In gioco c’è l’Europa dei diritti

Focus

Non dovremmo permettere ai cosiddetti sovranisti di dettare l’agenda

Le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo non andrebbero
concepite solo come una sorta di referendum pro o contro l’Unione europea. Non
dovremmo permettere ai cosiddetti sovranisti di dettare l’agenda, per dir così.
Per decenni il confronto pubblico è stato spesso alimentato dagli euroscettici e dai
federalisti europei, mentre “l’Europa reale”, pur con mille ostacoli e incertezze,
prendeva faticosamente corpo.

Ecco: è giunto il tempo di comprendere meglio cosa sia l’Europa, al fine di lavorare con coerenza alla costruzione europea. Trovo al riguardo assai interessanti i contributi di Giuliano Amato, il più recente dei quali è stato un intervento all’Accademia dei Lincei. Il vecchio continente si nutre dell’alterità, delle differenze. Esse, invece di alimentare tensioni e conflitti, possono divenire, e i fatti più volte lo hanno mostrato, occasione di crescita e di coesione.

Alterità non significa estraneità. Le differenze, poi, attraversano sempre più i singoli
contesti nazionali e regionali. Coltivare l’idea di una sorta di purezza delle singole
nazioni sarebbe illusorio, oltre che pericoloso. I fatti, ieri come oggi, oggi più di ieri,
ci mostrano un intreccio di lingue, culture, sensibilità: un groviglio che diviene
sensato e comprensibile solo su scala quanto meno europea. Tante sono le “radici”
dell’Europa: “Atene” e “Gerusalemme”, certo, il cristianesimo, le “scelte diverse”, di
libertà, compiute dagli “eretici”, l’illuminismo e altre ancora. E la pluralità è una
condizione di vita comune del vecchio continente al tempo del villaggio globale.

La “contaminazione”, il “meticciato” rappresentano la regola, non l’eccezione.
Sono fra quanti aspirano agli Stati Uniti d’Europa. Essi, tuttavia, non vanno ridotti a
uno slogan. Tale sogno, al contrario, dovrebbe spingerci a studiare, a migliorare
l’Europa reale, a includere nel patto (il “foedus” dei federalisti, per l’appunto)
ciascun cittadino.

Solo un’Europa dei diritti e dei corrispondenti doveri, compresi quelli riguardanti l’ambiente e la “sostenibilità”, può essere percepita e vissuta come propria da decine di milioni di donne e di uomini. E il pensiero va ai due versanti della sostenibilità: quello sociale e quello ambientale. Un’Europa sociale non può non fondarsi, oggi, sul rispetto dell’ambiente. E quest’ultimo risulterebbe vano se non si facesse carico del degrado delle condizioni di vita di troppi esseri umani, delle ingiustizie che ne impediscono o ne ostacolano la crescita.

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