È allarme per lo strapotere di Lega e M5s sui tg della Rai

Focus

Anche l’Eurispes certifica l’abnorme presenza in video di Salvini e Di Maio, soprattutto sul servizio pubblico. Opposizione quasi non pervenuta

871 presenze contro 62. Sono i dati, abnormi, che riassumono quella che sta diventando una vera e propria emergenza democratica, e che nello specifico si riferiscono alle presenze di Matteo Salvini nelle edizioni di prime time dei Tg delle sette rete generaliste tra ottobre 2018 e marzo 2019, paragonati a quelle conquistate nello stesso periodo da Nicola Zingaretti, con il Pd non pervenuto fino alle primarie di febbraio.

A rendere noti i dettagli dello strapotere televisivo concesso a Salvini, e più in generale ai più noti esponenti del governo, è stato il Rapporto semestrale dell’Osservatorio Tg dell’Eurispes, basato sull’elaborazione dei dati Agcom. La ricerca ha evidenziato come, tra ottobre e marzo, il leader della Lega abbia raccolto, appunto, 871 presenze, con un tempo di parola medio nei sette telegiornali pari al 10.02% del totale, seguito da Luigi di Maio con 656 presenze (9% come tempo di parola), dal premier Giuseppe Conte, con 682 presenze, ma un minore tempo di parola rispetto a Salvini e al leader del M5s, il 6.78%, e da Sergio Mattarella con 174 presenze e 4.79% di tempo di parola.

Quanto al Pd, la stessa Eurispes evidenzia, nella sintesi del Rapporto, come “la sua esistenza in vita venga certificata dai tg solo a marzo, grazie alla campagna delle primarie che hanno incoronato Zingaretti“, con il nuovo nuovo leader dem che ha registrato nel periodo un totale di 62 presenze, passando dalle 8 di ottobre alle 37 di marzo.

Un dato, quello riferito al protagonismo del ministro dell’Interno e all’assenza pressoché totale delle voci dell’opposizione, che allarma soprattutto se si scende nei dettagli, che parlano di una percentuale di presenze più alta sui Tg del servizio pubblico, soprattutto, manco a dirlo, il Tg2.

Un allarme del resto già scattato con i dati di AgCom del mese scorso, che con riferimento ai soli Tg della Rai avevano fotografato una situazione da repubblica sudamericana, con Salvini protagonista quasi assoluto dell’informazione pubblica con una presenza in video che andava da quasi l’11% del Tg3 al record del 20,54% del Tg2, contro una media di circa l’1,5% di presenze del primo esponente del Pd, Nicola Zingaretti.

Dati che avevano fatto andare sul chi vive gli esponenti leghisti, con l’attacco frontale all’AgCom da parte del capogruppo in commissione di Vigilanza, Massimilano Capitanio, che aveva poi rincarato la dose parlando di “Inutili veline al Pd in vista delle europee”, in pieno stile “non disturbate il manovratore”.

Un andazzo che ha fatto gridare allo scandalo il neo coordinatore della comunicazione dei democratici, Marco Miccoli, che ha parlato di “una presenza sfacciata e arrogante, incompatibile con le regole di un Paese democratico quale dovrebbe essere il nostro”.

Sempre dal Pd è arrivato l’invito all’AgCom a intervenire per un urgente riequilibrio “che ristabilisca la funzione del servizio pubblico: quella di informare correttamente i cittadini e non di fare il megafono di Salvini”. E sempre da Miccoli è arrivato l’avvertimento ai “nuovi occupanti”: “Sappiano che su questa vergogna non resteremo a guardare e metteremo in campo tutte le iniziative necessarie, anche ricorrendo a forme clamorose di protesta”, perché “la democrazia e il pluralismo vanno difesi, e noi non ci tireremo certo indietro”.

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