Essere Roberto Fico

Focus

Chi è, chi non è, chi si crede di essere l’uomo che doveva sfidare Di Maio.

E’ ombroso, tenebroso, barboso. Schivo, felpato, umile. Odia gli sbiancamenti dentali imposti da Rocco Casalino per i deputati pentastellati che vanno in tv (Di Maio, che bacia la teca di San Gennaro è il massimo del berlusconismo) e odia le vippaggini varie a cui si è piegato il Movimento. Odia pure il grillismo in giacca e cravatta, al massimo giacca e jeans. Perché Roberto Fico, a detta di tutti, tiene la cazzimma.

Nonostante abbia perso tutto il perdibile, si era candidato alle regionali in Campania e poi contro De Magistris a Napoli, era lui il vero anti Di Maio. Ma niente da fare, alla fine la disciplina (o la poltrona?) poté più del credo, dell’attivismo, dei valori. E Fico è uno che ci crede, o almeno così pare e gli va dato atto che è difficilissimo avere una linea in un movimento che segue solo l’onda degli algoritmi. Comanda chi ha la password del blog, inutile manifestare un pensiero proprio.

E’ l’anima di sinistra del grillismo, Fico, quello che difende lo Ius Soli e sta dalla parte di Gino Strada. Dieci anni lo separano dal candidato premier Di Maio e qualche decina di chilometri di autostrada, quelli che dividono Napoli e Avellino. E se “giggino” prima di entrare in Parlamento era vergine, lavorativamente parlando, Fico aveva anni di esperienza alle spalle: ha fatto di tutto, responsabile della comunicazione di un’azienda di Roma, redattore di una casa editrice, proprietario di un bed & breakfast. Una laurea con lode in Scienze della Comunicazione, una tesi sull’identità sociale e linguistica della musica neomelodica napoletana ( e qui si spiega quel look da chitarra in mano), un master al Politecnico di Milano in Knowledge management. Insomma, l’eccezione che non conferma la regola nell’ondata dei cittadini entrati in Parlamento da disoccupati: Fico un lavoro ce l’aveva. E forse, visto l’andazzo, se lo tornerà a trovare fuori dal palazzo.

Se vale l’equazione che il Movimento ha perso la sua ragion d’essere, divenendo un partito personalistico alla “tutti dietro Di Maio” invece che la bella utopia originaria dell’uno vale uno, allora il 42 enne napoletano, figlio di Posillipo, presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, potrebbe decidere di non presentarsi alle prossime elezioni, ha ipotizzato qualche osservatore.

Tutto questo se valesse un’altra equazione, e cioè che se il meetupparo della prima ora non fosse nel frattempo diventato un fine politico, un calcolatore, un temporeggiatore. Altrimenti: perché non candidarsi contro Di Maio? Non voleva perdere ancora? Non voleva contarsi? Alla fine forse la verità è che non voleva contrastare le decisioni di Casaleggio e il volere di Grillo che ormai si rende conto di essere solo uno che vomita su tutto  e tutti e che è  meglio  lasciare il testimone al candidato premier, il non-nuovo volto (ma con denti sbiancatissimi e completi stiratissimi e camicie bianchissime) Di Maio.

E chissà se il duro e puro Fico scalderà la platea di Rimini questo fine settimana, così come fece dal palco di Palermo lo scorso anno. Per ora sembra di no. E’ probabile però che alla fine almeno un piccolo show se lo ritaglierà, meno possibile lo showdown perché sotto sotto anche il più coriaceo grillino sta lì buono ad aspettare che si faccia una squadra di governo, come una specie di segreteria, che qualche casella si apra e che gli vengano riconosciuti i gradi. Fin lì il colonnello Fico è disposto a pazientare, non a fare la comparsa dietro il santino di Di Maio sangennarizzato, come un Bonafede qualunque.

 

 

 

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli