La verità sull’Emilia-Romagna. Perché il Pd non ha paura

Focus

Il nostro presidente Stefano Bonaccini ha fatto un lavoro importante e la sua candidatura è un valore aggiunto fondamentale

Con i ballottaggi di domenica scorsa si è chiusa una tornata di Amministrative che ha visto al voto in Emilia-Romagna 235 Comuni. Di questi, 174 sono andati al centrosinistra, la destra ne ha vinti 45 e i restanti 16 hanno eletto sindaci con un tratto marcatamente civico. Tra capoluoghi di provincia e grandi città, sono andati al voto 6 Comuni: Modena, Reggio Emilia, Carpi, Ferrara, Forlì e Cesena.

All’affermazione al primo turno a Modena, hanno fatto seguito le nette vittorie al ballottaggio a Carpi, Reggio e Cesena, grazie anche ad alleanze di centrosinistra larghe e inclusive. Certo, a Ferrara e Forlì la destra ha vinto ed è giusto riconoscerne la vittoria ma il quadro complessivo avrebbe potuto essere ben più complicato. Insomma, non dobbiamo sottovalutare nulla ma non dobbiamo neanche drammatizzare troppo.

I dati di Bologna, Reggio, Modena, Ravenna, Cesena, Rimini e anche del parmense e dell’entroterra forlivese confermano infatti che ci siamo, che abbiamo tante carte da giocarci, perché il gruppo dirigente del Pd dell’Emilia-Romagna, insieme con le forze civiche e del centrosinistra, ha affrontato queste elezioni Amministrative impegnandosi nella scelta di candidati che avessero la capacità di essere vicini alle persone, e l’umiltà di entrare in empatia con i problemi delle comunità che si sono candidati ad amministrare e hanno vinto anche e sopratutto perché queste caratteristiche sono state riconosciute. È grazie a questo lavoro che siamo riusciti a ribaltare il risultato delle elezioni Europee.

Mi ricordo i leghisti cantare vittoria la notte del 26 maggio subito dopo lo spoglio, e le sicurezza che ostentavano dicendo che avrebbero fatto il pieno anche nei municipi. E invece, il giorno dopo, i primi dati dei Comuni che ci sono arrivati cominciavano a raccontarci una storia diversa, perché laddove la Lega si era affermata alle Europee ad essere eletti erano i nostri candidati. A fine giornata il quadro era completamente ribaltato in nostro favore.

Intendiamoci, la Lega alle Europee è stata il primo partito in Emilia-Romagna ma il Pd ha guadagnato 5 punti percentuali rispetto alle politiche del 4 marzo 2018 e soprattutto, pur con un’affluenza più bassa, ha ottenuto circa 35mila voti assoluti in più rispetto a quelle votazioni, un dato quasi unico a livello nazionale.

Abbiamo rispetto per tutti ma paura di nessuno, perché questi numeri ci dimostrano che il centrosinistra in Emilia-Romagna è in campo ed è pronto ad affrontare le sfide che ci attendono.

La partita è sempre di più tra noi e la destra a trazione leghista e così sarà per il voto regionale. Una sfida da affrontare con i piedi ben piantati per terra, con la giusta umiltà e con altrettanta voglia di combattere, ragionando insieme a tutto il centrosinistra e a quel civismo che vuole dare un contributo al buon governo della Regione.

Il nostro presidente Stefano Bonaccini ha fatto un lavoro importante e la sua candidatura è un valore aggiunto fondamentale perché è così vicino ai territori che sembra un sindaco regionale, questo è il metodo che può costruire e creare consenso. Il Pd ora gli deve dare una mano e mettersi a disposizione per costruire un progetto e una coalizione aperta, competitiva e vincente. Sono proprio i 174 che abbiamo vinto a certificare che gli emiliano-romagnoli, prima di ogni altra valutazione politica, apprezzano e premiano il buon governo e la concretezza”.

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