Europee 2019, l’analisi dei flussi elettorali

Focus

Secondo l’analisi di Swg, il Pd recupera voti tra i cittadini che nel 2018 avevano votato M5s e Leu. La Lega prosciuga il voto grillino e a Forza Italia

Dall’analisi dei flussi elettorali firmata da Swg emergono alcuni dati decisamente interessanti che vale la pena approfondire. Anzitutto l’istituto di ricerca mette in evidenza come si siano mossi gli elettori dalle scorse elezioni politiche alle europee del 26 maggio. In primis risulta molto chiaro che l’exploit della Lega sia dovuto principalmente ad un prosciugamento di voti nei confronti dell’elettorati di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle. Il risultato del partito di Salvini è frutto di un 52% composto dai cittadini che avevano già votato Lega nel 2018, mentre il 17% aveva votato M5s, il 10% Forza Italia e il 14% si era astenuto.

Il Partito Democratico, che rispetto alle politiche recupera 4 punti percentuali passando dal 18,7% al 22,7%, recupera un 10% dall’astensionismo, un 7% da chi aveva votato Cinque Stelle e un 6% da chi aveva scelto di sostenere Leu (che ne frattempo si è sciolta). Al contrario, dei voti in uscita dal Movimento 5 Stelle (che perde più del 15%), il 38% non ha votato, il 14% ha votato Lega e il 4% ha votato Pd. Il 20% degli elettori di Forza Italia di un anno fa, infine, ha diretto il proprio voto verso il Carroccio.

Tenuto conto della netta differenza del dato relativo all’affluenza (-20% rispetto a un anno fa) è interessante osservare come la Lega guadagni circa tre milioni e mezzo di voti, il M5s ne perda sei, il Pd ne perda circa 100mila, Forza Italia oltre due milioni e Fratelli d’Italia incrementi le sue preferenze di circa 300mila unità.

Se invece analizziamo il voto in base alle fasce d’età, la situazione è quella che segue: tra i cosiddetti Baby Boomers (nati tra il 1946 e il 1964) la Lega ottiene il 35% (+19% rispetto al 2018), il Pd il 25% (+1%), il M5s il 14% (-11%). Passando alla Generazione X (nati tra il 1965 e il 1979) il voto alla Lega cresce al 37% (+17%), quello al Pd passa dal 18% al 20%, e quello ai Cinque Stelle dal 34% al 17%. Tra i Millennials (nati tra il 1980 e il 1996) la Lega ottiene il 28% (+11%), il M5s passa dal 41 al 26% e il Pd cresce dal 14 al 20%. Infine, guardando alla Generazione Z (maggiorenni nati dopo il 1997) la Lega è ancora il primo partito con il 38%, il Pd segue al 23% e il M5s al 16%.

Volgendo lo sguardo alla categorie sociali, risulta evidente il dominio della Lega tra gli operai (48%, +29% rispetto al 2018) con M5s (19%) e Pd (13%) molto staccati. Tra i professionisti le differenze calano molto: la Lega sta al 27%, il Pd al 21%, M5s al 16%. Per quanto riguarda il voto femminile (tenendo conto che il 50% dell’elettorato non si è recato alle urne), emerge un 37% di preferenze per la Lega, un 22% per il Pd e un 17% per il Movimento 5 Stelle.

Quanto agli elettori del Pd, invece, è interessante notare le posizioni politiche sono leggermente diverse rispetto al 2018, con una divaricazione più marcata se si rapportano le elezioni di ieri e le europee del 2014. Oggi il 26% degli elettori dem si dichiara di sinistra (+ 4% rispetto al 2018, +16% rispetto al 2014), il 63% di centrosinistra (-1% rispetto al 2018, + 7% rispetto al 2014), il 5% di centro (-4% rispetto al 2018, -8% rispetto al 2014), il 2% di destra o centrodestra (-9% rispetto al 2014).

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