Un Movimento democratico europeo in campo adesso

Focus

Noi, la Nuova Europa, l’11 settembre da Macron per consegnare il Trattato dei giovani europei

Di  nuovo uno spettro si aggira per l’Europa.

Se fatti fummo per seguir virtù e conoscenza non si capisce perché dovremmo tornare indietro per rimettere in discussione le certezze e le libertà acquisite, a cominciare dalla condivisione di obiettivi comuni e dal rispetto delle diversità nella garanzia dei diritti.

Eppure a fronte del sovranismo dilagante, i neo-nazionalismi e la rabbia incontrollata che dilaga dappertutto in rete come nella vita, occorre interrogarsi se non sia il caso di intervenire con una massiccia campagna di informazione che abbia come principale obiettivo quello di formare un Movimento Democratico Europeo, capace di ricollegare tutte le forze disperse dell’associazionismo e del socialismo democratico.

Per raggiungere questo obiettivo serve coraggio, velocità, visione. Dentro e fuori i nostri confini, perché la battaglia, perché di battaglia si tratta, non si esaurisce in Italia ma deve andare oltre, in Francia, in Germania, in Austria, in tutti i paesi del Centro Est.

Per far questo occorre rilanciare i principi di equità, libertà e fratellanza, rendendole più solidi e partendo dai nodi irrisolti nel nostro paese: l’accesso e l’uscita dal mondo del lavoro; la lotta senza quartiere all’evasione fiscale; la riduzione del debito e il taglio della spesa; la riforma e non la disintegrazione, dell’Unione Europea. In questo momento è proprio questa istituzione che è più in pericolo. E da questo baluardo ogni azione deve partire.

I governi passano, tutti i governi. Restano le radici europeiste di un paese fondatore come l’Italia, che dalla partecipazione all’Unione ha tratto la spinta modernizzatrice e la condivisione di una causa comune che non fosse bellica. Ma come tutte le radici che possono essere recise da un colpo di vanga ben assestato, anche le conquiste di libertà possono sparire molto più velocemente di quanto si pensi.

E’ questo il rischio che sta correndo il nostro paese e con esso l’intera Europa nata nel 1957, continuando a sottostimare il reale impatto sull’opinione pubblica dell’ondata populista che prima ancora che nei sondaggi, si sta dipanando a macchia d’olio in tanti gangli della società.

In tanti, tra coloro che prima condividevano un’idea di democrazia integrata tra paesi divisi da secoli di guerre sanguinose, rispettosi delle istituzioni, nel caso di quelle comunitarie, sicuramente riformabili e perfettibili, oggi mal celano un sentimento di rabbia crescente. Una rabbia sorda, cieca, ma alla ricerca rabdomantica di tutto ciò che è diverso, possa essere un immigrato, uno straniero, un ebreo o semplicemente qualcuno che ancora si rifà allo spirito del Manifesto di Ventotene.

L’Europa, più che i gattopardi della sua burocrazia, è diventata così la causa di tutti i mali e l’Unione un Leviatano da abbattere, come se si trattasse di una riedizione del Terzo Reich o dell’Unione Sovietica, che più che garantirle le libertà personali le schiacciarono senza pietà.

La disoccupazione, la mancanza di crescita economica, l’assenza di prospettive per i giovani, persino il crollo di un ponte o la mancanza di fondi per mettere in sicurezza persone e beni, sono ormai addebitate quotidianamente nel dibattito dell’agorà digitale e nelle piazze reali alla presunta prepotenza dell’Unione Europea, che ha voluto unire tante diversità.

E’ necessario porre un freno a questa ondata distruttiva che nasce dal nazionalismo muscolare degli ex paesi del blocco sovietico, oggi radunati nel gruppo di Visegrad, dai tanti movimenti neo nazisti, dagli esecutivi europei di estrema destra, e che si sviluppa in rete attraverso una miriade ben concepita di false informazioni, contaminando in vario modo l’Italia, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, in un trionfo pericoloso di piccole patrie.

In questa rotta dissennata verso l’iceberg della dissoluzione non ci sono ricette facili, ma occorre trovarne rapidamente di comuni.

A cominciare dal lavoro nascosto delle tante associazioni che da anni si stanno spendendo per un’Europa migliore e più inclusiva e che non hanno mai avuto un’eco sufficiente, per colpa a volte anche di quegli stessi governi che si dicevano europeisti a parole e che le parole ora le hanno perse, seduti attoniti sui banchi dell’opposizione.

E’ quindi il momento di unirsi tutti nel continente in un grande Movimento Democratico Europeista, che si opponga alle forze dello sfascismo di destra e alle assurde utopie neo nazionaliste.

Anche per questo la mia associazione, La Nuova Europa, è orgogliosa di essere stata invitata all’Eliseo per consegnare al Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, il prossimo 11 settembre, il frutto del suo lavoro nella Scuola d’Europa a Ventotene, il Trattato dei Giovani Europei. Da lì può partire una grande campagna comune.

Per fermare una deriva che sembra condurre a una guerra di secessione europea, occorre lo sforzo di tutti, in tutti i paesi, ripartendo dai principi democratici che hanno fatto prevalere l’uomo su ogni tipo di discriminazione e prevaricazione: appunto, la libertà, l’uguaglianza, la fratellanza. Sono stati la stella polare dei diritti dell’era moderna e oggi rappresentano ancora la bussola per chi si è perso nell’Europa dei confini, dei fili spinati, delle bugie digitali che si fanno verità. Di più, sono l’àncora della salvezza.

Ma le parole ormai non bastano, come non basta evidentemente l’associazionismo o le manifestazioni di piazza estemporanee. Esse sono sono lo la base di partenza. A tutti i livelli, dai media ai giornali passando per le scuole, occorre sancire quegli antichi principi rivoluzionari, divenuti ormai universali, presidiando le istituzioni, rafforzando il ruolo della scuola, garantendo ogni giorno i diritti di cittadinanza, incalzando gli stanchi partiti senza meta del centro sinistra europeo, esigendo dagli esecutivi in carica il sacro rispetto delle minoranze.

Soprattutto, tracciamo una linea rossa invalicabile tra il lecito antieuropeismo e le sue pericolosissime derive che si chiamano razzismo, xenofobia, antisionismo, che contaminano la nostra comunità e che hanno portato a due guerre mondiali meno di un secolo fa.

Il passato che abbiamo alle spalle, un passato di morte, violenza e sangue, è molto più vicino di quanto si possa pensare. Molto più vicino del raggiungimento della pace.

Per tutto questo. Battiamoci. Battiamoci. Battiamoci. Insieme. Ora.

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