Dietro la bandiera ci sia un cuore europeo

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Esiste da tempo una legge che prevede che la bandiera europea sia esposta insieme al tricolore in tutti gli uffici pubblici. Quasi ce ne siamo scordati

Se fossero sufficienti i simboli a rivitalizzare le coscienze basterebbe trasformare Ventotene da isola del confino fascista e del Manifesto a sede della prossima e auspicabile costituente europea. D’altronde Maastricht chi la conosceva prima del Trattato? Oggi è un polo importante di studio del diritto comunitario e molti ragazzi italiani vanno lì a cercare una specializzazione che gli valga un passaporto per l’Europa. Ma i simboli non bastano se non si ha una storia condivisa alle spalle e dunque la pur lodevole iniziativa di esporre nel primo giorno di primavera (e di San Benedetto, patrono d’Europa) le bandiere stellate, per lo più a Roma, sotto il naso del presidente cinese Xi Jinping, può risultare solo uno sterile esercizio di europeismo se non accompagnata da iniziative concrete.

La costruzione europea si è di fatto fermata giusto due anni fa durante le celebrazioni dei 60 anni dal Trattato di Roma. Nessun passo avanti sulla riforma della governance finanziaria, eppure oggi vediamo quanto servirebbe un ministro del Tesoro unico, l’Unione fiscale e regolamenti bancari che non violino la nostra Costituzione. Nessuna modifica alla politica dell’accoglienza, ferma al disimpegno sul ricollocamento dei migranti che di fatto permette a tutti i paesi di avere buoni motivi per mantenere chiuse le frontiere. Nessuna azione concreta per sollecitare i giovani, gli unici che possano davvero dare una scossa a quest’Europa polverosa e burocratica, mentre invece sono relegati, anche nelle prossime elezioni, a pura rappresentanza di genere: uno studente, un disoccupato, un migrante, una donna magari. Nessun intervento sui piani scolastici dove si dovrebbe proprio studiare la storia dell’Unione Europea per costruire l’anima che ci manca.

Senza questi passi fondamentali, e lo dice chi da cittadino onorario di Ventotene con la sua associazione, con l’aiuto di tanti amici, su quell’isola ha fondato una Scuola d’Europa cui ormai hanno partecipato oltre 300 studenti di tanti paesi europei, a poco servirà rifugiarsi dietro la bandiera stellata. Esiste da tempo una legge che prevede che sia esposta insieme al tricolore in tutti gli uffici pubblici. Quasi ce ne siamo scordati. Dietro ognuna di quelle bandiere deve esserci davvero un europeista, convinto e senza secondi fini, come lo erano Spinelli, Colorni e Rossi, perché dobbiamo dare un senso a quello che facciamo oltre i simboli, gli appelli, le dichiarazioni di intenti. E davanti a quel vessillo devono trovarsi persone disposte ad ascoltare le ragioni della condivisione e a riconoscersi in questa Unione di diversità, ferma invece nel suo status di confederazione e declinante verso una riedizione di una società delle nazioni.

Non basta dire siamo europei: dobbiamo esserlo sul serio! Ogni ulteriore finzione verrà punita dalla storia e ancor prima dalla cronaca dei prossimi mesi.

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