L’Europa è già il grande alibi di Lega e Cinque Stelle

Focus

Ai nuovi padroni della politica italiana interessa disporre rapidamente di uno schermo contro il quale scagliare la colpa dei propri fallimenti

Mentre apparecchiano per l’Italia il peggior governo degli ultimi decenni, Lega e Cinque Stelle stanno già preparandosi a gestire le conseguenze dei propri fallimenti. E nella tradizione dei nazionalismi autoritari di matrice populista hanno già messo nel mirino il capro espiatorio più a portata di mano. Per il regime venezuelano di Maduro è l’imperialismo statunitense in combutta con il sabotaggio promosso dalle élites economiche, per la democratura di Orban in Ungheria è il liberalismo europeo che utilizza migranti e stampa estera: per il nuovo potere grilloleghista l’Unione Europea rappresenta già oggi il grande alibi, dietro al quale nascondere le proprie difficoltà e contro cui tentare di ricostruirsi una verginità politica alla prima occasione utile.

D’altra parte l’immagine dell’Europa ha tutte le caratteristiche per prestarsi al ruolo di principale indiziato per le promesse mancate di Lega e Cinque Stelle: la lentezza di Bruxelles nell’approntare strumenti di investimento e intervento economico così come la resistenza, per non dire d’altro, che i partner europei hanno opposto alle richieste dei governi a guida PD di condividere il peso dell’emergenza migratoria ha contribuito a incrinare nella nostra opinione pubblica quella che fino a pochi anni era una percezione largamente positiva dell’Unione.

Ma non sono questi i binari lungo i quali si sta già muovendo l’attacco preventivo di Lega e Cinque Stelle all’Europa: non la richiesta di maggiore condivisione delle emergenze né l’utilizzo di strumenti economici comuni, ma piuttosto il rifiuto dei vincoli di responsabilità che derivano dall’appartenenza dell’Italia all’Europa comunitaria; non la scommessa su una maggiore rilevanza italiana nei processi decisionali europei, unica via storicamente efficace per difendere e valorizzare il nostro interesse nazionale nella pace e nella cooperazione, ma piuttosto la velleità di isolare il nostro paese tanto dai doveri quanto dalle opportunità dell’integrazione internazionale.

La pretesa che l’isolamento porti qualche forma di vantaggio è già smentita da molte decine di precedenti storici, ma non è neanche questo il punto. Ai nuovi padroni della politica italiana interessa disporre rapidamente di uno schermo contro il quale scagliare la colpa dei propri fallimenti, essendo strutturalmente incapaci di esercitare trasparenza e senso di responsabilità verso la distanza tra quello che si è promesso agli italiani e quello che (non) si riuscirà a realizzare dal governo.

Anche per questo la nostra opposizione sarà rischiosa e difficile: perché dall’altra parte avremo una maggioranza che si muoverà su un terreno irrazionale, alimentato anche nell’opinione pubblica dalla coltivazione di paure e nemici immaginari. Un’opposizione rischiosa, difficile ma sempre più inevitabile guardando alla posta in gioco che si sta definendo in queste ore: la collocazione internazionale del nostro paese e la possibilità di poter contare anche in futuro sullo spazio di pace e benessere che (con tutti i suoi limiti) l’Unione europea ha garantito all’Italia dal secondo dopoguerra ad oggi.

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