, Mazziotti osserva: “Questo sistema, con l’ipotizzata riduzione dei collegi prevista dall’emendamento Ferrari, di ‘tedesco’ non ha piu’ niente…”. Ottimista il relatore Fiano. Alla domanda se l’accordo con FI reggerà, ha risposto: “penso proprio di sì”.

I partiti più piccoli insistono nella loro protesta contro la soglia del 5% e Ap chiede già al presidente Mattarella di non firmare la legge una volta approvata. Ma essi puntano soprattutto alla battaglia in Aula, sperando che nei voti a scrutinio segreto i malpancisti di M5s e del Pd facciano lo sgambetto alla legge.

L’aspetto politico rilevante è però la tenuta del patto a quattro, anche su una modifica ulteriore rispetto al testo base. E’ anche vero che alcuni nodi devono essere affrontati, e infatti il relatore Fiano ha fatto accantonare a domani gli emendamenti che li riguardavano: essi sono il numero delle firme necessarie per presentare le liste; le quote di genere per le liste e i collegi; le pluricandidature (Pd e M5s vorrebbero diminuirle, Fi no); il voto disgiunto tra collegi e listini (lo vuole M5s ma non Fi e Pd) e la prevalenza nella graduatoria di elezione dei candidati nei collegi rispetto a quelli dei listini (c’e’ un emendamento di Gianni Cuperlo in proposito).

Martedì alle 12 la riforma elettorale deve approdare in aula che entro giovedì 8 dovrà dare il primo via libera del Parlamento alla nuova Legge elettorale. Il secondo e definitivo, quello del Senato, è atteso entro l’8 luglio.

 

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