Una Europa aperta, anche per il Piemonte

Focus

Le ragioni per cui è importante il voto di domenica

Anche se è casuale, non è privo di significato il fatto che le elezioni europee si svolgano contemporaneamente alle elezioni regionali che dovranno decidere chi guiderà il Piemonte nei prossimi cinque anni. Il Piemonte è una regione d’Europa, geograficamente al suo centro, che ha sempre legato la sua crescita, non solo economica ma anche civile, sociale, culturale, all’apertura al Vecchio continente. Questo spiega l’alto valore, anche simbolico, che ha assunto la protesta per la TAV – che il governo Lega-5Stelle sta bloccando – e la necessità per il Piemonte che prevalga una Europa aperta, piuttosto che i vari sovranismi che la vorrebbero divisa da muri e steccati.

Quando cinque anni fa siamo stati eletti alla guida della Regione abbiamo trovato una barca ormai in preda ai marosi, con le finanze disastrate e la sanità sotto piano di rientro. Abbiamo riportato la barca in rotta rimettendo in equilibrio i conti, riportando la sanità in una condizione di normalità e di ripresa, a partire dalle assunzioni, abbiamo rilanciato gli investimenti nonostante la zavorra della copertura dei disavanzi pregressi.

Ora le sfide del Piemonte sono più lavoro, e quindi la necessità di infrastrutture moderne a partire dalla TAV, in grado di migliorare anche il bilancio ambientale; più ricerca, per rilanciare la manifattura in settori come l’automotive, l’aerospazio, l’agroindustria; più cultura e turismo, e se la Lonely Planet indica il Piemonte come prima regione da visitare in questo 2019 vuol dire che qualche passo avanti è già stato fatto.
Sono le stesse sfide che attendono l’Italia. Per questo il voto in Piemonte è paradigmatico e può dare un segnale di valenza più generale.
Nella nostra coalizione abbiamo raccolto sette liste, mettendo da parte ogni divisione passata e riunendo tutte le forze del campo liberal-democratico e progressista, del civismo e della politica.
Quella di domenica sarà una sfida che si vincerà all’ultimo voto. E se alla fine verrà premiata la credibilità amministrativa, la chiarezza delle linee strategiche per una crescita che rafforzi anche l’ambiente, vincerà chi ha scelto una delle ultime superstiti di Auschwitz, Halina Birenbaum, piuttosto che l’esponente di una casa editrice vicina a Casa Pound, fiero del suo fascismo; vincerà chi, al di là delle fedi religiose, considera il crocifisso un simbolo di pace e di amore e non di odio e di divisione. Sarà la vittoria dell’Italia e dell’Europa.

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